SOME PREFER CAKE 2012 – Visioni che sfidano il mondo: i cortometraggi

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SOME PREFER CAKE 2012 - Visioni che sfidano il mondo: i cortometraggiUno sguardo ai cortometraggi più interessanti della sesta edizione di Some Prefer Cake, Festival Internazionale di Cinema Lesbico, dedicato alle "visioni che sfidano il mondo": più necessarie, proprio in un momento di crisi, in cui "la precarietà vuole rubarci il tempo per la creatività, i sogni, lo spazio mentale per immaginare e sperimentare nuovi mondi possibili".

 

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Ifarim (Stitches) di Adiya Imri Orr, 2011

Il colpo di fulmine tra i cortometraggi di quest'anno, già premiato al Tribeca Film Festival 2012 con lo Student Visionary Award, è Stitches: punti. Sono l'esito di un parto difficile, e Noa si sta riprendendo con fiducia e ottimismo, concentrata sul suo desiderio di un bambino. La sua compagna Amit vive l'ospedale con disagio: la sofferenza fisica della persona che ama, l'atmosfera circense che circonda mamme e nascituri (il clown che vende i pannolini) escludendo a priori la possibilità che per alcune di esse, per scelta, non c'è un padre.

Un corto prezioso che in pochi minuti tocca più livelli, offrendoIfarim (Stitches) di Adiya Imri Orr una visione non stereotipata della maternità, una messa in discussione dei ruoli prestabiliti e una rara e coraggiosa riflessione sull'esperienza genitoriale come scelta di diritto e non come obbligo connesso al ruolo femminile.

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Ma l'aspetto più interessante è il modo in cui questo film tradisce con sottigliezza le attese e i pregiudizi nascosti anche nello spettatore più smaliziato: il personale medico in realtà non vive come un errore la presenza di Amit, e tocca a lei sentirsi inadeguata nella sua guerra. Forse può deporre le armi. Il disagio che avverte, forse, è personale, non ha niente a che fare con la coppia, ma con una maternità che non è affatto l'obiettivo principe e il "completamento indispensabile" per tutte le donne.  E al brano lirico dei Sigur Rós, immediatamente sospettato come commento di uno zuccheroso happy end, va il compito di fare da contrappunto a un vibrante colpo di scena…

Doble fila di Olaf Gonzales Schneeweiss, 2010
 

Viene da un filmmaker madrileno un altro sguardo non convenzionale sui luoghi comuni connessi a una relazione tra donne: che come tutti i rapporti contempla la menzogna e il tradimento. Il corto è tutto in una scena di potenza almodovariana in cui la legittima compagna e l'amante, che si sono appena conosciute al capezzale dell'oggetto dei loro desideri, ascoltano in silenzio una canzone dal grande pathos, che diventa insostenibile dichiarazione della verità. Empar, l'infortunata, dorme contusa, sembra serena come una bambina, altrettantoDoble fila, di Olaf Gonzales Schneeweiss sfuggente quando è in coma e quando si risveglia, già pronta a una nuova amante, e nell'incontro tra le due donne, belle, forti, troppo intelligenti per contendersela, rappresenta l'oggetto d'amore sempre e comunque inafferrabile, in un "cinema della sparizione" in cui si vaga sempre tentando di catturarlo. Anche in doppia fila. Il corto integrale:

 

 


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ALLEZ di Oliver Tonning, 2011

IlAllez, di Oliver Tonning danese Oliver Tonning parte da un'idea della sceneggiatrice e produttrice Marisól Ortiz, che rielabora un'esperienza reale. Allez è la parola che designa il momento in cui si inizia a tirare di scherma. Ed è anche il percorso di formazione e di apprendimento che una teenager attraversa riuscendo infine a dichiararsi a una principessa solo apparentemente distante: l'imbattibile atleta Trine. Tutti abbiamo provato l'orribile sensazione di sentirsi prigionieri in una macchina, nel sedile di dietro, con i genitori davanti, ignari dei nostri complicati desideri e delle ragioni "di vita o di morte" dell'adolescenza, senza poter fuggire… E questo è l'aspetto migliore di un corto gradevole, ma tutto sommato inoffensivo. Il corto integrale:


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The Mermaids, di Petra Clever (2012)

The Mermaids, di Petra CleverAltra storia coming of age con protagonista Nikki, geniale, buffa e timidissima studentessa di matematica e campionessa di "nerdness" che cerca di risolvere il problema della sua invisibilità sociale e avvicinarsi agli altri fabbricando complesse teorie. Ma sarà l'esperienza più lontana da lei, l'entrata in una squadra di football americano, a renderla finalmente sicura di se stessa, visibile al mondo (anche a causa delle contusioni che si procura) e a farle sperimentare finalmente delle amicizie, oltre all'amore della quarterback Tina. Il corto, ambientato in Germania, ammicca alle tipiche dinamiche di squadra del cinema made in USA e ne rovescia l'assunto per cui le ragazze sono cheerleader a margine, facendone le assolute protagoniste sul campo, le atlete.  Un mediometraggio spiritoso e originale, che poteva però essere contenuto in tempi più ristretti. Il trailer:
 

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Silencios, di Javier Sanz, 2011

Silencios, di Javier Sanz"Le parole di una lite sono il silenzio che arriva dopo": il corto del regista spagnolo cattura con eleganza quell'inesprimibile mix di rabbia sbollita, senso di colpa e vuoto desolante che succede a un litigio. Una delle due ragazze abbandona il letto-campo di battaglia, e la riappacificazione, l'irragionevole ma dolcissimo sollievo, arriva su una panchina di fronte all'anonimo appartamento, in pigiama, senza una parola, come da titolo. Il corto integrale:
 

 

 

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Jennifer and Tiffany, di Momoko Seto, 2011

Jennifer and Tiffany, di Momoko SetoUna filmmaker e artista visuale giapponese attiva in USA, già vincitrice di numerosi premi per l'animazione e in concorso alla 61° Berlinale con il precedente Planet Z, si inventa un "lunedì notte nella vasca da bagno": dei sensualissimi frutti di mare sono impegnati a rappresentare in stop motion un intenso momento erotico tra ragazze. Momoko Seto si era già presa gioco degli stereotipi della pornografia, un po' come Isabella Rossellini con i suoi Green Porno, con altri "pink video": Prawns Orgy (a saturday night in a private appartment), protagoniste alcune aragoste, Octopus Love Affair (A Wednesday afternoon in a Hotel) con protagonisti un polipo e un pesce rosso.
 Il corto integrale:

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Time Bomb, di Jacqueline Julien, 2012

Time Bomb, di Jacqueline JulienStorica attivista femminista e fondatrice alla fine degli anni '80 del Bagdad Café, spazio lesbico di incontro sociale e politico a Toulouse, la Julien si chiede come rappresentare il desiderio lesbico e sceglie la strategia del metafilmico: il corto inizia con una scena d'amore che viene subito interrotta dalla stessa regista, che entra in campo e racconta come le due giovani ragazze stiano rappresentando una poesia che ha scritto venti anni prima. 
Tutte le immagini sono accompagnate da sottotitoli simili a note di sceneggiatura ("musica in crescendo" "cinguettio di uccellini in sottofondo" che sottolineano la dimensione ludica della rivoluzione terroristica che le donne stanno preparando, ma il contenuto è drastico: "il nostro impero è enorme, ed è espandibile" e farà esplodere tutti i poteri maschili (esercito, chiesa, politica). In finale, una marcia di donne , tra cui alcune che si liberano del burka, e avanzano nel centro della città (chiuso per un giorno intero per permettere la realizzazione del film) in un'"utopia fantasy comica" intesa come rivendicazione collettiva (le ragazze che vediamo sullo schermo sono le stesse che hanno lavorato al film) che però ha il difetto di promuovere un separatismo che oggi desta perplessità all'interno dello stesso movimento femminista e queer.

 

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Dhé Lell World, di Cristina Capone, 2012

Dhé lell world, di Cristina CaponeUn esilarante corto a bassissimo budget realizzato da una regista romana che si è fatta le ossa come operatrice, regista, montatrice, lavorando anche sui set di film noti (Il paziente inglese, Ritorno a Cold Mountain) ma parallelamente dedicandosi alla sua vocazione, il cinema indipendente: nel 2006 fonde il genere con le tematiche di genere nel corto A Lesbian Western, ora è al festival con Dhé Lell World, burlesca vicenda di una pescivendola livornese (interpretata con talento comico Carlina Benvenuti) lanciata all'arrembaggio verso il casting della settima stagione di L World.
Ma a differenza che nella serie, che interpreta la figura della lesbica in chiave radical chic, questa divertente commedia trash-musicale assume l'ironia come elemento portante necessario alla sopravvivenza quotidiana, un'ironia che si rivolge anche verso il proprio mondo.

 

Relazioni a catena, di BADhOLE [work in progress]

Infine, è stato proiettato il trailer di un work in progress, un esperimento che è coniuga la formula della web serie, oggi così vivace e fertile, con l'assoluta novità, almeno per il nostro paese, dei contenuti: la chimica delle relazioni tra donne. La protagonista è una ricercatrice precaria alle prese con "una famiglia che non si aspettava; una madre invadente; la donna della sua vita e l’ultima comunista d’occidente".

Relazioni a catena, di BADhOLETutte le puntate saranno sceneggiate e dirette dalle BADhOLE, collettivo di donne resistenti di base a Torino che dal 2001 indagano con umorismo i temi dell'autodeterminazione femminile, delle discriminazioni, del lavoro, della precarietà, con budget da battaglia (quello dell'ultimo È bella chi si ribella viene riportato così: 12 biglietti della metro, 9 caffè, 3 cappuccini e 6 brioches) che non incidono però sull'inventiva, sulle capacità e sulla freschezza delle loro idee.

Come in questi anni altri filmmaker indipendenti noti e meno noti, il gruppo ha scelto il finanziamento dal basso su Indiegogo, si può ancora collaborare al progetto attraverso il sito delle BADhOLE.