SPECIALE DARIO ARGENTO – L'horror soprannaturale delle tre madri: "Inferno"

Interpreti: Leigh McCloskey, Eleonora Giorgi, Daria Nicolodi, Sacha Pitoëff, Alida Valli, Gabriele Lavia, Veronica Lazar, Leopoldo Mastelloni

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Durata: 107’
Origine: Italia, 1980
Distribuzione: Fox Video

Con Inferno, pochi anni dopo da Suspiria, Dario Argento realizza la seconda parte della saga sulle tre madri. In Suspiria i protagonisti avevano a che fare con la madre dei sospiri, in Inferno è invece la madre più temibile ad aggredire personaggi e spettatori, la mater tenebrarum (madre delle tenebre), che è tutt'uno con l'edificio indemoniato. Così infatti afferma il personaggio alchimista Varelli: tanti anni fa, quando vivevo a Londra, mi conoscevano come Varelli: ora uso un altro nome per essere… dimenticato. Sei sorpreso di sentire la mia voce? Riesco a parlare soltanto con questo, trattasi di un microfono attaccato alla gola. Ho costruito le case per le Tre Madri, case che sono occhi con i quali esse vedono… e poi mi sono seppellito qui. Questo palazzo è diventato il mio corpo, i suoi mattoni le mie cellule, i suoi passaggi, le mie vene… ed il suo orrore ormai la mia vita. Il tema della possessione diabolica è trattato da Argento al massimo della potenza. Argento continua ad utilizzare gli strumenti tecnici che gli permettono di concretizzare visivamente la presenza di un'entità ultraterrena che letteralmente vola al di sopra dei personaggi. La sequenza famosa della piazza di Monaco in Suspiria è ripetuta in un contesto molto più limitato, l'auditorium, durante l'esecuzione di Va pensiero del Nabucco verdiano (nella colonna sonora curata da Keith Emerson che rimane memorabile, anche per il brano in stile Carmina Burana). Il gesto stilistico è però del tutto identico. E non c'è molta differenza nell'uso dei colori e delle scenografie. Tuttavia proprio la tecnica fotografica è cambiata. Lo stesso Luciano Tovoli, direttore della fotografia di Suspiria, ha suggerito ad Argento il suo allievo Romano Albani. A proposito Argento dichiara: … Albani fece un ottimo lavoro. Non arrivammo ai livelli di Suspiria perché oltretutto, anch'io volevo una cosa diversa: tutti cambiano! Dal punto di vista scenografico penso che il film sia fonte di sé stesso: non è detto che si rifaccia ad altre cose, posso dire che ha un qualcosa di inglese perché avrei voluto girarlo in Inghilterra, dove feci una serie di ricerche. Visitai le case e i quartieri dei grandi simbolisti, Rossetti, Morris, Burne Jones, alla fine però optai per New York e il quartiere Coppedè di Roma. L'architetto Coppedè veniva dal nord, le cose più importanti le ha realizzate a Torino e Milano: a Roma ha iniziato a costruire un quartiere che si trova nei pressi di casa mia, è riuscito a costruire una piazza, cinque edifici e due villette, poi ha avuto una crisi psichica che lo ha spinto al suicidio. Le sue costruzioni hanno un qualcosa di alchemico, era attratto dalle immagini macabre e misteriose, teschi, ragni, triangoli sovrapposti, mi affascinava molto questo aspetto fantastico e neo-gotico di quel quartiere… . Ed in particolare Argento ha cercato di creare una sorta di organismo, un corpo vivente in grado di sentire, vedere, percepire…: incontrai difficoltà per la definizione del palazzo infernale poiché lo volevo come un organismo vivente, pieno di trabocchetti, di scale che incrociano altre scale, sotterranei, appartamenti e sottoappartamenti, volevo una specie di labirinto o scatola cinese. L'apporto fondamentale alla realizzazione degli effetti speciali e più in generale del set e dunque del palazzo venne da Mario Bava, che certo non ha bisogno di tante presentazioni. Anzi proprio la sua presenza tende già ad adombrare il lavoro degli altri componenti del cast tecnico artistico. Ci sembra poi impossibile non considerare in questa pellicola un aspetto che è prerogativa diffusa del genere horror, ossia il disgusto. È proprio Noël Carroll, nel suo La filosofia dell'horror o i Paradossi del cuore a sottolineare quanto i sentimenti di disgusto e repulsione siano importanti nelle narrazioni del cinema di paura. Argento, lo sappiamo, è anche uno specialista in questione, non a caso è proprio attraverso la presenza degli animali che spesso sviluppa la componente "disgustosa" delle sue opere. Naturalmente non abbiamo lo spazio per trattare adeguatamente l'argomento. Occorre però ricordare che in Inferno Argento ha puntato sul fattore disgusto, soprattutto in un paio di sequenze che rimangono cult. La prima è la scena subacquea in cui Irène Miracle si cala nell'anfratto sommerso della casa ed un cadavere in avanzato stato di decomposizione le si avventa contro. Dice Argento: Non ho mai avuto un'attrice che sapesse recitare bene anche sott'acqua. Irene riempiva i polmoni e andava sotto per interi minuti, straordinaria!. La seconda sequenza è quella dell'antiquario Kazanian assalito dai topi. È praticamente impossibile non provare un senso di ribrezzo durante tutta la scena, con le centinaia di topi sparsi ovunque. Questa scena, tra le altre, fece andare in brodo di giuggiole Marco Giusti che elesse Inferno stracult personale: e poi ci sono i toponi, la terribile Eleonora Giorgi, Anja Pieroni come presenza diabolica, Mastelloni come cameriere, il trio di streghe Lazar-Valli-Nicolodi, l'idea del palazzo infernale.

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Nota Considerata la numerosa bibliografia mi sono fermato a segnalare due testi che considero fondamentali: Luca M. Palmerini, Gaetano Mistretta, Spaghetti Nightmares, M&P Edizioni, Roma, 1994; Luigi Cozzi, Dario Argento, Fanucci, Roma, 1991. Di più fresca uscita inoltre, sotto la supervisione di Luigi Cozzi, segnalo Francesca Lenzi, Da Suspiria a La terza madre: Inferno e Antonio Tentori, Suspiria, entrambi edizioni Profondo Rosso.

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