SOUNDTRACKS – Rob Zombie: music's rejects

Rob ZombieRob Zombie è un grande fagocitatore di sottoculture. Come nel suo cinema sono evidenti i “resti” degli slasher anni ’80, dei b-movies italiani degli anni ’70, degli horror della Hammer, e chi più ne ha più ne metta, così la sua musica è un continuo, originale, rimescolamento di speedmetal, trash, industrial ma anche “riffoni” di chitarra nel più classico stile hard-rock anni ’70. Grazie a queste caratteristiche, già nei primi anni ’90, con i suoi White Zombie era riuscito a ritagliarsi uno spazio più che dignitoso in una scena musicale che allora era in totale rimescolamento, animata da quella che è stata l’ultima rivoluzione rock: il grunge. Dopo un paio di dischi poco più che amatoriali (Soul-Crusher e Make them die slowly) due album li portarono all’attenzione mondiale: La Sexorcisto: Devil music vol.1 (1992) molto vicino alle sonorità grunge e, dopo un cambio di formazione, Astro-Creep: 2000 (1995) che invece devia verso l’industrial-trash. Di li a poco, però, la vena creativa del gruppo si esaurì e dopo un album di remix (Supersexy Swingin' Sounds del 1996) la band si sciolse e Rob proseguì da solo la carriera di musicista e iniziò quella di regista, proprio dirigendo video musicali.

 

A dire il vero, a differenza di quella cinematografica, la sua carriera solista in ambito musicale non ha aggiunto molto a quanto messo in mostra con i White Zombie, ad eccezione, forse del primo album solista: Hellbilly deluxRob Zombie Livee che si differenzia dalla produzione precedente per un maggior ricorso all’elettronica. Il suo percorso musicale, beneficiando forse anche della sua nuova notorietà cinematografica, si arricchisce in questi giorni di un nuovo lavoro (Venomous Rat Regeneration Vendor) le cui sonorità sembrano riportare indietro le lancette del tempo verso uno stile meno elettronico e più tradizionale, pieno di chitarroni ed arricchito dalle solite campionature da film horror che sono da sempre un altro dei suoi marchi di fabbrica.

Negli anni hanno assunto sempre maggior peso nella sua carriera musicale le esibizioni dal vivo con un’attenzione sempre maggiore all’aspetto scenico e spettacolare, a cominciare dal look: a metà strada fra Charles Manson e Alice Cooper che probabilmente all’inizio della sua carriera doveva essere provocatorio ma negli anni si è trasformato in un vero e proprio marchio di fabbrica, fino all’elaborazione sempre più spettacolare dei suoi set live arricchiti con fiamme, scheletri meccanici, croci capovolte incendiate, in una sorta di condanna all’accumulo continuo che prima di lui aveva già caratterizzato le performance dei suoi idoli come lo stesso Alice Cooper e Ozzy Osbourne. Rincorsa all’accumulo che lo ha portato ad organizzare il suo ultimo tour (che ha raggiunto anche l’Italia) insieme al suo amico e rivale Marylin Manson in una sorta di “Grindhouse” del rock maledetto. 

 

Robert JohnsonPur avendo una carriera musicale così attiva Rob Zombie ha fatto molto poco uso della sua musica per le colonne sonore dei suoi film. Ad eccezione di quella del suo primo film “La casa dei 1000 corpi”, che è quasi per intero realizzata da lui stesso (ma nella quale non rinuncia ad omaggiare i suoi amati Ramones con “Now I Wanna Sniff Some Glue”) , le colonne sonore dei suoi film sono quasi sempre occasione per onorare i suoi idoli degli anni ’70. La colonna sonora di “La casa del diavolo” è tutta in stile southern-rock con nomi del calibro di Allman Brothers Band, Lynyrd Skynyrd, Joe Walsh; quelle dei due Halloween sono invece l’occasione per divertirsi a celebrare tutta una serie di gruppi che l’hanno influenzate sia dal punto di vista musicale che spettacolare, e con loro l’epoca d’oro del hard-rock e dell’heavy verso la quale ha un debito di riconoscenza, se non (pienamente) da un punto di vista musicale comunque dell’immaginario. Ed allora non possono mancare nomi come: Kiss, Alice Cooper, Nazareth, Rush, Misfits, Motorhead, ma anche: Iggy Pop and the Stooges, MC5, Blue Öyster Cult e tantissimi altri.

 

Nel suo nuovo “Le streghe di Salem” invece, buona parte della colonna sonora è composta dal suo fidato ed eclettico chitarrista John 5, anche se non possono mancare i consueti omaggi al rock classico con brani ultra noti come “Venus In Furs” e “All Tomorrow's Parties” dei Velvet Undergraound oppure “Blinded By The Light” (cover di una canzone di Bruce Springsteen) portata al successo dai Manfred Mann's Earth Band. Tuttavia l’omaggio “all’immaginario” heavy metal resta centrale nel film, anzi siMorte a 33 giri trasferisce dalla colonna sonora alla trama stessa del film: il “disco indemoniato”oltre a caratterizzare la leggenda del rock sin dalle sue origini (il rock stesso è nato da Robert Johnson ed il suo patto col diavolo), è stato anche (volente o nolente) parte del successo commerciale dell’heavy metal dalla fine degli anni ’70 e per gran parte degli ’80. L’accusa di culti satanici è iniziata con i Led Zeppelin ed è toccata a tutti: Alice Cooper, Ozzy Osbourne, Iron Maiden, fino ad oggi che, sebbene faccia sorridere, colpisce ancora cantanti come Marilyn Manson.

Negli anni ottanta (1986) questo legame era già stato portato al cinema con "Morte a 33 giri" di Charles Martin Smith (il cui titolo originale è, casualmente, Trick or Treat: cioè la litania ripetuta dai bambini ad Halloween), in cui un musicista heavy metal muore durante un rito satanico e riesce a trasferire il suo spirito in un disco attraverso l’ascolto del quale (rigorosamente al contrario) un suo fan riesce a riportarlo in vita. Il film vanta, oltre alla colonna sonora originale interamente composta dal gruppo (pop)metal dei Fastway, i cameo di Gene Simmons (leggendario bassista dei Kiss) e lo stesso Ozzy Osbourne che si diverte ad interpretare un oltranzista reverendo promotore di una crociata anti rock!

Ancora una volta, dunque, rock ed immaginario horror si fondono e si rimescolano nelle mani di un autore che ha dimostrato di saper “riciclare” come nessuno gli “scarti” della cultura di massa.