SOUNDTRACKS – Foxcatcher, di Bennett Miller

FoxcatcherFame, makes a man take things over

Fame, lets him loose, hard to swallow

Fame, puts you there where things are hollow

Fame, it's not your brain, it's just the flame

That burns your change to keep you insane

Fame – David Bowie

 

 

 

«Ho grande fiducia in te, Mark». Come un mantra da ripetere ad alta voce John “L'Aquila” Du Pont, erede di una delle più ricche famiglie di industriali d'America, cerca di incoraggiare e, al tempo stesso, stimolare Mark Schultz, insicuro e fragile campione olimpionico di lotta libera, a dare il meglio di sé per conquistare titoli da fare poi suoi, come se il successo personale e il rispetto a cui tanto ambiva si costruissero attraverso le vittorie altrui, tramite la luce riflessa dell'oro delle medaglie del giovane lottatore, unico malleabile strumento per ottenere una rivalsa nei confronti di una vita che l'ha sempre visto perdente. Bennett Miller, dopo Moneyball, torna a raccontare una storia di sport, sebbene sia solo un'espediente per mostrare un fallimento umano e il declino dell'era reaganiana dove lo speranzoso «It's morning again in America» si traduce invece in una sconfitta collettiva. Con un premio alla regia a Cannes67 e cinque nomination agli Academy Awards, dove è stato ingiustamente trascurato, Foxcatcher, si basa sulla vera storia che ha visto protagonisti, alla metà degli anni '80, i due fratelli olimpionici Mark e Dave Schultz (rispettivamente Channing Tatum e Mark Ruffalo) e il loro “mecenate”, lo squilibrato e ambiguo John Du Pont (Steve Carrell), milionario senza doti ma con l'ambizione di far diventare la tenuta Foxcatcher il centro nevralgico della nazionale di lotta libera americana.

 

Scritta da E. Max Frye e Dan Futterman di pari passo con la biografia di Mark Schultz, la pellicola, unisce la cronaca neraFoxcatcher con il dramma psicologico immerso nella realtà sportiva nella quale si muovevano i due fratelli, usata a pretesto dal regista per poter indagare da vicino le sottili dinamiche all'interno del fatale triangolo che univa i tre uomini. Dagli iniziali punti in comune che uniscono Mark e John, entrambi emotivamente insicuri e vissuti all'ombra del successo altrui (del fratello Dave nel primo caso e della vincente dinastia Du Pont nell'altro), al rapporto complesso tra i due lottatori, fatto di profonda dipendenza affettiva e una latente ma solida rivalità, passando per la voglia di rivalsa di Du Pont nei confronti di una madre che lo considera un inetto e la crescente megalomania del milionario che sfocia nel crimine, Foxcatcher, ha il sapore della tragedia antica, dove ogni movimento o scelta presa dai suoi protagonisti è destinata ad un epilogo drammatico. Bennett Miller decide di raccontare la loro storia utilizzando un ritmo lento, da thriller psicologico, dove molto è lasciato trasparire attraverso i silenzi che si fanno significato grazie ai corpi che traducono in gesti ciò che li tormenta.

 

FoxcatcherPer sottolineare ancora di più lo stretto rapporto che lega il thriller, rappresentato dall'episodio di cronaca nera che spezza definitivamente le ambizioni dei tre, al dramma umano che si consuma lentamente, Bennett Miller, si affida alle musiche del compositore statunitense Rob Simonsen, affiancato da West Dylan Thordson e da una vecchia conoscenza del regista, Mychael Danna, il creatore delle colone sonore di Truman Capote – A sangue freddo e Moneyball. Simonsen, solitamente più a suo agio con le partiture per film indipendenti come The Spectacular Now e (500) Days of Summer, realizza una colonna sonora basata sulla contrapposizione di due strumenti, violoncello e piano, utilizzati per rappresentare al meglio la doppia anima del film, giocata sulla continua alternanza tra l'andamento glaciale dato da Miller al thriller e il dramma nel quale si inabissano le loro vite. Il compositore californiano fin dalle prime scene del film, nelle quali scorrono immagini in bianco e nero che mostrano la passata grandiosità della famiglia Du Pont, costruisce sulle note distorte e vibranti del violoncello, che contiene in sé il seme della minaccia e la matrice da thriller della vicenda, e quelle delicate del piano, che rappresentano la natura tragica e inevitabilmente drammatica della storia, unendoli o isolandoli (Home movies, Olympic Losses, Corruption, Strange New World) un rafforzativo narrativo alla regia di Bennett Miller.

 

Tra composizioni passate come I Tought He Was a Very Good Man del canadese Danna, già presente in Truman Capote, una versione orchestrale e strumentale di un classico di Bob Dylan come Times Achanging eseguita da West Dylan Thordson, il sound post rock dei texani This Will Destroy You con Villa del Refugio e le sonorità inquietanti di Escape del musicista eFoxcatcher produttore islandese Jóhann Jóhannsson, due in particolare sono le canzoni non originali che fortificano il tessuto narrativo della colonna sonora. La prima è Fame, ultima canzone del Lato B di Young Americans, album del 1975 che sancisce un cambio di sonorità nella discografia del Duca Bianco, David Bowie. Scritta a sei mani con il contributo di Carlos Alomar e John Lennon ritornato nelle braccia di Yoko Ono dopo il suo “week end perduto”, Fame, dalle sonorità folk/elettro/rock, viene inserita abilmente da Simonsen/Miller durante i festeggiamenti per la prima vittoria di Mark all'interno del Team Foxcatcher. Mentre gli altri lottatori della squadra sono intenti a brindare e congratularsi, vagamente invidiosi, con il campione, Du Pont spegne bruscamente la radio per intraprendere un discorso autocelebrativo, dove la medaglia di Mark è la prima pietra sulla quale fondare il suo personale tempio di riconoscimenti e rivalsa, sopratutto nei confronti della madre, per poi fingere una sessione di lotta con gli sportivi presenti, imbarazzati nel loro gioco delle parti, concretizzato in una tacita sottomissione al milionario. La seconda canzone è, This Land is Your Land, un classico della tradizione americana, scritta dal padre del folk di matrice attivista, Woody Gurthrie, qui declinata nella versione di Bob Dylan. Mentre Mark, ormai lontano dai suoi rigorosi allenamenti, è intento a tagliare i capelli a Du Pont sotto il portico della sua tenuta, tra un tiro di cocaina e l'altro, i due ascoltano la voce di Dylan intonare il brano dalle forti connotazioni patriottiche. Una versione sana del cieco e falso patriottismo che muove L'Aquila Du Pont, desideroso di ristabilire i fasti che avevano caratterizzato la sua famiglia e l'America, costruendo un nuovo sé, sfruttando le vittorie dei due campioni olimpionici, ma che, in un'escalation di megalomania e follia, finirà per distruggere, lasciando dietro di sé solo il rumore sordo degli spari della sua pistola.

 

Track listing:

1. Home Movie – Rob Simonsen

2. Corruption – Rob Simonsen

3. Palaces – West Dylan Thordson

4. This Land Is Your Land – Bob Dylan

5. Duponts – West Dylan Thordson

6. Valley Forge – Mychael Danna

7. To Forget – West Dylan Thordson

8. Strange New World – Rob Simonsen

9. Villa Del Refugio – This Will Destroy You

10. The Continuation of Things – Rob Simonsen

11. Olympic Losses – Rob Simonsen

12. Honor – Rob Simonsen

13. Child (To Forget) – West Dylan Thordson

14. Times Achanging – West Dylan Thordson

15. Sealion – Joshua L. Pearson

16. Für Alina – Arvo Pärt & Alexander Malter

17. Fame – David Bowie

 

 

 

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