SPECIALE DARIO ARGENTO – L'horror soprannaturale delle tre madri: "Suspiria"

suspiriaSuspiria rappresenta la variazione, il cambiamento nel cinema mutante di Argento. Erano le atmosfere soprannaturali, la stregoneria sanguinolenta a richiamare i canoni della cinematografia espressionista, Fritz Lang e Friedrich Murnau, nonché l'horror danese e svedese degli anni venti del Novecento. È l'inizio della saga delle tre madri che trae ispirazione dal diario di Thomas De Quincey.
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Interpreti: Jessica Harper, Alida Valli, Joan Bennett, Stefania Casini, Flavio Bucci, Eva Axen, Udo Kier, Miguel Bosè
Durata: 97’
Origine: Italia, 1977
Distribuzione: Eagle Pictures

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La filmografia argentiana è ormai caratterizzata dalla questione di gusti (dello stesso regista). I fan irriducibili considerano eccellente l'opera omnia. La critica, come al solito più schizzinosa, tende ad individuare un periodo di declino più o meno dopo Phenomena. Ma a parte le inutili disquisizioni sulle quali invitiamo a rileggere le conclusioni sull'introduzione di questo speciale da parte di Giacomo Calzoni, nei film appartenenti a decenni diversi – ricordiamo che la filmografia di Argento si snoda ormai da quasi quarant'anni – si possono riscontrare caratteristiche che riguardano l'intera Storia del Cinema. E per storia del cinema intendiamo quella che va dalle origini ad oggi, e non soltanto quella dell'anno di produzione del film. Per fare un esempio, potremmo dire che Suspiria ed Inferno, rispettivamente del 1977 e 1980 sono più "vecchi" di L'uccello dalle piume di cristallo (1970) e Il gatto a nove code (1971), perché si ispirano direttamente al cinema degli anni venti tedesco, agli espressionisti Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene e a Fritz Lang. In Suspiria l'attrice che interpretò La donna del ritratto di Fritz Lang, vale a dire Joan Bennett, recita nella parte della strega madame Blanc. E se questo non bastasse, chi non ricorda il film di Benjamin Christensen, vero culto del genere, La stregoneria attraverso i secoli, svedese del 1922 in cui svettavano le icone di Bruegel e Bosch?
L'ambientazione di Suspiria, manco a farlo apposta, è tedesca: Friburgo. Ma andiamo con ordine. Nelle interviste che abbiamo raccolto , Argento dichiara: "In quel periodo il paranormale mi affascinava tantissimo, ho fatto laboriose ricerche sull'argomento, ho visionato molti film vecchissimi di origine svedese, danese, tedesca. Per le locations ho girato mesi e mesi fra Germania, Svizzera, Austria, Francia, il nord Italia, e alla fine ho deciso per la Foresta Nera". Altre citazioni: nella prima sequenza il tassista chiede alla giovane Jessica Harper in quale strada recarsi, lei risponde "Escher strasse" e poi "Escher Building", Escher è ultracitato! Da ciò si evince direttamente la chiara ispirazione per le estetiche delle cinematografie del Nord Europa degli anni venti e per le opere pittoriche visionarie di tutti i tempi. Sia dal punto di vista tematico, sia da quello visivo, Suspiria potrebbe benissimo esser considerato un film espressionista. A questa tesi arriviamo con diversi punti di forza.
Primo: la fotografia. Argento utilizza una pellicola Kodak a sensibilità bassissima, 18-20 asa, contro le centinaia di oggi. La pellicola aveva molta gelatina ma poca sensibilità per cui il direttore della fotografia Luciano Tovoli utilizzò il doppio della luce per illuminare le scene. La conseguenza è che sia gli interni che gli esterni assomigliano ai fondali di cartapesta dell'Espressionismo, con la differenza che non manca la profondità di campo. La grafica delle scene è assolutamente claustrofobica, un sogno ad occhi chiusi aperti.
Secondo: per quanto riguarda la scenografia, Giuseppe Bassan si ispirò direttamente all'art deco, al simbolismo e all'architettura germanica della Foresta Nera.
Terzo. Le musiche dei Goblin sono utilizzate come l'accompagnamento dei film senza sonoro, in prevalente funzione di contrappunto. Come nei film muti, la colonna musicale diventa un'esperienza parallela non meno forte e particolare di quella visiva. Argento in questo caso si documentò su alcune musiche popolari: "In Grecia sentii una splendida musica tradizionale delle montagne, poi comprai il buzuki, uno strumento a corde che feci utilizzare nel brano principale della colonna sonora".
Dobbiamo infine aggiungere che alcune scene del film furono elaborate secondo tradizione dell'artigianato e dei mestieri del cinema di genere. Impossibile non citare la soggettiva dall'alto nella piazza di Monaco che piomba sul malcapitato Flavio Bucci, poi si vede "solo" che il cane, inferocito, come invasato, lo morde mortalmente al collo. La sequenza è stata realizzata con tutte le difficoltà delle riprese aeree negli anni settanta. Fu montato un cavo d'acciaio per sostenere la macchina da presa la cui corsa doveva senz'altro creare preoccupazioni e problemi per i tecnici del set. Era fondamentale per dare la sensazione allo spettatore di una forza malvagia invisibile che piombasse dall'alto all'origine delle soggettive soprannaturali che caratterizzeranno il cinema fantastico di Argento da qui a venire. Suspiria insomma rappresenta la rielaborazione intelligente e vitale dell'estetica cinematografica espressionistica. Argento era perfettamente consapevole di questa operazione, come del fatto che i suoi fans sarebbero stati spiazzati. Da Suspiria non era più solo il regista di thriller, ma anche il maestro del fantastico e del soprannaturale.

Nota
Considerata la numerosa bibliografia mi sono fermato a segnalare due testi che considero fondamentali: Luca M. Palmerini, Gaetano Mistretta, Spaghetti Nightmares, M&P Edizioni, Roma, 1994; Luigi Cozzi, Dario Argento, Fanucci, Roma, 1991. Di più fresca uscita inoltre, sotto la supervisione di Luigi Cozzi, segnalo Francesca Lenzi, Da Suspiria a La terza madre: Inferno e Antonio Tentori, Suspiria, entrambi edizioni Profondo Rosso.

 

 

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