Spider-Man: Un nuovo universo, di Persichetti, Ramsey e Rothman

L’espansione del Marvel Cinematic Universe e l’acquisizione di personaggi sviluppati in precedenza al suo esterno ha provocato dei glitch che andavano sanati. Homecoming era il secondo reboot in pochi anni di Spider-Man ma almeno aveva risparmiato al pubblico la terza versione delle sue origini. Into the SpiderVerse si libera della questione in sospeso in un modo autoironico, affascinante ed efficace. Infatti, rivela che esistono innumerevoli variazioni di Spidey e tutte hanno vissuto un percorso di formazione analogo. E quando una di loro deve presentarsi al pubblico è ben consapevole di come tutti conoscano già la sua storia.

Il film non è esplicito, ma si fa capire chiaramente quando un Peter Parker alternativo ripercorre le sue imprese attraverso i flashback della trilogia di Sam Raimi. Quindi, tutti gli Spider-Man sono stati morsi da un ragno modificato, tutti hanno sofferto il senso di colpa e il dolore di una morte che non hanno potuto evitare, tutti hanno appreso che da un grande potere derivano grandi responsabilità. Lo schema è ripetibile in ogni medium e in ogni contesto, per merito di una struttura archetipica che ha reso la creatura di Stan Lee un mito più che un supereroe.

Nel caso dello script di Phil Lord e di Chris Miller, la situazione è quella di un film tanto audace quanto irresistibile. Il copione non ha solo portato sul grande schermo le strutture narrative del fumetto ma ha anche agevolato l’intrusione di quelle grafiche. L’idea di confondere la visione di un film con la lettura di un comicbook era già venuta ad Ang Lee. Tuttavia, l’approccio di The Incredible Hulk era ancora cinematografico e non aveva uno scopo progettuale. Gli effetti sonori delle pagine sfogliate e la divisione dell’inquadratura in vignette erano soprattutto vezzi manieristici.

Into the SpiderVerse annulla ed inverte la scala gerarchica delle influenze reciproche. Il film è sempre pronto ad adattare il suo tono alla personalità del personaggio al centro della scena. L’operazione segue la sequenza e il ritmo del fumetto, che a loro volta si sono sedimentati attraverso decenni di ammirazione verso il cinema. Così, le musiche e l’ambientazione del Queens rispettano l’anima afro-ispanica del protagonista. Eppure, il film cambia registro in modo repentino quando l’azione coinvolge Peni Parker e il suo mecha. I folli e vorticosi intermezzi in un puro stile anime convivono con i toni milleriani in bianco e nero di Spider-Man Noir. Quando la situazione lo richiede, possono girare anche verso la sfumature demenziali di Spider-Ham.

Che cosa ne è del tradizionale Peter Parker, che tutti pensavamo fosse l’unico e solo? Il nostro eroe si presenta nella veste familiare e nelle linee semplici dei disegni di Steve Ditko e di John Romita. Into the SpiderVerse arricchisce l’animazione in CGI non solo con i popup esteriori delle didascalie e delle onomatopee. Il suo lavoro di pervasione è pieno di colori che escono dai bordi e di piccoli errori che richiamano i difetti di stampa tipografica. Il livello visivo del film assomiglia molto al modello che Edgar Wright aveva provato a canonizzare con Scott Pilgrim Vs. the World.

I mezzi illimitati della Marvel e il carisma di Spider-Man dovrebbero regalare ben altra fortuna a questa amalgama di input diversi. Così, il colosso dell’entertainment rischia di far crollare un altro muro dopo la possibile candidatura di Black Panther all’Oscar per il miglior film. Into the SpiderVerse potrebbe avere molte chance di portare a casa la statuetta nella categoria riservata all’animazione. Lo straordinario lavoro di reinvenzione dell’immagine cinematografica non sarebbe stato sufficiente per ottenere un simile traguardo.

Phil Lord e Chris Miller sono riusciti a costruire dei personaggi che mantengono la loro complessità pur presentandosi con una sola battuta. La sceneggiatura gli attribuisce un linguaggio credibile e attuale, mentre la scelta delle voci originali è intonata alla diversa indole del personaggi. Hailee Steinfeld è appropriata come Spider-Gwen ma è anche riconoscibile come oggetto del desiderio dal suo pubblico di riferimento.

L’esibizione del certificato della Comics Code Authority è una simpatica forma di ironia verso l’autocontrollo imposto ai due sceneggiatori. Tuttavia, è anche il modo di dichiarare che Into the SpiderVerse vuole irrompere tra il pubblico pre-adolesceziale. Quale modo migliore di farlo se non quello di affidare il personaggio femminile ad un sogno proibito degli imberbi? Miles Morales è cresciuto nell’adorazione di Spider-Man e una volta che ha acquisito i suoi poteri deve trovare una guida. Potrebbe trovare un mentore più credibile di Peter Parker in persona?

Il loro rapporto esclusivo di allievo e maestro incarna perfettamente il sogno degli spettatori potenziali di Into the SpiderVerse. Cosa si può chiedere oltre alla fortuna di aver acquisito le capacità di Spider-Man? Forse, conoscerlo e addirittura diventarci amico. La vecchia generazione che accompagna i figli a vedere un eroe cucito su misura per loro non avrà da lamentarsi. Peter Parker è sovrappeso, disilluso e fa il suo mestiere con un certo distacco professionale. Ha dei problemi matrimoniali con Mary Jane e soffre della più tipica delle crisi di mezza età. A Phil Lord e a Chris Miller bastano pochi secondi per definirlo, farlo prendere a cuore dal pubblico e buttarlo nella mischia.

I presupposti per un nuovo franchise di successo sono innumerevoli e forse Into the SpiderVerse verrà ricordato oltre i suoi indiscutibili meriti. Probabilmente, è il primo passo della scalata della Marvel dentro il mondo dell’animazione, che finora era scampato all’invasione.

Titolo originale: Spider-Man: Into the Spider-Verse

Regia: Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman

Voci: Shameik Moore, Hailee Steinfeld, Mahershala Ali, Jake Johnson, Liev Schreiber, Lily Tomlin, Nicolas Cage

Distribuzione: Sony Pictures Entertainment

Origine: USA, 2018

Durata: 117’