"Special Forces – Liberate l'ostaggio", di Stephan Rybojad

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Il problema è l'indecisione di forma. A sprazzi film d'azione puro, adrenalinico, virile e scanzonato come il più riuscito kolossal bellico americano. Quando ricerca la drammaticità e la profondità di narrazione, però,
 la storia finisce per sgretolarsi in un'improbabile sequenza di fatti poco plausibili. Rimane comunque un passo avanti, ulteriore, per il cinema francese. Perché dimostra un'ambizione da non sottovalutare

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Special ForcesParlare di guerra in tempi moderni è ciò che di più delicato si possa decidere di fare. Scansarsi dalla politica, dalla retorica, dalle ovvietà. Soprattutto se si sceglie il punto di vista di uomini comuni, ricercando se non l'empatia quantomeno il tentativo di motivare determinati comportamenti, piuttosto che innalzarsi criticamente al di sopra delle parti per giudicare o condannare. La guerra sotto i nostri occhi, cittadini civilizzati e viziati, lontana materialmente e concettualmente, può essere accettata se riferita ad un passato buio e mai troppo vicino.
Può essere ingerita se trattata come puro divertissement o, al contrario, come tragedia, dramma, ciò che è in verità. Mischiare le carte è terribilmente pericoloso, si rischia la peggiore delle colpe: la superficialità.
Ed è proprio questa la pecca più grande, forse unica ma macroscopica, di Special Forces. Opera prima di Stephane Rybojad, acclamato regista di documentari francese. Nata da un docu-film girato nel 2005 sulle forze speciali dell'esercito transalpino, trasformatasi pian piano in desiderio di approfondire un argomento molto caro al cineasta. Soprattutto per rendere merito a quegli uomini che, incuranti del contesto in cui vivono, scelgono di servire la patria e vivono secondo i loro ideali di onore e amicizia. Da questo germoglia lo spunto del plot, in cui uno squadrone di soldati scelti si reca di Afghanistan per liberare una giornalista, ostaggio dei terroristi.

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Il problema, tornando su discorso di cui sopra, è l'indecisione di forma. A sprazzi film d'azione puro, adrenalinico, virile e scanzonato come il più riuscito kolossal bellico americano. E girato certamente con maestria, frutto di una lavorazione tecnica di alto livello e di un badget discreto (circa 10 milioni di euro).E merito di un cast ottimo, su cui spiccano Benoit Magimel e Djimon Hounsou (da non sottovalutare un Raz Degan sorprendentemente in parte, anche se più supervillain fumettistico che credibile terrorista).
Quando ricerca la drammaticità e la profondità di narrazione, però,  la storia finisce per sgretolarsi in un'improbabile sequenza di fatti poco plausibili. Essendo un film corale, Rybojad decide giustamente di accennare appena il background dei protagonisti, lasciando al carattere di ognuno il compito di contraddistinguere il singolo. Ciò rende però quasi superfluo il dialogo, che risulta banale e privo di sentimento.
E il soldato, figura moderna fra le più indecifrabili, non si capisce più da quale ideale è mosso. Nazionalismo, eroismo, libertà? Oppure semplice passione per il proprio lavoro? Morboso amore, tossica dipendenza da fronte? Come per esempio per il sergente William James nel capolavoro di Kathryn Bigelow, non a caso uno dei dichiarati punti di riferimento del regista.
Rimane comunque un passo avanti, ulteriore, per il cinema francese. Perché dimostra un'ambizione da non sottovalutare. Oltre al coraggio di puntare su generi diversi, alzando sempre più target e qualità. 

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Titolo originale: Forces speciales

Interpreti: Diane Kruger, Djimon Hounsou, Benoit Magimel, Denis Menochet, Raphael Personnaz, Alain Figlarz, Mehdi Nebbou, Morjana Alaoudi, Raz Degan, Tcheky Karyo

Distribuzione: Eagle

Durata: 107'
Origine: FRA, 2011

 

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