Spirit – Il ribelle, di Elaine Bogan, Ennio Torresan

Benché il mustang qui si spartisca la scena con un’adolescente altrettanto ribelle e selvaggia, resta quell’epos a tratti monumentale del capostipite con una storia di formazione a noi più familiare

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


Spesso ci si chiede il perché di alcuni sequel o remake, come se la domanda possa avere forse una risposta concreta, tangibile e definitiva. L’ultimissimo caso ha riaperto nuovamente questo tipo di speculazioni che a volte allontanano lo sguardo da una lettura critica. Spirit – Il ribelle le annulla, o almeno dovrebbe. Su carta trattasi dell’adattamento cinematografico della serie animata Netflix Spirit: Avventure in libertà, da noi ancora in corso; formalmente è il sequel della prima pellicola uscita quasi vent’anni fa.

In questa nuova avventura abbiamo un punto di vista in più, quello di Lucky Prescott, che da piccola ha perso la madre, cavallerizza di Miradero, e che fa ritorno insieme alla zia nella cittadina di frontiera per ricongiungersi al padre, che non si è mai ripreso del tutto dal dolore della perdita. Qui, l’adolescente un po’ ribelle e selvaggia incontra Spirit, che viene catturato insieme al suo branco da un gruppo di mandriani intenzionati a venderli.

Il ramo d’animazione della DreamWorks ha sempre saputo come diversificare i suoi prodotti: accanto a opere più mature, tra cui anche Il principe d’Egitto, si trovano parodie fiabesche o storie che cavalcano l’onda del botteghino a ritmo di gag, canzoni pop e lemuri danzanti. In questo il prolifico studio si è mostrato negli anni coerente, non andando a stravolgere concept ormai considerati classici. Anche su un livello estetico e stilistico si è portata avanti una ricerca che si può definire sperimentale – dalla tecnica della stop-motion per Galline in fuga a un mix di animazione tradizionale in 2D e in 3D per il primo Spirit. Quest’ultima pellicola, realizzata interamente in 3D, presenta una crescita notevole in termini di dettaglio (il manto dei cavalli o i capelli degli umani) e di movimenti – si apprezza lo studio improntato a un realismo e a una fluidità; convince sempre meno la resa degli esseri umani che sembra aver trovato un suo standard troppo omologato e discordante dal resto. È il paesaggio però a rappresentare uno stacco deciso con queste forme stilizzate ma non cartoonesche (come vediamo in Mucche alla riscossa ad esempio) che ben si adattano all’ambientazione western – quelle nuvole che dipingono il cielo e che appartengono all’immaginario mimetico di Ford.

Rispetto al capostipite, lo sguardo si sposta su un mondo più familiare, cioè quello della crescita, del rapporto figli-genitori, dell’amicizia e del restare fedeli al proprio io e alle proprie origini. Se da una parte ci aspettava un affondo emotivo nella cultura e nelle tradizioni locali sulla scia di Coco, dall’altra la scelta di virare quasi unicamente su un epos a tratti monumentale – la sequenza dell’inseguimento al treno con una musica di sottofondo maestosa – è vincente. E Spirit, che qui perde la sua voce da narratore, resta sempre un “soldato che non sarà mai schiavo, un guerriero che combatte per la vita, per la libertà”, come cantava Fornaciari.

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Titolo originale: Spirit Untamed
Regia: Elaine Bogan, Ennio Torresan
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 87′
Origine: USA, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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