SPECIALE A STAR IS BORN – Evviva il gusto (e l’amore)

Questo è uno speciale che nasce dall’intenzione di amare. Ci sono film che arrivano nel modo giusto, al momento giusto. E ci dicono proprio quello di cui abbiamo bisogno. Molto spesso più che dire qualcosa, ci fanno sentire qualcosa. Un sentimento. Una perdita. Una passione nascosta. Oppure l’immedesimazione per una situazione vissuta nel passato. Amare un film è un valore aggiunto nella biografia di un critico ed è invece un elemento sostanzialmente accessorio alla storia del cinema. Che ci piaccia o meno è così. Ogni critico, nel suo piccolo, ama il cinema e scrive di cinema per (provare a) sopravvivere. Lo fa per se stesso. Amare i film ci serve. Anche odiarne alcuni, a volte, ci è utile…per affinare un punto di vista, un approccio etico o alimentare la necessità del “dubbio”. E come qualche lettore ricorderà, in passato, ci è anche capitato di fare speciali contro alcuni titoli e alcuni autori. Ci sta. Non è una buona critica quella che non prende posizioni. La buona critica è quella in grado di raccontare un film, possibilmente con sguardo personale, riuscendo allo stesso tempo a “illuminare” il lettore. È la somma di due esperienze: quella di chi scrive e quella di chi legge.

Perché ci piace A Star is Born? A prescindere dai suoi precedenti referenti cinematografici, dalle interpretazioni degli attori o dal modo con cui descrive lo show business del XXI secolo, quello diretto da Bradley Cooper è un film semplice. Racconta se e come è possibile per una coppia gestire le fortune e le sfortune della vita. Ci dice che essere felici in due è molto difficile. E che una storia d’amore può essere grande anche se, soprattutto, finisce male. Quanti altri film recenti sono riusciti a parlarci in questo modo?

Mi sorprende molto leggere, in questi giorni, diversi “colleghi” rivendicare una metodologia o una normativa della critica che vada contro un giudizio di gusto. A Star is Born è probabilmente il bersaglio perfetto di un approccio di questo tipo. Ma in ambito creativo – e per me scrivere di cinema è un atto creativo – trovo aberrante eliminare il gusto. Ogni volta che ti piace un film, quasi automaticamente il tuo rapporto con l’opera in questione diventa intimo, personale. Possono esserci mille logiche storiche, linguistiche, ideologiche o accademiche per avvicinarsi a un testo (filmico, letterario, musicale, ecc.), ma se ci sono solo quelle si tratterà sempre di un amore “mentale”, filtrato dallo studio, dal metodo, dall’applicazione. Può andare bene per apprezzare o riconoscere un bel film. Per fare un lavoro “onesto”, o della geometria applicata. Ma può non bastare per “sopravvivere”. In quei casi ce ne dimentichiamo presto. L’inconscio è un territorio molto sottovalutato quando si parla di giudicare un’opera. Non lo freghi mai, fa emergere quello che ti rimane dentro e abbandona quello che non serve. Ecco, a prescindere da qualsiasi logica metodologica o strutturalista, A Star is Born è un film che da quando lo abbiamo visto in anteprima all’ultimo Festival di Venezia si è scalfito nel nostro inconscio redazionale. La cosa peggiore che possiamo fare è non tenerne conto , sentirci in colpa per esserci emozionati o aver pianto, spezzettarlo per decifrare cosa funziona e cosa no, se rientra in parametri accademicamente sostenibili oppure no e così via. Che strazio! Prendiamo quello che ci serve e proviamo ad avere meno timore reverenziale nei confronti delle regole del Cinema. Anche perché non è affatto scontato che queste regole ci facciano star bene.

Godetevi lo speciale!

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