Snake Eyes: G.I. Joe – Le origini, di Robert Schwentke

Dei tre è quello più fiacco e della saga resta solo la cornice. Questo spin-off si ferma all’iconografia dei personaggi ma non gli regala né sangue né lacrime.

I dadi che danno lo stesso numero continuano a ruotare nella testa di Snake Eyes. Vivere o morire, seguire la propria idea di giustizia o tradire. In questo spin-off realizzato a otto anni di distanza del miglior film della saga, G.I. Joe. La vendetta a a dodici da G.I. Joe. La nascita dei Cobra, si perde una parte della dimensione ludica. I giocattoli Hasbro che hanno ispirato la serie in Snake Eyes: G.I. Joe – Le origini diventano più umani rispetto agli altri due film. Sono tutti e tre film di corpi, di carne e non di plastica. Ma stavolta non c’è The Rock che tira in ballo Jay-Z per motivare la truppa e manca quel caotico e giocoso gioco di squadra. Tutti i personaggi hanno un ruolo ben definito, delle azioni simili che li caratterizzano e una spietatezza da fumetto. Forse è ciò che resta di un vecchio blockbuster. Ci sono le ceneri di una saga che ha sbancato al botteghino sia nel primo (302 milioni di dollari) che nel secondo film (376) in un immaginario che pesca dai cinecomic e dallo yakuza-movie. Snake Eyes stavolta ha il volto di Henry Golding, il protagonista di Crazy & Rich che sostituisce quello di Ray Park nei due film precedenti. È ossessionato dalla vendetta; vuole infatti trovare l’uomo che ha ucciso il padre 20 anni prima. Ora si guadagna da vivere facendo combattimenti clandestini fino a quando non viene reclutato da Kenta, uno yakuza che gli promette di dargli in pasto l’assassino. Snake Eyes però lo tradisce salvando la vita a Tommy, erede legittimo del clan Arashikage che per anni ha combattuto il Cobra, la più  pericolosa organizzazione terroristica del mondo. Snake Eyes viene accolto dalla famiglia ma per guadagnarsi la fiducia deve superare tre prove di cui l’ultima sarà quella decisiva.

Dei tre G.I. Joe, questo è quello più fiacco. Uno dei motivi è che stavolta la formazione è più debole rispetto agli altri due. Poi della saga resta solo la cornice. Il film recupera un immaginario post anni ’80: la pioggia di Highlander, le insegne luminose di Tokyo di Black Rain con un combattimento nei vicoli che è tra i pochi momenti di azione davvero incalzanti assieme alla scena delle lame conficcate nel vetro dell’auto dove Snake Eyes e Tommy cercano la fuga dagli uomini di Kenta. Inoltre non sono adeguatamente approfondite le due’guerriere’, Scarlett e la Baronessa, la prima una macchina da guerra, l’altra l’incarnazione della crudeltà. Ma è proprio questo il problema principale del film. Si ferma all’iconografia dei personaggi ma non gli regala né sangue né lacrime. L’esercitazione di Snake Eyes per entrare nel clan Arashikage rischia di essere un’involontaria parodia di Karate Kid con la ciotola che non deve perdere acqua. In più, l’inseguimento per le strade di Tokyo, il ‘gioiello del sol’e rubato e la sfida contro gli anaconda, mostrano tutto lo scarso dinamismo action e la mancanza di ironia che invece abbondava nel secondo film diretto da Jon M. Chu. Ne risente anche la dimensione spettacolare. Il gioco finisce presto. Quando due dadi danno lo stesso numero, molte possibilità di svolta sono già negate. Certo, due ore abbondanti passano in fretta. Ma davanti a immagini e situazioni che potrebbero replicarsi all’infinito, resta ben poco di un immaginario che, in fin dei conti, ha anche tradito lo spirito originale della saga.

 

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: Snake Eyes: G.I. Joe Origins
Regia: Robert Schwentke
Interpreti: Henry Golding, Andrew Koji, Haruka Abe, Takehiro Hira, Samara Weaving, Úrsula Corberó
Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 121′
Origine: USA, Canada 2021

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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