Soldati a cavallo, di John Ford

Un western travestito da film di guerra o viceversa. Scegliendo qualsiasi direzione critica Soldati a cavallo rappresenta sempre e comunque una rigorosa meditazione sulle questioni dell’identità nazionale americana. John Ford sceglie non a caso i due protagonisti agli antipodi caratteriali: John Wayne impersona il colonnello nordista John Marlowe che deve compiere una missione suicida a Newton nel Mississippi, in pieno territorio sudista; William Holden è il medico militare Henry Kendall che contesta i metodi dittatoriali del suo superiore ed è preoccupato per l’incolumità dei soldati. Tutta l’opera viaggia sorretta da questa dicotomia tra la ragione di stato e il rispetto della dignità del singolo individuo che fa scontrare i due protagonisti sin dai primi momenti del film. I soldati a cavallo sfilano lungo la ferrovia accompagnati dalle note di I left my love di Stan Jones e subito dopo John Wayne fa il suo trionfale ingresso in impermeabile nero per discutere con gli altri colonnelli sulla strategia militare; William Holden invece compare in giacca bianca in una tenuta non convenzionale e sostiene idee democratiche.

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La critica di John Ford alla stupidità di una guerra fratricida (la guerra civile americana fece, tra il 1861 e il 1865, più di 700000 morti) non è soltanto evidente attraverso il duello tra Marlowe e Kendall, ma soprattutto nel personaggio di Hannah Hunter (Constance Towers qui alla migliore interpretazione della sua carriera) che emerge da un mondo maschile rozzo e violento con le armi della seduzione e della intelligenza. Il colonnello Marlowe è prima abbagliato dalla bellezza della nobildonna sudista (la battuta “ petto o coscia?” è ereditata da quella di Grace Kelly in Caccia al ladro del 1955) e poi è letteralmente mandato in confusione (“mi capita di essere innamorato di lei…”) dal misto di caparbietà e di fragilità di una personalità fuori dall’ordinario. La scena primaria è quella dell’ospedale allestito all’interno di un albergo dove Kendall assiste i feriti e accompagna i moribondi per l’ultimo viaggio. Hannah è profondamente turbata dalla morte di un giovane soldato e fugge all’esterno chiedendosi il perché di tanta sofferenza: il silenzio di Marlowe nasconde un dolore impotente e un trauma del passato. A controbilanciare questi sussulti d’umanità ci pensa il colonnello Phil Secord (Willis Bouchey) che, attraverso l’impresa impossibile di Marlowe, vuole gettare le basi per una solida carriera politica.

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L’ironia fordiana tocca il vertice nella scena dell’attacco delle giovanissime reclute sudiste mandate al macello per cercare di rallentare l’avanzata delle truppe nordiste o quando il colonnello Marlowe si infila i guanti per regolare i conti con due disertori. A questi momenti di apparente leggerezza Ford alterna scene altamente drammatiche come quelle dell’amputazione della gamba di un soldato, del destino della serva nera Lukey (la grandissima tennista Althea Gibson) e dello scontro iniziale nella città di Newton dove avviene il sabotaggio della linea ferroviaria. Wayne offre la solita magistrale interpretazione dirigendo il suo personaggio dai territori del cinismo e della intolleranza a quelli dell’umanità. Holden lo segue a ruota, catalizzando l’attenzione dello spettatore sulle barbarie e le ingiustizie della guerra. Tra una citazione del Riccardo II (la cui crisi di identità richiama quella di The Searchers) e le continue scaramucce verbali, Marlowe e Kendall si saluteranno rispettosamente chiamandosi “manovale” e “macellaio”. Basato su un romanzo di Harold Sinclair, giudicato da parte della critica un’opera minore, Soldati a cavallo è al contrario un sorprendente apologo bellico che lega insieme le vicende individuali con l’epopea tragica della guerra civile americana: anche se la nascita di una nazione avviene attraverso una lotta fratricida si può ancora essere veri eroi senza sparare un solo colpo di pistola.

 

Titolo originale: The Horse Soldiers
Regia: John Ford
Interpreti: John Wayne, William Holden, Constance Towers, Althea Gibson, Willis Bouchey
Durata: 119′
Origine: Usa 1959
Genere: western