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Spade, pistole e proiettili – L’action e l’eredità di John Wick

L’arrivo in sala di Ti Uccideranno è forse il segnale che il franchise con Keanu Reeves abbia (finalmente?) generato un filone che si muove anche lontano dai suoi creatori, tra nuovi eroi e immaginari

All’uscita del primo John Wick nel 2014 il film fu un buon successo, ma non era subito evidente che stava iniziando qualcosa di molto grosso. Innanzitutto una rinascita, della carriera di Keanu Reeves ma forse di tutto l’action occidentale. Partiva come un noir e poi rinunciava a qualsiasi pretesa realistica con la sua mitologia arzigogolata, ma soprattutto scartava del tutto la necessità di una trama vera e propria per lasciare spazio all’azione. Tanto che gli autori (Chad Stahelski, Derek Kolstad, e lo stesso Keanu Reeves) nel secondo capitolo dichiaravano subito che Wick è un novello Buster Keaton. Tutto al servizio della coreografia del massacro, poggiando le sue basi tra film di Hong Kong, fumetti e videogiochi. Dopo i sequel in scala sempre più grande, e un personaggio-attore ormai diventato icona, nessun film d’azione americano ha potuto evitare un confronto diretto con Wick.

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Sulla superficie, è evidente la sempre maggiore onnipresenza di film d’azione con protagonisti killer ormai lontani dal campo di battaglia ma costretti a reimbracciare le armi, ma in realtà il trend era già profondamente presente all’epoca del primo capitolo: si ricorderà il filone di action di marca Europacorp con Liam Neeson iniziato con Taken, e ripreso a suo modo, sporcato dal pragmatismo di Fuqua, da Denzel Washington in The Equalizer, uscito addirittura un mese prima di John Wick.

Ma dopo Keanu Reeves un altro grande attore e stuntman si è impadronito della stessa matrice narrativa: Jason Statham, che negli ultimi anni è stato un killer che lavorava come camionista, apicoltore, muratore e il mese scorso anche guardiano di un’isola deserta. Ma a parte il dato di trama anche trascurabile, sono tutti film dove l’influenza wickiana sta anche nell’azione e nelle atmosfere, che da presupposti seriosi virano senza vergogna sul fumettone. E rispetto all’azione quasi incomprensibile di un Taken o di un Bourne qualsiasi, le arti marziali di questi nuovi action hanno una leggibilità che per molto tempo il mainstream hollywoodiano ha ignorato totalmente.

Forse in un certo senso Stahelski e compagni hanno tirato fuori dalla sua nicchia la violenza senza compromessi di film come The Raid, portandola in occidente con qualche chilo di patina in più. E giustamente, visto che l’ormai classico di Gareth Evans era così alieno per Hollywood che i piani per il dovuto remake americano non sono mai andati in porto. Passa sicuramente anche da lì il “gun-fu” di John Wick, che ha alzato parecchio l’asticella del livello di stunt e coreografie, anche per i suoi cloni più dimenticabili.

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In questa decina d’anni ne sono usciti parecchi, e tutta una sfilza sulle piattaforme, che hanno sostituito i cestoni per film direct-to-video. Netflix per un certo periodo ne fece un bel po’: c’era la tamarrata quasi simpatica di Polar con Mads Mikkelsen, o le riletture della formula condite con femminismo corporate in Gunpowder Milkshake e Kate. Tutti casi in cui veniva meno la precisione nei combattimenti, che poi era buona parte di ciò che ha distinto Wick dai suoi predecessori meno illustri. Su quel versante se la cava già molto meglio Extraction, non a caso diretto da un ex-stunt coordinator (Sam Hargrave) proprio come Stahelski. Notevole soprattutto un lunghissimo piano sequenza e condivide la visione di un cinema che si fa videogioco, e forse per questo è arrivato nei salotti di casa invece di passare dalla sala di un cinema.

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Perfino la mitologia wickiana dell’Hotel Continental viene saccheggiata da Hotel Artemis, anche lui tornato tranquillamente nell’oblio perché privo di particolare invenzione visiva o coreografica, nonostante l’aggiunta di un timido elemento distopico. Già più ambizioso l’inaspettato tentativo di Dev Patel, che nel suo debutto alla regia Monkey Man costruisce un intruglio tra Wick, Bollywood, riferimenti politici e perfino un orizzonte etico e spirituale. Insomma sente la necessità di “elevare” il film di mazzate con un messaggio autoriale comunque apprezzabile. Alla fine dei conti molti dei fratelli di John Wick più ricordati vedono coinvolti membri del team originale: David Leitch ha riscosso ottimi successi con Atomica Bionda Bullet Train, che porta la logica videoludica all’estremo con il suo scorrimento di livelli.

Nonostante gli imitatori di Wick siano diminuiti nel tempo, ne abbiamo uno nuovo, stranamente in sala. Ti uccideranno, che di quel mondo riprende, certo, l’approccio all’action ma soprattutto l’estetica “cospirazionista”, che stavolta sembra quasi sfiorare suggestioni prese di peso addirittura dall’Epstein Island. Poi probabilmente il regista Kiril Sokolov perde la presa sul film, ma l’aspetto più affascinante è che la sua impalcatura di base continua non solo a resistere ma a figliare.

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