SPECIALE HORROR – Chi ha paura del remake?

La casaCome uno zombie in decomposizione assetato di corpi ancora pulsanti, il cinema horror dell'ultima stagione cinematografica ha assaltato selvaggiamente gli archivi storici del genere cannibalizzandoli senza sosta. Ma gli zombie sono goffi, lenti, annaspano, e di sicuro non fanno paura come i cadaveri di cui si nutrono. Allo stesso tempo i nuovi mostri, le nuove storie, nonostante i mezzi tecnici nettamente superiori rispetto al passato, non sono abbastanza potenti e non possono fare a meno di riecheggiare i fantasmi delle storie passate. E se la spinta verso il nuovo è lenta e faticosa, tornare indietro verso un buffet di storie succulente e di sicuro successo di pubblico è la reazione più immediata.

La fame di storie è talmente intensa da spingere i giovani autori a riesumare i copioni sepolti da anni, per rianimare improbabili morti viventi, e quelli del passato ad auto cannibalizzarsi, riappropriandosi dei mostri creati dalla loro stessa immaginazione. L'esempio più eclatante è il recentissimo La Casa (Evil Dead), diretto da Fede Alvarez e prodotto da Sam Raimi e Bruce Campbell che nel 1981, poco più che ventenni, hanno creato con l'originale, a costo zero, uno degli horror più terrificanti di sempre. Girato da Sam Raimi nella sua stessa cantina con una manciata di pupazzi di gomma, La Casa ha la capacità di prendere un gruppo di amici sprovveduti, metterli in una casa abbandonata nel bel mezzo di un bosco e farli scontrare con le presenze demoniache più improbabili, fondendo lo splatter alla comicità più demenziale e trasformarsi in mito. Il personaggio Ash, interpretato dal giovane Bruce Campbell e celebre per essersi impiantato una motosega al posto del braccio mozzato, è sopravvissuto non solo all'assalto demoniaco ma al film stesso, strappando il ruolo di protagonista anche nei sequel La Casa 2 e L'armata delle tenebre. Alvarez tinge La (nuova) Casa di rosso, la sommerge anzi, e mette la motosega nelle mani coraggiose di una donna invece che di Ash, ma pur avendo la benedizione di Raimi, la cui presenza serpeggia in ogni scena, non ha abbastanza energia innovativa per riportare in vita questo mostro sacro del cinema. 

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Non aprite quella porta 3D

Motoseghe vibranti e fiumi di sangue scorrono anche nell'ultimo remake di Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre) che stavolta sperimenta il 3D. E la porta dietro cui si nasconde il deforme e sanguinario Leatherface, custode del teatro dell'orrore più cruento del cinema americano, torna ad aprirsi ancora una volta grazie a John Luessenhop. All'originale Non aprite quella porta del 1974 firmato da Tobe Hooper, sono seguiti ben tre sequel, un remake diretto da Marcus Nispel, e un prequel, ma a quanto pare Leatherface non riesce ancora a trovare pace. C'è sempre un branco di ragazzi imprudenti che muore dalla voglia di farsi strappare la faccia dal mostro armato di motosega che si aggira per i mattatoi texani, e che stavolta svela imprevedibilmente il suo lato più sensibile con la sua diretta discendente. Basta questo per fare a pezzi l'eredità orrorifica che la famiglia Sawyer si era trascinata dietro fino a questo momento, e le citazioni continue al film di Hooper non bastano a acutizzare la tensione, blanda e scarna dalla prima all'ultima scena. Della famiglia marcia e decomposta delle origini non resta che un Leatherface solitario, che crede nel i valore della famiglia e nei legami di sangue, piuttosto che spargerlo, e l'unico vero massacro resta quello della pellicola originale.

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Carrie

Non si sottrae al massacro del remake neanche Carrie, che dalla penna di Stephen King all'adattamento del 1976 di Brian De Palma ha continuato a grondare sangue fino a pochi anni fa con un sequel nel 1999 e un remake nel tv-movie del 2002, diretto da David Carson e interpretato da Angela Bettis. La pellicola si riavvolge ancora una volta e la piccola Carrie è costretta a subire nuovamente i soprusi e lo scherno insensato dei suoi compagni di scuola e di sua madre, come se la tragica vendetta non si fosse mai consumata. In un vortice di risate isteriche, violenza e delirio mistico Carrie rivive il suo incubo, grazie allo sguardo impietoso di Kimberly Pierce che le ha dato il violto di Chloë Grace Moretz. La cascata di sangue che le scaricano addosso durante il ballo di fine anno fa ancora male alla vista e al cuore ma l'umiliazione reiterata all'infinito rischia davvero di far schizzare Carrie fuori dalla tomba in cui l'aveva rinchiusa De Palma e di scatenare la sua ira distruttiva, e stavolta saremmo più che mai dalla sua parte.

Dopo quarant'anni sulle scene i mostri sono sempre più stanchi e consumati, tanto che persino la loro coscienza sta venendo alla luce sotto lo strato spesso dei massacri più efferati, ma le nuove leve del cinema horror hanno ancora fame di loro e non riescono a smettere di farli a brandelli e ricomporli alla bella e meglio per un sicuro successo di botteghino. Peccato che il pubblico, ormai assuefatto ai cliché del cinema horror, non sobbalzi più sulle poltrone e riesca a prevedere le mosse dei mostri con precisione matematica, e conosce alla perfezione i meccanismi del genere, come esemplifica Quella casa nel bosco (The Cabin in the Woods) di Drew Goddard. Quella casa nel boscoIndagando i meccanismi dell'horror tramite il topos della casa infestata, il film è un vero e proprio manuale di cinema horror, una guida metacinematografica che svela i movimenti dei personaggi archetipici e le scelte dei burattinai che selezionano sadicamente i mostri da scagliargli contro. Basta aprire il libro o la botola sbagliata per scoperchiare il vaso di pandora ed essere travolti da demoni, zombie, assassini armati di motosega, fantasmi e mostri marini.  E una volta aperta la porta di Quella casa nel bosco, ed essere stati travolti in poche ore dall'abisso degli ultimi trent'anni di orrore e da tutti i suoi più oscuri protagonisti, non è più possibile tornare indietro. Massacrato il cinema horror e spazzati via gli incubi del passato, la catarsi che apre la strada alle nuove paure può finalmente avere inizio.