SPECIALE " E venne il giorno" – Un evento irripetibile

e venne il giornoEcco l'evento: se un giorno improvvisamente le api dovessero estinguersi a quale fenomeno imputeremmo la loro scomparsa? Dovremmo ammettere che non esiste una risposta. Perché semplicemente non è dato all'uomo di conoscerla. Se questo è l'inizio di un percorso razionale, di Scienza, eppure il protagonista Mark Wahlberg riconosce la presenza di un limite. The Happening è la figurazione stessa di questo limite

e venne il giornoI could feel at the time

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There was no way of knowing

Fallen leaves in the night

Who can say where they´re blowing

As free as the wind

And hopefully learning

Why the sea on the tide

Has no way of turning

More than this – there is nothing

More than this – tell me one thing

More than this – there is nothing

 

“More than this” Brian Ferry

 

L'essere umano “naviga” a vista in attesa dell'evento. The Happening è il film “terminale” di Shyamalan, perché prospetta, con parziali fughe, il punto nodale dell'(auto)rappresentazione della specie umana e del mondo senza interporre una netta distinzione. Tale distinzione è piuttosto un punto di vista esterno, che si vuole imporre, nello sguardo dell'uomo.

Se un giorno improvvisamente le api dovessero estinguersi a quale fenomeno imputeremmo la loro scomparsa? Dovremmo ammettere che non esiste una risposta. Perché semplicemente non è dato all'uomo di conoscerla.

Se questo è l'inizio di un percorso razionale, di Scienza, già il protagonista Mark Wahlberg riconosce la presenza di un limite. The Happening è questo limite. L'evento per essere fondamentale deve avere le caratteristiche di rimozione, deve aprirsi alla Differenza, all'incontro con il Diverso, il non comprensibile. Individuiamo così un percorso che va dal perturbante freudiano all'essere e tempo di Heidegger all'identità e differenza di Gilles Deleuze, per dire con Michel Foucault, che un giorno forse il secolo sarà deleuziano.

Il manifestarsi dell'evento ha sempre un obbiettivo. Come suggerisce il filosofo Pier Aldo Rovatti: “ritrovare attraverso lo spaesamento lo spazio per agire. Per quanto inabituale e paradossale possa apparire ai più un'affermazione del genere”. Cosa succede a Wahlberg quando mette insieme alcuni segni per capire il fenomeno? Chiede a se stesso e agli altri il tempo e lo spazio per agire. Per far fronte razionalmente, con calcoli statistici, al misterioso evento. La prima reazione è quella di ulteriore fuga nello spazio per proteggersi dall'attacco “esterno”, ma le possibilità di fuga si assottigliano. L'attacco esterno è solo un falso attacco esterno. Scrisse lo psicanalista Pearls: “Se provi odio per qualcosa che è fuori di te, questo è te stesso, per quanto sia difficile da sopportare. Perché tu sei me e io sono te. Tu odi in te stesso ciò che disprezzi. Odi te stesso e pensi che sia io. Le proiezioni sono la cosa più maledetta. Ritorna ai tuoi sensi. Vedilo chiaramente. Osserva ciò che è reale, non i tuoi pensieri”. Quando l'individuo si ritira è come se non procedesse. Shyamalan si/ci lancia in questa sfida “contro” noi stessi. Dice a proposito Aldo Carotenuto: “quando guardo un fiore io conosco il fiore e mediante tale conoscenza intima io conosco il mio Io. Mentre l'approccio razionale, oggettivo alle cose le indica alla coscienza come oggetti da analizzare e da sezionare in parti, questo altro modo di entrare in relazione con il vivente, è piuttosto di tipo identificatorio: l'io non è al di qua del mondo percepito, ma è quello stesso mondo, così che il fiore e l'occhio compongono un'unità”. Quell'unità che abbiamo perso. La tossina non esiste. Ce la siamo inventata e ci siamo inventati anche lo spettacolo del terrore, dell'Apocalisse e della Morte. Ma adesso siamo più vivi. Per fortuna, anche se non per merito nostro. Adesso può nascere una nuova vita.

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