SPECIALE SANREMO 2013 – Nostalghia


La nostalgia è uno dei tratti che definiscono meglio la società contemporanea, da un lato protesa in avanti e dall'altro costretta a tornare indietro con la memoria ad altre epoche, percepite come più felici. Non è allora un caso che la quarta serata del Festival, dal tema Sanremo Story, sia la più interessante della kermesse. Fazio vi inserisce l'effetto vintage già vincente del suo Anima mia e spinge un Paese a rimirarsi e ricordarsi tra divi e canzoni che illuminano sulla crisi attuale

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Se L'invenzione della nostalgia di Emiliano Morreale è uno dei saggi più interessanti pubblicati negli ultimi anni è perché ha avuto il merito di individuare uno dei caratteri che meglio definiscono la società contemporanea, cogliendone lo sguardo sempre più "strabico", che da un lato guarda avanti, fagocitando nuove tecnologie, e dall'altro sembra non poter fare a meno di tornare indietro con la memoria ad altre epoche, vissute non realmente ma attraverso il consumo di immagini-merci.

Il dilagare del vintage e del retrò risponde a questo bisogno, spesso eteroindotto dai media, di madeleine proustiane serializzate, che si rivela soprattutto una fuga dal presente, perché la nostalgia non ci rivela qualcosa sull'epoca oggetto del rimpianto ma piuttosto sulla condizione emotiva ed esistenziale del soggetto.

 

Non è allora un caso che la quarta serata del Festival di Sanremo, dal programmatico titolo Sanremo Story, sia la più interessante della kermesse. Ci si ritrova del resto già l'intuizione 'faziana' di Anima mia, programma che nel '97 aveva colto e rilanciato la propensione al vintage, ripercorrendo una storia del costume e del pop dai Cugini di campagna al "baglionismo", recuperando persino l'ex valletta di Mike Bongiorno Sabina Ciuffini, modello ante litteram – e ancora esempio di bon ton – di tutte le successive degenerazioni del soubrettismo.
 

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Fabio Fazio a cui, nonostante la deprecabile aria finto-dimessa, va riconosciuto un indubbio talento come autore, ricrea sul palco dell'Ariston quelle atmosfere, che già la stessa Raiuno promuove da tempo con show del sabato sera come I migliori anni.

 

Sfilano allora brani storici reinterpretati dai nuovi big. Big che poi non sono tali – molti giovani, cantanti di nicchia o interpreti che nonostante calchino quel palco tutti gli anni restano incolori – rendendo ancor più forte l'ondata nostalgia verso un divismo che appare irraggiungibile al confronto con le nuove leve.

La scelta delle canzoni è in linea con l'impronta più radical data dall'anchorman di Che tempo che fa: nessuna 'vita spericolata' a ricordare quanto Sanremo sia sempre stato poco in linea con il sentire del pubblico reale, ma semmai omaggi ad autori complessi come Sergio Endrigo – la cui Canzone per te viene riletta dal menestrello Cristicchi –  e Luigi Tenco, con Marco Mengoni tanto emozionato da schiumare e costringere la regia a spostarsi sui coristi durante la performance di Ciao amore ciao.

E ancora le due pupille de filippiane, Annalisa & Emma, che duettano su Per Elisa di Alice, con la rossa ligure capace di ricordare timbro e intenzioni della vincitrice dell'81 mentre la verace salentina tende all'over-acting.

Epperò, anche se l'antipatia per il mondo degli "amici di Maria" è istintiva c'è da dire che la precisione da catena di montaggio con cui tirano su questa produzione di divetti per il pop adolescenziale è tanto moralmente aberrante quanto efficace.

 

Dopo altre performance piuttosto incolori arrivano Elio e le Storie Tese, accompagnati dall'ironico Rocco Siffredi che in Con un bacio piccolissimo riescono a ricordare l'essenza più pura del loro rock demenziale, decisamente appannata dall'esperienza tv del frontman.

 

Ma la vetta dell'ondata nostalgica si tocca con la presenza – effettivamente fantasmatica – dei due presentatori storici del Festival. Dopo il siparietto con i "figli di", odiosi almeno quanto negli anni Ottanta (ci si augura un decreto che banni la presenza dell'inutile Rosita Celentano in tv), sono Pippo Baudo e Mike Bongiorno la vera memoria storica di un Festival e del Paese che anno dopo anno si è rimirato nel Teatro Ariston.
 

I filmati con le gaffe di Mike – che sembrano anticipare clamorosamente l'umorismo pecoreccio di Berlusconi – e il ritorno con tanto di urlo da gladiatore di un canuto Baudo esemplificano come un perfetto corollario video il discorso di Morreale: la nostalgia per un tempo in bianco e nero, per un'Italia che sembrava felice e che forse non è mai esistita, ma che ci preme ricordare così.

 

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