SPECIALE IL NOSTRO NATALE – Vacanze di Natale, di Carlo Vanzina

Non solo il primo cinepanettone targato De Laurentiis, già subito cult con circa tre miliardi di lire incassati nel 1983. Vacanze di Natale è uno dei veri e pochi frammenti di cosa resterà degli anni ’80 (per citare la bella canzone di Raf), quella delle vacanze a Cortina, dello scarto tra classi sociali diverse, della Roma di Falcao. Quasi l’anticamera di Yuppies. I giovani di successo, sguardo un po’ più vitreo che però è la cartolina di quell’edonismo pre-tangentopoli.

Vacanze di Natale ribalta lo schema vacanziero di alcune commedie anni ’50, da Mastrocinque (Vacanze d’inverno) a Pietrangeli (Souvenir d’Italie) per finire a Risi (L’ombrellone). Quasi controcampo stagionale di Sapore di mare, da cui arriva buona parte del cast (Jerry Calà, Christian De Sica, Karina Huff, Guido Nicheli), è una commedia esaltante oggi ancora più di ieri, praticamente un classico dei film natalizi, dove è il dialogo scattante che gli da quel ritmo impazzito, con situazioni che ritornano e si ribaltano, quasi uno dei rari esempi della parola che è usato come un oggetto per formare la gag.

claudio amendola in vacanze di nataleC’è tutta l’immagine e la malinconia degli anni ’80, in un film che a scuola nelle classi romane veniva citato a memoria assieme a Febbre di cavallo di Steno. “E pure sto Natale se lo semo levato dalle palle” dice un portentoso Riccardo Garrone dopo lo scambio dei regali. E ancora: “Mo è corpa mia se ci avemo er fijo froco”. E De Sica risponde: “Frocio, bisex, anzi moderno”. Garrone replica: “Modernooo. Moderno un par de palle”.

Ma c’è tutto un lavoro sullo spazio proprio del miglior cinema dei Vanzina. Uno spazio reale ma anche incantato, come se questa commedia più italiana che più italiana non si può uscisse anche dai confini, diventasse proprio un oggetto alieno oggi rispetto invece a tutto un cinema di genere di quel decennio ingiustamente preso poco in considerazione allora come qualcosa di biecamente commerciale e invece oggi uno dei pochi che ci riescano a dare l’immagine di quel decennio assieme a Un ragazzo e una ragazza di Marco Risi e La tragedia di un uomo ridicolo di Bertolucci.

Comicità scatenata. Con situazioni che si ripetono. Il padre della cameriera ex-ragazza di Calà che vuole fargliela pagare al pianista perche con tutte quelle donne in stanza è tutto un puttanaio. Oppure l’arrivo a casa di De Sica con la famiglia a tavola, memorabile come uno sketch di Totò e da far vedere a tutti i giovani registi italiani che vogliono realizzare commedie. Ma anche tracce di una leggera e vibrante commedia sentimentale, con i giochi di parole con le canzoni tra Calà e Sandrelli come se Vanzina volesse far partire una specie di musical e anticipasse quell’esaltante gioco ondulatorio tra Ewan McGregor e Nicole Kidman in Moulin rouge!.

vacanze di nataleDa una parte i Covelli, famiglia romana arricchita di costruttori edili. Dall’altra i Marchetti. Padre, madre, figlio (strepitoso Mario Brega con Rossana Di Lorenzo e Claudio Amendola), la stessa famiglia che ritornerà poi in Amarsi un po’, ennesima dimostrazione di come i set dei Vanzina siano mobili e aperti da un set all’altro, in cui c’è il riciclaggio e lo sviluppo di situazioni da un film a quello successivo: la coppia De Sica-Karina Huff da Sapore di mare. e da quel film anche il rovesciamento della coppia ricca ma annoiata formata da Guido Nicheli e da una magica Sandrelli che sembra quasi un altro luminoso doppio di Virna Lisi del film precedente.

Poi l’inizio. I titoli di testa con la pista di sci sulle note di Moonlight Shadow di Mike Oldfield che ritornerà poi in Vacanze di Natale 2000, non un sequel (i Vanzina non ne hanno in realtà mai girati neanche con A spasso nel tempo anche se può apparire il contrario) ma quasi un ritorno sui luoghi di un cinema perduto, come è accaduto recentemente anche con Sapore di te e Sotto il vestito niente. L’ultima sfilata.

Vacanze di Natale regge alla grande il tempo anzi ne viene fortificato, cosa che invece non sembra accadere per Vacanze in America. E la sua grandezza è quella di conoscere le situazioni ma riattenderle ogni volta che viene visto. E con quel senso di nostalgia indiretto (Moana Pozzi come un angelo venuto dal cielo) o diretto (la notte di sesso e il dolce addio tra Karina Huff e Claudio Amendola, uno dei momenti più incantati del film) nel modo esemnplare come viene filmato un momento di una felicità fugace. Come in una poesia di Gozzano.