SPECIALE GHOSTBUSTERS – Ghostbusters. L'acchiappafantasmi, di Ivan Reitman

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Il trentennale di Ghostbusters riporta alla mente l'iconica camminata del Marshmallow Man per Central Park West. Le sue dimensioni sono il testamento del Saturday Night Live e della voglia di quella scuola comica di uscire dai confini del genere e di contaminarsi con il cinema: il film è il suo apice e la sua dispersione. In sala martedì 18 e mercoledì 19 novembre

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La storia della commedia americana si è lasciata dietro delle pietre miliari che ne tracciano il percorso. Ghostbusters ne fa parte perchè rappresenta l'apice e la dispersione della scuola del Saturday Night Live.

Il film non doveva essere il picco definitivo di quella feconda generazione di talenti ma lo è diventato incidentalmente nel corso della sua storia produttiva. Il fatto stesso che molti di quei nomi che dovevano essere tra i protagonisti abbandonarono il progetto indica che quell'esperienza creativa era in via di frammentazione ma non voleva rinunciare alla necessità di lasciare un'impronta memorabile. Dan Aykroyd assunse con ostinazione questa involontaria parte di testimone e all'inizio aveva pensato il film soltanto come un nuovo sodalizio con l'inseparabile John Belushi. Fu la prematura scomparsa dell'amico a costringerlo a rivedere il progetto e ad insistere sulla sua sopravvivenza nonostante l'ipotesi della rinuncia fosse la strada più plausibile. La presenza del vecchio compagno aleggia nella sgangherata ECTO-1 che ricalca la BluesMobile e il ricordo della personalità più autorevole del gruppo è immortalata nell'affettuoso omaggio dell'incontenibile ed ingordo spettro di Slimer. La storia della sua sostituzione fu ugualmente complicata ed emblematica delle forze centrifughe che si muovevano all'interno di quel genere. La candidatura di Steve Guttenberg cadde quando l'attore preferì il ruolo da protagonista in Police Academy e quella di Eddie Murphy venne meno davanti alle tentazioni divistiche di Beverly Hills Cop.

L'interessamento di Ivan Reitman fu condizionato da una totale revisione della sceneggiatura che all'inizio prevedeva un consistente numero di salti temporali e una quantità eccessiva di quelli che allora erano dei complicati effetti speciali. La situazione di partenza dei personaggi non è casuale e rispecchia molto le circostanze d'origine del film: i futuri eroi sono appena stati sfrattati da un recesso della Columbia University in cui si erano confinati con i loro esperimenti di parapsicologia. Il rettore non esita a definirli dei cialtroni e delle persone senza prospettive all'interno del mondo accademico prima di mandarli letteralmente per la strada. Dan Aykroyd snocciola le sue nozioni nel campo del paranormale senza che i suoi colleghi gli diano particolarmente peso fino a quando non intuiscono le potenzialità commerciali del suo maniacale interesse per i fantasmi. La loro nuova sede è una vecchia caserma dei pompieri nell'allora diroccato quartiere di Tribeca e il suo entusiasmo infantile per un fire pole è l'elemento decisivo che decide per l'acquisto.

Le circostanze avverse hanno rinforzato il film invece di indebolirlo e la terza scelta di Bill Murray è diventata un fattore vincente. L'attore ha dato una tonalità differente all'esuberanza distruttiva che doveva avere il suo personaggio e ha adattato alle sue qualità quello che era stato pensato per il corpo catastrofico di John Belushi. Le sue domande impertinenti e i suoi comportamenti fuori luogo sono degli atti volontari e non delle conseguenze non previste: le sue azioni imprevedibili arricchiscono il personaggio di un trascinante carisma e di una irresistibile ironia verso le convenzioni sociali. La sua sfacciata irriverenza non si ferma davanti a niente e il suo sarcasmo dissacra le abitudini sessuali di un demone sumero. Un'ingiustificabile fiducia nel suo fascino gli fa corteggiare Sigourney Weaver da una posizione di forza e lo induce a trattare con un eccesso di confidenza persino con il sindaco di New York. La brillante performance dell'attrice è l'indizio di un contesto che funziona e valorizza persino l'intrusione di una star che ha una formazione differente.

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Il trentennale di Ghostbusters si celebra soprattutto per la grande resa iconica del gigantesco Marshmallow Man che cammina per Central Park West ma la sua stessa invenzione è l'emblema di tutto il Saturday Night Live. Le sue dimensioni raccontano di un genere che per la prima volta voleva andare oltre ai confini che Hollywood gli aveva dato e contaminarsi con il resto del cinema. La sua forma giocosa e innocente esce fuori dalla fantasia immacolata di Dan Aykroyd e al suo desiderio di pensare ad un ricordo che non potesse mai distruggerli. Il biblico avvento dello spirito sterminatore di Gozer si incarna e viene disinnescato in un'immagine di quiete cameratesca che è stata persa nella traduzione italiana: we used to roast Stay-Puft marshmallows by the fire at Camp Waconda… Un'affermazione che rivendica una certa insofferenza verso la realtà che nega la possibilità di incrociare i flussi per salvare gli amici.

 

Titolo originale: Ghostbusters

Regia: Ivan Reitman

Interpreti: Bill Murray, Dan Aykroyd, Harod Ramis, Sigourney Weaver, Rick Moranis

Distribuzione: Nexo Digital

Durata: 105'

Origine: Usa 1984

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