SPECIALE – Nel regno del tutto gratis… – Il lato cinico della rete

Internet non è la terra di tutti, della democrazia, forse lo è stata per breve tempo oggi è molto di più: una banca dati di immensa portata, per cui le multinazionali sbavano. L'unica libertà che rimane è quella di scelta: riguardo cosa pagare, come per tutti gli altri beni di consumo. Un altro collaboratore di Sentieri interviene nel dibattito

Se sono ancora in tempo, ne approfitto per partecipare anch'io al dibattito sulla rete gratis… è un discorso che mi coinvolge in prima persona.
Il dibattito sulla "rete libera e gratuita" pone quesiti interessanti. Sono d'accordo con tante delle cose che Federico ha scritto sull'editoriale del 1 aprile. Lasciamo da parte opinioni personali e ideologie: la rete è davvero gratis? Io credo di no, né (ovviamente) per chi ci lavora, né per chi ne fruisce. C'è il costo della connessione, ci sono i costi di manutenzione, ci sono i costi burocratici (dominio, tasse), c'è la pubblicità. Ci scandalizziamo, giustamente, se un film passa in tv con decine di inserti pubblicitari. Ma tanti siti hanno inserito dei pop up enormi, che coprono mezza pagina e a meno di chiuderli ogni volta manualmente impediscono di leggere alcunché: non è più o meno la stessa cosa? Personalmente pago pur di non essere disturbato mentre leggo. Internet sta cambiando rapidamente e, come la radio private, libere e selvagge, di tanti anni fa, che oggi sono in molti casi asservite alla pubblicità (e non solo), si sta dando una forma (commerciale) e delle regole. In Italia siamo ancora indietro, ma in tanti paesi gran parte delle risorse online sono solo a pagamento. E gran parte degli utenti usa internet per comprare qualsiasi genere di consumo, dalle informazioni ai dvd, dai libri al cibo. Senza scandalizzarsi. Ma il discorso più
importante, secondo me, è a monte. Perché non pagare per un sito? Non credo
che si voglia arrivare a una distinzione tra informazione di serie A (quella cartacea e/o televisiva) e di serie B (quella su internet, vista purtroppo sempre negativamente, probabilmente perché temuta da chi non è ancora riuscito a imporle le proprie regole, nonostante i primi maldestri tentativi). Una rivista ha spese di gestione maggiori, per cui costerà di più, non ci piove. Ma il lavoro e la fatica non meritano di essere remunerati allo stesso modo? Solo perché il mezzo di trasmissione è nuovo e differente da quelli convenzionali, i trattamenti devono essere diversi? E' una distinzione pericolosa. Chi scrive su una rivista ha diritto alla paga, chi scrive su un sito no? E' un discorso "massonico" e di comodo: le
bollette le pagano tutti, anche quelli che scrivono su internet di notte e di giorno lavorano facendo tutt'altro, e che spesso fanno precise rinunce per poter coltivare la propria passione. Perchè, se determinati critici online sono bravi, non riconoscerne i meriti? Non è un discorso di qualità (rapportata al prezzo), quella è giocoforza decisa dai lettori. Le riviste falliscono se chi ci scrive non soddisfa il pubblico (e gli inserzionisti), idem per i siti a pagamento. Allargando il discorso: caso strano, la maggior parte delle riviste italiane paga poco e male, spesso addirittura niente, i suoi collaboratori. E una rivista ha tempi più lunghi, è meno
interattiva (e sono dibattiti come questo a dimostrarlo), arriva dopo sulle notizie (e spesso e volentieri ricicla quelle lette su internet), è molto meno libera. Quindi va bene pagare per un mezzo di comunicazione che sì è fisicamente presente ma che a livello qualitativo è potenzialmente uguale, se non più limitato, e non per un sito, se è curato professionalmente? Mi sembra un controsenso. Perdipiù, passando dall'altro lato della barricata, un sito dovrebbe essere – e sicuramente sta diventando, anche se molto lentamente – molto più appetibile per un inserzionista. Ha un bacino d'utenza molto più ampio. Ci sono siti di media grandezza che hanno più lettori di Cineforum,  SegnoCinema o Duellanti. Esempio al limite (ma non troppo, sostituite lo straniero con chi vive in un paesino dove riviste come Nocturno Cinema o FilmCritica non sono distribuite): uno straniero che parli italiano o un italiano che viva all'estero avrà molte meno difficoltà a leggere Sentieri Selvaggi che le classiche riviste cartacee, anche le più importanti. Internet non è la terra di tutti, della democrazia, forse lo è stato per breve tempo (e per questo non vogliamo rinunciare all'idea del "tutto gratis", la prima ubriacatura ha lasciato strascichi dannosi), forse no, oggi secondo me è molto di più: una banca dati di immensa portata, per cui poco casualmente le multinazionali sbavano. L'unica libertà che rimane è quella di scelta: riguardo cosa pagare – quale rivista online, quale risorsa, quale sito – a seconda dei propri mezzi e dei propri interessi. Come per tutti gli altri beni di consumo.


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