Sotto sequestro, di Paul Weitz

Dal romanzo di Ann Patchett, un thriller politico svogliato che imita malamente Costa-Gavras e in cui si Juliane Moore che Ken Watanabe sono completamente spaesati. Stasera, ore 21, Sky Suspense.

Una villa in un paese del Sud America. Il famoso soprano Roxane Coss viene invitata a esibirsi a un concerto privato per la festa del ricco industriale giapponese Katsumi Kosokawa dove partecipano diplomatici e politici. All’improvviso irrompono dei guerriglieri ribelli che prendono gli invitati in ostaggio. Per liberarli chiedono il rilascio dei loro compagni imprigionati. La situazione all’inizio è molto tesa. Poi i rapitori e i prigionieri iniziano prima a comunicare e poi solidarizzare tra loro e nasce anche una storia d’amore. L’apparente gtrgua però si interrompe in modo drammatico.

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Dal romanzo Bel canto di Ann Patchett (che è anche il titolo originale del film) Sotto sequestro, realizzato nel 2018 e mai uscito nelle sale italiane, è un passo falso rovinoso e inaspettato nel cinema di Paul Weitz che ha scritto anche la sceneggiatura assieme ad Anthony Weintraub. Lo sguardo è già colpevolmente distratto nel momento in cui inquadra la povertà del paese sudamericano (il riferimento sembra però essere il Perù, come si vede dalle bandiere) ma soprattutto per come filma e racconta le ragioni dei ribelli. Weitz è spesso stato esemplare nel mostrare i conflitti, le divisioni ma allo stesso tempo i punti in comune tra i protagonisti come nel suo bellissimo In Good Company. Oppure a mettere in relazioni persone che non sembrano avere niente da dirsi come il ricco londinese che vive di rendita dei diritti d’autore di una canzoncina del padre e un fragazzino dodicenne in About a Boy. In un film dove il cineasta statunitense poteva accentuare la paura, la diversità ma anche la solidarietà dentro la villa, Weitz sceglie inspiegabilmente più strade, senza arrivare da nessuna parte. Sotto sequestro è un thriller senza tensione che mette in relazione l’interno della villa con l’esterno attraverso la figura dell’intermediario (interpretato da Sebastian Koch) e una denuncia politica che riecheggia malamente Costa-Gavras, soprattutto quello di Missing – Scomparso. Poi si abbandona ale arie cantate da Julianne Moore spostandosi dalle parti del peggior Rob Marshall.

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Gli attori appaiono fuori ruolo (sia la Moore che Ken Watanabe) o addirittura spaesati come Christopher Lambert ed Elsa Zylberstein. Nessuno dei personaggi è messo adeguatamente a fuoco. La caduta più vistosa è nel modo in cui viene filmata la passione, altre volte sempre semplice e accesa nel cinema di Weitz. Questo è solo un adattamento svogliato che non c’entra nulla con il suo cinema.

 

Titolo originale: Bel Canto
Regia: Paul Weitz
Interpreti: Julianne Moore, Ken Watanabe, Christopher Lambert, Sebastian Koch, Elsa Zylberstein, Ryō Kase, Tenoch Huerta
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 100′
Origine: USA, 2018
Genere: drammatico

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
1.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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