SOL LEVANTE – Lupin III

Le avventure del più celebre ladro dell'animazione giapponese, attraverso le varie serie che hanno composto la sua saga, con un approfondimento sul film "Il castello di Cagliostro", diretto da Hayao Miyazaki.

LA FORTUNA DI LUPIN III

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di Davide Di Giorgio


Pochi personaggi dell'animazione giapponese possono vantare una longevità nei cuori del pubblico come Lupin III, che da più di trent'anni (in Italia è comunque giunto nel 1981) diverte e appassiona padri e figli. Alla base del mito, anche in questo caso, c'è una versione a fumetti, creata nel 1967 da Monkey Punch e caratterizzata da quella "scorrettezza politica" che quasi contemporaneamente investiva anche l'Italia con il fenomeno dei fumetti "neri" alla Diabolik. Nato come immaginario nipote giapponese di Arsène Lupin, il nostro (anti)eroe ha visto il suo nome modificato, nell'edizione italiana della seconda serie tv, in "Arsenico detto Lupin" mentre in Francia, per ragioni di diritti, è diventato "Edgar": intelligente, spietato quanto basta e amante delle sfide e delle donne, Lupin è un ladro degno dell'antenato francese, ridanciano e apparentemente un po' sciocco, ma capace di trarsi d'impaccio da ogni situazione e di sfuggire al suo eterno rivale, l'ispettore Zenigata. Suo inseparabile compagno d'avventura è Jigen Daisuke, il cui carattere taciturno e misogino fornisce un perfetto contraltare alla verve del protagonista: abilissimo con la pistola e modellato graficamente sul modello fornito da James Coburn, Jigen è una sorta di icona noir che accentua la componente "oscura" inizialmente presente nel concept. Altro personaggio fisso è la procace Fujiko Mine (in Italia nota anche come Margot), il grande amore di Lupin, avida, doppiogiochista e pronta a tradirlo quando la situazione lo richiede. L'ultimo componente del gruppo, il solitario samurai Goemon Ishikawa XIII (discendente di un personaggio realmente esistito), inizialmente è presentato come nemico di Lupin, il quale intende rubargli i segreti che hanno reso la sua spada Zantetsu in grado di tagliare qualsiasi materiale. Ben presto però fra i due si stabilisce un patto di reciproca collaborazione che si dimostra duraturo, pur essendo spesso messo alla prova dalla profonda diversità dei rispettivi caratteri: Goemon infatti è un asceta, completamente proiettato verso il rispetto delle regole imposte dal codice del samurai e perciò risulta parecchio distante dalle bizzarrie comportamentali di Lupin. Un guerriero letale e silenzioso, che mal sopporta anche le donne, caratteristica peraltro acuita dal fatto che inizialmente Fujiko aveva tentato di rubargli il segreto della spada.

Gli eventi che legano i personaggi (riconducibili a quanto narrato nella prima serie tv) sono in realtà poco significativi e non a caso nel prosieguo della trentennale epopea verranno a volte smentiti: perché Lupin III non è uno di quei cartoon dallo svolgimento progressivo, dove i personaggi si evolvono con il tempo, crescendo insieme ai loro spettatori, ma è un anime basato su una semplice formula (quasi sempre il furto di qualcosa), con figure di volta in volta impegnate in avventure autoconclusive. Per questo motivo è corretto affermare che non esiste "un" Lupin, ma tanti, ciascuno dei quali è riconducibile al regista che di volta in volta si è occupato della trasposizione animata. Lo stesso prototipo di Monkey Punch è stato sovente tradito e un mastino come l'ispettore Zenigata è stato modificato in chiave umoristica e pasticciona. La produzione animata conta allo stato attuale tre serie tv (del 1971, 1977 e 1984, rispettivamente di 23, 155 e 50 episodi) distinte per il colore della giacca ogni volta indossata dal protagonista (verde, rossa e rosa), ma anche per il tono: più cupo nella prima serie, dal respiro più ampio nella seconda (che infatti vede il nostro scorazzare anche al di fuori del Giappone) e più umoristica, tanto da permettersi affondi nel fantastico, nella terza. Yasuo Otsuka è considerato il padre del Lupin "nero", avendo egli diretto gli episodi iniziali della prima serie. La sfortuna commerciale (il successo sarebbe arrivato solo con le repliche) portò a un passaggio di consegne con un giovane Hayao Miyazaki, che da buon marxista, impose un taglio più proletario affidando al protagonista una Fiat 500 (la stessa guidata all'epoca dal futuro regista di Princess Mononoke), attenuò la violenza e il comunque blando erotismo e fece di Lupin un eroe maggiormente positivo, vagamente simile a un Robin Hood giapponese, gentiluomo e romantico con le donne. Il carattere unico della prima serie, oscillante fra toni molto cupi e il dinamismo tipico dello stile di Miyazaki, con personaggi agililissimi e un ritmo incalzante, la rendono ancora oggi la più amata dai fans.

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Al di là delle varie incarnazioni, comunque, la fortuna di Lupin sta tutta nel suo rappresentare un personaggio anticonvenzionale e libero dai legacci imposti dalla società tradizionale, un'icona che per questo motivo finisce naturalmente per trascendere i confini nazionali: la stessa "banda" in fondo non nasconde una chiara vocazione cosmopolita, nel suo mescolare origini europee (Lupin), amore per la tradizione giapponese (Goemon) e ammiccamenti a un immaginario americano (Jigen). Le avventure di questo eterogeneo e simpatico gruppo continuano ancora oggi, tra alti e bassi, attraverso i film realizzati per il cinema o per la televisione.


 

LUPIN III E IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO


di Massimo Causo


Il cinema di Hayao Miyazaki è uno specchio in cui si riflette una dimensione differente della realtà. Sappiamo bene come i suoi mondi siano delle sfere incantate in cui spazio e tempo differiscono in geografie ed epoche immaginarie; come i confini siano luoghi destinati più a dischiudere altri mondi che a separare e contenere; come le linee di fuga si offrano a prospettive labirintiche, stratificate su più livelli di precisione della realtà, che confluiscono in un rapporto col reale più confusivo che ordinativo. La leggerezza che lo porta sulle ali degli amati aeroplani fa il paio, dall'alto di cieli spesso tersi e solcati da rade nuvole, con la pesantezza di corpi e strutture che sprofondano in livelli sotterranei; esattamente come la linea dell'orizzonte che spesso si apre allo sguardo dei suoi personaggi, si ribalta nella occlusione di labirinti cunicolari che si aggrovigliano nelle viscere di luoghi/edifici complessi come veri e propri organismi viventi, dotati di una fisionomia e di una identità tutta loro. In tali scenari, gli eroi sono corpi in cui transita la differenza di queste realtà, figure che uniscono nella loro eccezionalità i differenti stadi dei mondi nel cui mezzo si trovano sospese; campioni che per istinto praticano la loro eccezionalità, cercando sempre un modo per equilibrare gli squilibri, facendosi carico di un rapporto lenitivo nel gioco di opposizioni, spesso violente e drammatiche, in cui si trovano ad agire.


Detto questo, il Lupin del Castello di Cagliostro è un perfetto esempio di eroe miyazakiano, non a caso dotato, ci pare, di una gentilezza e di una vulnerabile invincibilità che è del tutto peculiare rispetto alla connotazione seriale del personaggio (cui pure Miyazaki aveva contribuito sin dalla prima serie). Nelle sue linee generali, infatti, il film offre un perfetto scenario alla fantasia del Maestro: si parte con la classica fuga liberatoria (motivo dominante degli incipit di Miyazaki) nel cui cuore si pongono le basi del contrasto su cui si svilupperà l'intreccio; e si finisce nel non meno classico cuore di un mondo a parte, che qui è un vero e proprio regno – il regno di Cagliostro, appunto – un principato asserragliato attorno a un magnifico castello, che è a sua volta il tipico luogo/corpo miyazakiano, al cui interno si consuma l'intera complessità delle relazioni in gioco tra i personaggi, la loro indole e la struttura complessa e mutevole della realtà in cui agiscono e con cui interagiscono.

Lupin parte per la sua missione da una posizione quanto mai "ideale": smascherare la zecca mondiale del denaro falsificato, ovvero ristabilire il rapporto tra (denaro) vero e falso, che per un ladro di professione è un po' una questione ontologica, a scapito della stessa giustezza del proprio agire… Una posizione "ideale" che, come sempre in Miyazaki, ben presto si ribalta in qualcosa di ben più intimo, trovando nella prigionia di Clarissa – relegata sulla torre in attesa di forzato matrimonio col principe – la sponda sentimentale su cui far rimbalzare la propria missione.


Clarissa, dal canto suo, chiusa nell'alto irraggiungibile del suo bastione, è l'eroina letteralmente sospesa su questo mondo incantato, dove l'impero basato sull'ancestrale verità del sangue blu si fonda anche sul dominio tutto terreno del falso, ovvero dove la purezza si sporca con l'adulterazione, in una configurazione che riflette una vera e propria angoscia di Miyazaki per i mondi condannati a perdere la loro verginità. Clarissa è il corpo in bilico sul caos, tra ordine e disordine, tra luce e buio: coma Nausicaa incarna in sé il disequilibrio che cerca l'armonia, sostiene il peso di un'unione dalla cui verità scaturisce l'antico ordine, rappresentato in questo caso dalle vestigia dell'antica città romana sommersa. Di fronte a Clarissa, Lupin è in realtà il tipico aiutante miyazakiano che fa da fondamentale contrappeso in chiaroscuro e determina la realizzazione della vera natura dell'eroina e, di conseguenza, il nuovo equilibrio nell'universo posto in essere. Un equilibrio che, come sempre in Miyazaki, è frutto del principio dei vasi comunicanti, dove le forze in campo più che essere contrapposte vanno solo ricollocate in un sistema che tutto comprende e tutto contiene. E infatti Il castello di Cagliostro è un perfetto esempio di questo criterio radicato nel cinema del Maestro giapponese: un film in cui ogni avventura è un atto di transito da un livello all'altro, in una perenne comunicazione di spazi, fluidi, corpi, tra torri e sotterranei, botole e ponti aerei, corpi in volo, subacquei e sotterrati. Un film di ebbrezze e pesantezze, che non a caso, presentato a Cannes nel '79, secondo la leggenda, strappò l'appassionato applauso di un allora giovane regista americano di nome Steven Spielberg…


 

TV e DVD


Escludendo le prime apparizioni sulle reti locali, dal 1987 è Italia 1 a detenere i diritti di trasmissione delle serie e dei film di Lupin. Se questo ha permesso di mantenere quasi costante negli anni il cast dei doppiatori italiani (con il testa il grande Roberto Del Giudice), non ha però risparmiato rimaneggiamenti e censure, al punto che attualmente esistono più versioni dei film e delle serie, con tagli, ridoppiaggi e sigle cambiate. Il mercato del DVD sta comunque contribuendo a mettere un po' d'ordine nel caos, come dimostra ad esempio la collana della Yamato Video dedicata alla prima serie tv. Raccolta in 5 dischi, Lupin III – La prima serie è presentata con una notevole qualità video, ma soprattutto con il primo editing televisivo, privo di censure, con il doppiaggio d'epoca e la sigla "Planet O", cantata da Daisy Daze and the Bumblee Bees. Fra gli extra merita una menzione il Pilot Film, in versione Cinemascope e Tv. Per la seconda metà del 2006 è prevista invece l'uscita della seconda stagione, che si spera verrà trattata con lo stesso scrupolo della prima, con il recupero della romantica e amatissima sigla italiana dell'orchestra Castellina-Pasi.


I diritti dei vari film sono invece divisi fra i tre principali editori presenti sul mercato, ovvero Yamato, Dynit e Shin Vision e per eventuali approfondimenti rimandiamo i lettori alle recensioni presenti nello spazio dedicato all'Home Cinema. De Il castello di Cagliostro, comunque esistono due edizioni: la prima, curata dalla Dvd Storm, sebbene sia fuori catalogo, va ricordata poiché presentava un disco di extra con interviste ai doppiatori, ai Cavalieri del Re (autori di una sigla italiana inedita) e al critico Alessandro Bencivenni, autore del libro "Hayao Miyazaki: il dio dell'anime" (ed. Le Mani). Il DVD, ancora reperibile con un po' di fortuna nell'edizione a disco singolo, presentava entrambi i doppiaggi italiani del film, ovvero quello televisivo del 1984 e quello successivamente realizzato per l'edizione in videocassetta. Purtroppo bisogna rimarcare come proprio il film capolavoro del personaggio non contempli la voce italiana di Roberto Del Giudice. L'edizione più recente è invece a cura della Yamato Video, le caratteristiche tecniche sono simili a quelle del precedente disco della Storm, ma, oltre a mancare il dvd extra, è assente anche il primo doppiaggio televisivo. A controbilanciare c'è però il non trascurabile fatto che il master video è superiore a quello della precedente uscita. Questa edizione è stata anche distribuita nelle edicole nella collana "Lupin the 3rd DVD Collection" della De Agostini. Se invece la lingua e i sottotitoli in italiano non costituiscono una priorità, conviene indirizzarsi verso la splendida Edition Collector a due dischi uscita in Francia per IDP Video.


 


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