“Sono il Numero Quattro”, di D.J. Caruso

sono il numero quattro
Caruso non ha né la capacità di Spielberg di essere sempre hereafter, di bucare la dimensione spaziale temporale sentimentale di questo mondo, per dare l’immagine di un altro mondo possibile o quanto meno la sensazione di un incontro ravvicinato con l’altrove, né la furia cubista della scomposizione della materia nell’immagine, tipica del cinema di Bay. E’ un allievo diligente. Ma proprio per questo sempre e solo un allievo
sono il numero quattroNon meraviglia affatto che Steven Spielberg e Michael Bay si siano interessati a questa storiella, messa in piedi con intenti spudoratamente commerciali, dal fantomatico scrittore Pittacus Lore (pseudonimo di Jobie Hughes e James Frey), primo episodio, pubblicato nell’agosto 2010, di una nuova saga narrativa (e senz’altro cinematografica) di sicuro successo. Non meraviglia, perché dietro il velo di Maya del racconto, si cela un’altra parabola sull’adolescenza, ‘luogo’ privilegiato di tutto il cinema di Spielberg e Bay, e per di più incentrata su quell'altra figura spielberghiana dell'alieno. 
Il pianeta Lorien è stato conquistato dai mogadoriani, che hanno sterminato la popolazione. Ma i loreniani, prima della catastrofe, sono riusciti a inviare sulla Terra nove bambini, i liberatori del futuro. L’obiettivo dei mogadoriani, dunque, è rintracciare i nove prescelti e ucciderli, in ordine rigoroso, dall’Uno al Nove. Eliminati i primi tre, è arrivato il momento del Numero Quattro (Alex Pettyfer), un adolescente in perenne fuga tra le città degli Stati Uniti, aiutato e difeso da un protettore che finge di esser suo padre (Timothy Olyphant). Assunto il nome di John Smith, il ragazzo si stabilisce nella tranquilla cittadina di Paradise, in Ohio, per continuare la sua vita ‘invisibile’. Ma gli adolescenti non sanno stare a freno e John finisce per farsi notare da tutta la comunità, dando spettacolo dei suoi poteri e innamorandosi di Sarah (Dianna Agron), l’ex ragazza della star di football della scuola. I mogadoriani non tardano ad arrivare, ma sulle tracce di John c’è anche un’altra ragazza dai poteri soprannaturali: la Numero Sei. Dunque, dietro l’intreccio fantascientifico, si nasconde il più classico dei racconti di formazione, che ripercorre tutte le sono il numero quattrotappe obbligate del genere. Ritrovare la strada e acquisire le conoscenze, imparare a gestirle, separarsi dal padre, scoprire l’amore e il rapporto con l’altro e accettare la sfida con la paura più grande. E naturalmente, tutti i momenti tipici dei passaggi di età, con le dinamiche di inclusione ed esclusione che diventano dramma interiore, la scoperta e l’accettazione della propria diversità, la solitudine, l’anonimato e la ribalta. Quello di Sono il Numero Quattro è l’universo adolescenziale americano standard, popolato dai personaggi canonici: il nerd escluso e vessato, il fusto spaccone e codardo, il branco, la bella ragazza sensibile e perciò esclusa dal gruppo. Nulla di nuovo, ma con la promessa esaltante di seguire ancora una volta le tracce di un ‘alieno’, fuori da questo e dall’altro mondo, e quindi fuori da quel conformismo lugubre e accecante che è la condanna delle nuove generazioni a scontare le colpe e le pene dei padri. C’era la promessa di una rivoluzione. Ma purtroppo tutto rimane sulla carta, rinchiuso nella storia, fuori dal cinema. Perché è proprio D.J. Caruso, nell’onestà della sua regia di servizio, il primo a non riuscire a immaginare un’altra via, una liberazione del cinema, delle immagini dalle maglie di una storia già tracciata altrove. Certo: non lo aiuta il fatto che il romanzo sia stato un successo, che i produttori siano di quelli che pesano, che gli sceneggiatori siano di mestiere sicuro (Alfred Gough e Miles Millar vengono da Smalville). Un prodotto sicuro e perciò praticamente impermeabile a qualsiasi tentativo di introdurre una deriva, un’idea di cinema e di mondo che assomigli a qualcosa di personale. Occorreva un ‘occhio alieno’. Ma Caruso non ha né la capacità di Spielberg di essere sempre hereafter, di bucare la dimensione spaziale temporale sentimentale di questo mondo, per dare l’immagine di un altro mondo possibile o quanto meno la sensazione di un incontro ravvicinato con l’altrove, né la furia cubista della scomposizione della materia nell’immagine, tipica del cinema di Bay. E’ un allievo diligente. Ma proprio per questo sempre e solo un allievo.
 

Titolo originale:  I Am Number Four
Regia: D.J. Caruso
Interpreti: Alex Pettyfer, Timothy Olyphant, Dianna Agron, Teresa Palmer, Kevin Durand, Callan McAuliffe, Jake Abel
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Durata: 110'
Origine: USA, 2011
 
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