SPECIALE A STAR IS BORN – L’incontro e l’evento

L’incipit di A Star Is Born – da Cooper che si esibisce di fronte a una massa di fan in delirio alla telefonata di Lady Gaga-cameriera in un bagno dai lineamenti quasi kubrickiani, fino all’ingresso di lui ubriaco nel drag bar – costituisce l’approntamento di un esemplare incontro d’amore al cinema. Basta un pretesto semplice e verosimile come l’aver finito l’alcol in auto, per lui alcolista incallito, per fermarsi di fronte a quel night popolato da drag queen e drag singer di bellezza singolare, saturo all’estremo di luci e rossi scintillanti, non-luogo ideale della modernità dove consumare divertimento, transiti, diversità. Perché di un transito si tratta, in fondo, anche per Jackson Maine, come per Ally che canta con adorabile accento americano La Vie en rose ricondotta qui a un contesto di smarrimento identitario. Questo è quel luogo. Quello, esattamente, dell’incontro decisivo che scatena l’evento.
Cooper-regista dimostra fin da qui una consapevolezza tangibile di intenti, supportato da una scrittura corposa, dove non passa inosservata la firma di Eric Roth. Perché – questo Cooper esordiente – sa come costruire una struttura densa, classicamente spostata nel tempo presente, rimaneggiata con cura nei dettagli, ma che quei dettagli a un certo punto se li scorda, per piombarci dentro a una cornice narrativa che ha il potere sublime di destabilizzare e destabilizzarsi.

L’evento che si apre a poco più che inizio film è, allora, un puro e semplice incontro d’amore. Di quelli che rimettono lo sguardo dei due a fine sequenza; che vengono trascinati dal suono e dalla voce della donna – come già fu per il dolce Fiorin fiorello che attirava Girotti alla splendida Calamai in Ossessione di Visconti – ; che, in questo caso, Cooper costruisce per opposizione di spazi cromatici, dove i due corpi sono collocati come dentro bolle vetrificate pronte a infrangersi (e c’è un vetro tra di loro anche dopo, quello della doccia forzata durante la cerimonia del Premio Grammy).
L’incontro ha, per definizione, il potere esclusivo di distruggere ciò che rende identificabili – per il tramite di limiti sociali – i soggetti coinvolti come coppia, per aprirsi a un nuovo spazio qualitativo. Altrimenti detto, il miracoloso dell’incontro trascende e supera i dati spazio-temporali, li riformula nel cancellarne ogni struttura, si pone come nuovo limite raggiunto dal due che accede ora a un nuovo ordine delle cose, la distanza prossima di un tra incalcolabile. Jack e Ally si incontrano, allora, abbandonandosi a quel tra che sanno costruire solo per gesti, sguardi e parole in musica, in spazi d’intermezzo – il parcheggio del supermercato più romantico che potessimo vedere! – , amando prima di tutto il difetto del corpo («Vorrei vederti al naturale»), lo scarto dell’altro (la primissima tappa insieme li conduce in Arizona, luogo sepolto della vita familiare di Jack).

Se questa fosse tutta la verità, oseremmo dire che l’amore di questa coppia – o forse di tutte? – si annida nei punti di esclusione, intersezioni impreviste che separano e connettono. Il drag club era stata la prima tappa d’apertura di un divenire insieme, ma all’incontro deve necessariamente seguire una costruzione creativa: nella fattispecie, l’amore non può non nutrirsi dell’arte dei due, ancora uno spazio del tra che li rende “altri” dal resto del mondo e consente loro di vivere un tempo fuori dall’ordinario, quello magico e abbagliante del palcoscenico.
La dichiarazione d’amore – l’atto che consacra la nascita dell’amore oltre l’accidentalità dell’incontro – sarà per Jack e Ally la prima canzone cantata insieme in un incredibile spettacolo estemporaneo. Ancora uno scarto creativo ritagliato dall’insieme, ancora un imprevisto che diventa necessario e che, a partire da lì, si ripeterà ancora. Cosa ci commuove di quel momento? Che sia stato inventato da Jack spontaneamente per lei; che sia cucito addosso ai loro corpi veri – e qui la presenza di Lady Gaga diventa decisiva per la riuscita del film – ; che la loro musica lo eternizzi. Ma se Jack regala questo ad Ally, Cooper fa lo stesso con lo spettatore, in un incredibile transito d’emozioni che non sappiamo esattamente collocare, posti ancora una volta oltre la mera storia raccontata, nel posto immateriale dove unicamente ritrovare il cuore dell’evento d’amore.
Non c’è nessun giudizio che gravi sull’andamento del racconto, né sulle ragioni della fine di una storia. Viviamo questo A Star Is Born con l’idea in testa di un transito, di una frazione di tempo – l’amore non è che questo – che abbiamo attraversato per collezioni di bei momenti. Consapevoli che gli eventi si fanno e si disfano, che i corpi si trasformano.
In all the good times I find myself longin’ for change.

 

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