Smetto quando voglio – Masterclass, di Sydney Sibilia

La tagline che svetta sui manifesti di cui sono tappezzate le metropoli dice “fa più ridere del primo!”: per quanto l’approccio di Sibilia, Rovere e dei suoi possa essere il più cocciutamente up to date, con la struttura da trilogia, i fumetti a raccordo e il look scintillantemente indie (di cui il repertorio pop-punk a supporto musicale è l’aspetto più urticante), alla fine lo spietato lancio sui cartelloni riporta tutta l’operazione alla propria italica, inevitabile maledizione da commedia popolare.

Fa più ridere del primo, allora.


C’è un momento in cui il personaggio di Paolo Calabresi indica alla “banda dei ricercatori” il posto perfetto per tirare su il nuovo covo-laboratorio senza rischiare in alcuna maniera di essere scoperti, e si tratta ovviamente dei cantieri abbandonati della diseredata Metro C di Roma, buco nero per eccellenza della narrazione condivisa capitolina del contemporaneo. E’ un movimento centrale del film, probabilmente in misura maggiore in confronto alla rimessa in circolo di immaginario di genere su cui invece poggia lo sforzo più evidente di tutti, inseguimenti, scazzottate, treni in corsa, piani temporali incrociati, colpi di scena da decifrare e il supercattivo che si dichiara solo alla fine.
Quel set svuotato è uno svelamento cruciale dell’orizzonte di neutralità inseguito dall’intero progetto, quinta buia a totale appannaggio degli assoli di Stefano Fresi e degli sketch dei personaggi vecchi e nuovi che ne condividono il palco come in una battaglia di stand up: ancor più che nel prototipo, Masterclass rafforza la decisione degli autori di donare sfaccettature di umanità unicamente alla figura di Edoardo Leo, capace di far trapelare una fragilità contagiosa seppur circondato da comprimari dei quali vengono accentuate le caratteristiche apertamente cartoonesche – e infatti ad un certo punto un cartone ci diventano davvero per magia rotoscopica.

Sfondo sospeso tra il riferimento social e meccanismi di pura comicità romanesca fresi_masterclass(chiaramente traslati via romanità web), quella fermata di metropolitana ospita l’esperimento chimico del mettere a fuoco ogni elemento di una formula che per funzionare deve per forza di cose passare dal processo di sintesi: e infatti il film sembra vagliare in rassegna le potenzialità acquisite da questo cinema italiano di nuova generazione ai tempi di Jeeg, per poi probabilmente farle brillare nel capitolo successivo.
Al netto del restauro stilistico non siamo allora troppo lontani dal padiglione Expo a tema Roma imbastito dal personaggio di Christian De Sica all’interno del suo loft abissalmente vuoto nel pieno della Milano galleggiante del bosco verticale e di Porta Garibaldi, in Poveri ma ricchi di Fausto Brizzi (fa più ridere del primo!): in entrambi i casi il senso nascosto del racconto sta nella rivelazione mostruosa del paradosso dello spreco alla base della decrescita puntualmente insostenibile, come di una passerella di Christo spalmata sull’urbe.

Lo sfogo decisivo potrebbe allora forse essere quell’istante, vicino in qualche modo alla concezione di Roma de Gli Sfiorati proprio di Matteo Rovere, in cui il furgone impazzito di Calabresi butta giù mezza area archeologica di Caracalla sbandando veloce come il vento tra colonne e capitelli: il sogno proibito da smart drugs è che prima o poi Rovere e Sibilia e Mainetti (lo stadio fatto esplodere in Jeeg) la distruggano tutta e per intero questa Roma cinematografica, questa Cinecittà espansa ed esondata, come in un Bellocchio dei più folli e anarchici, come in una liberazione (pacifica e indenne, è chiaro, come per l’appunto in un fumetto o in un cartone) apocalittica e bellissima dall’ombra infinita del Cupolone. Evaporata come in una nuvola di Fuksas, o di Sopox.

Regia: Sydney Sibilia

Interpreti: Edoardo Leo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Libero De Rienzo, Stefano Fresi, Lorenzo Lavia, Pietro Sermonti, Marco Bonini, Valeria Solarino, Giampaolo Morelli, Luigi Lo Cascio, Greta Scarano, Rosario Lisma
Distribuzione: 01
Durata: 118′

Origine: Italia, 2017