SOME PREFER CAKE 2012 – Bye Bye Blondie, di Virginie Despentes

Béatrice Dalle in Bye Bye Blondie
Bye Bye Blondie è insieme una commedia, un racconto di formazione e un passaggio di consegne generazionale. Ma soprattutto un gioco di rovesciamenti dove ad essere provocatori di per sè, lontano dalle caricature di Baise Moi, sono sufficienti i volti e i corpi indomabili di queste due muse trasformate dal tempo, Béatrice Dalle e Emmanuelle Béart

Béatrice Dalle e Emmanuelle Béart in Bye Bye BlondieManon delle sorgenti incontra Betty (Blue): Frances (Emmanuelle Béart, L'enfer, I testimoni, VinyanMa compagne de nuit) e Gloria (Béatrice Dalle, Trouble Every Day, L'intrus, À l'intérieur, Notre paradis, Domaine, Livid) sono due donne che si ritrovano dopo vent'anni, gravate dagli anni e da scelte opposte.

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La leggerezza del loro nuovo rapporto non è superficialità, ma grazia: finalmente Virginie Despentes sostituisce la provocazione artificiale di Baise Moi, dove la rabbia si trasformava troppe volte in caricatura, con qualcosa di più consistente: la caccia a un sentimento inafferrabile che viene espresso tra le righe all'inizio del film, da un ospite della trasmissione tv che conduce Frances: "ti trovi in taxi, ti capita di ascoltare una canzone che ti riporta indietro ai tuoi vent'anni. Nessuno scientificamente ha compreso dove risiede la radice di quell'emozione". Tornano in mente quei meravigliosi secondi in cui il regista Jean Jacques-Beineix, intervistato vent'anni dopo Betty Blue, rivede con gli occhi lucidi la Dalle a diciott'anni, nella luce del deserto con Jean-Hugues Anglade, personificazione di una sfrontatezza e di una passione divine che non possono verificarsi altrove.

Bye Bye Blondie è insieme una commedia, un racconto di formazione e un passaggio di consegne generazionale (convincenti e spontanee Soko, già vista in À l'origine e Augustine, e Clara Ponsot, già in Bus Palladium e Gli Infedeli, che interpretano Gloria e Frances da ragazzine) dove i flashback degli anni '80 sono essi stessi un archetipo. Anche lo scontro notturno tra le due bande di punk e skin non vuole essere realistico, ma uno squarcio mitologico, quasi favolistico, che gioca con il nostro immaginario forgiato sui Warriors di Walter Hill e si pone solo come espediente per far reincontrare fortuitamente le due amanti. In uno dei momenti più riusciti del film, sembra di assistere in super 8 allo srotolarsi ipnotico del tempo. Mentre Siouxsie canta Red Light, le due ragazzine si muovono nell'innocenza e nell'onnipotenza dei loro 15 anni, quella "terra di nessuno" tragica e magica che affascina la regista e genera la sostanza di questo film: cosa resta dei tuoi quindici anni?

Soko e Claire Ponsot tra i punks di Bye Bye BlondieBye Bye Blondie non cerca il naturalismo e lascia ai volti e ai corpi delle due protagoniste, il compito di esprimere un potere sensuale che non ha bisogno di esporsi a tutti i costi agli occhi degli spettatori: è sufficiente un primo piano di Béatrice Dalle che ondeggia dolcemente ascoltando in cuffia il mantra della "Serpenta" Diamanda Galas.

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La Despentes ha scoperto il ritmo della commedia (la colonna sonora, che fonde nomi della scena punk francese dell'epoca come Bérurier Noir e Métal urbain, resta un contrappunto storico e non cerca di rivestire a tutti i costi un ruolo ideologico) e ha imparato anche a usare un umorismo divertito, che può picchiare ben più duro dei nudi e del sangue per épater le bourgeois (l'autista che canta e balla in ogni attesa, interpretato da Gilles Duarte, ovvero il rapper Stomy Bugsy, gli schiaffoni quasi slapstick che volano sulle esili, maligne figurine dell'alta società che si trovano a contrastare sia Gloria che Frances).

Evita anche lo stereotipo autodistruttivo da girl, interrupted mostrando la struttura psichiatrica come un elemento certamente negativo (la stoccata al regime medicale, con il dottore che sentenzia su come dovrebbe vestirsi una signorina che si sente bella) ma non necessariamente ultraviolento: dove, malgrado tutto, la personalità delle due ragazze assicura la sopravvivenza a un sentimento fresco, all'allegria adrenalinica di un amore tutto vissuto nel presente, alla possibilità della gioia condivisa. La Despentes finalmente mette da parte il suo ego e lascia il testimone al marito di Frances (il Pascal Greggory di Chéreau, Rohmer, Zulawski e Ruiz) che condivide con lei la farsa di un matrimonio etero per quieto vivere nel jet-set parigino, facendone la figura forse prevedibile, ma emblematica, dello scrittore in crisi di ispirazione che ritrova la capacità di scrivere proprio raccontando la storia delle due donne (Bye Bye Blondie, il film, riscrive il romanzo omonimo della Despentes).

Béatrice Dalle in Bye Bye BlondieSe i contenuti della Despentes non hanno certo lo spessore filosofico di quelli di Beatriz Preciado, hanno sicuramente ottenuto una consapevolezza e una marcia in più rispetto al passato: dagli anni 2000 di Baise Moi, Virginie ha scritto altri romanzi, dai quali sono stati tratti Les jolies choses con Marion Cotillard e Tel père, telle fille con Élodie Bouchez ; ma soprattutto ha diretto Mutantes (Féminisme Porno Punk), documentario che si concentra sull'attivismo politico e artistico e su un approccio queer alla pornografia.

L'aspetto più interessante di Bye Bye Blondie è proprio il gioco di rovesciamenti che la Despentes fa sulla pelle (in senso letterale, e positivo) delle sue star, che stanno volentieri a questo gioco (anche come atto politico) e anzi lo rendono possibile. Non solo due stelle del cinema francese, tradizionalmente icone del desiderio maschile, vivono sullo schermo una storia d'amore tra donne, ma demistificano sistematicamente tutti i clichè associati alle rispettive personalità, come siamo abituate a conoscerle nella vita, non solo nel cinema. Nel primo incontro, speculari e diverse, l'una vestita di nero, disoccupata di provincia, l'altra di bianco, anchorwoman parigina con autista, scompaginano immediatamente ruoli e aspettative.
La Dalle, meravigliosamente selvatica, nota per i suoi eccessi, sempre avvezza a ruoli coraggiosi e sopra le righe, abituata a calarsi nei suoi personaggi senza studio, tutta istinto, nel film è perfino misurata, mentre è la sofisticata Béart, che studia minuziosamente le sue parti, a impersonare la furia, l'aggressività sanguigna e lo scompenso amoroso nella relazione tra le due. "Nel film, è Frances che ha il controllo su Gloria, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare. Ma è come nella vita: io sembro una trappola per lupi, invece sono una margheritina. Virginie mi ha soprannominato: la margherita di ferro" scherza la Dalle.

Emmanuelle Béart in Bye Bye BlondieAd essere provocatori di per sè, allora, oggi bastano i volti e i corpi di queste due muse trasformate dal tempo, "rimpiazzabili" da una società che appena può le sostituisce con nuovi volti e corpi (la starlette più giovane che prende il posto di Frances in tv).
Una storia d'amore tra due ragazze e poi due donne, ma anche un canto sorridente e malinconico, che insieme conferma e contraddice la lucida spiegazione scientifica dell'anarchico Léo Ferré sul trasformarsi delle cose: "col tempo sai… non ami più", cantata da Lydia Lunch e Sasha Andres in un club, dove le immagini di Gloria e Frances di vent'anni dopo si sovrappongono e quasi si riconciliano con quelle delle teenager che erano. Il cinismo della piccola punk sfuggente e l'arroganza della collegiale di buona famiglia, quel "passato che spesso sta bene dove sta" non viene rinnegato, ma riconosciuto e rilanciato in un'altra stagione. Dove si può fare a meno di tutto, salvo che dell'amore.

 

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