"Sta per piovere", di Haider Rashid


Il nostro paese fatica maledettamente a riconoscersi una realtà multiculturale. È proprio nei valori e le abitudini che un tempo contraddistinguevano l'Italia che Rashid riesce a far breccia. Con feroce polemica (e talvolta ingenuo sadismo) sparge sale su ferite pulsanti. Il risultato è potente, non può essere altrimenti. Soprattutto l'amore padre/figlio che è il vero asse portante del film

La legge italiana considera, giustamente, italiano chi nasce in Italia da genitori italiani.
Le legge italiana non considera, ingiustamente, italiano chi nasce in Italia da genitori extracomunitari.
Il nostro paese fatica maledettamente a riconoscersi una realtà multiculturale. Questo nonostante i più di cinque milioni di stranieri che ci vivono, nonostante sia sempre più comune sentire un ragazzo di colore parlare l'italiano fluentemente.
Sta per piovere, terzo film del regista toscano/iracheno Haider Rashid, affronta questi temi. Said, ventiseienne nato a Firenze da genitori algerini, è il suo sguardo puntato su quest'anomalia del sistema. La crisi ha tolto il lavoro al padre (vedovo), condannando la famiglia al ritorno in patria. Un nazione che Said non ha mai conosciuto e in cui non si identifica.
Oggigiorno assistiamo ad un paradosso. Chi vive qui da generazioni è ormai arrivato alla saturazione, non accetta di riconoscersi in una nazione governata senza criterio in cui funziona tutto sempre meno. Gli italiani scappano dall'Italia.
L'altra faccia della medaglia è rappresentata da coloro che, nonostante gli evidenti disagi, vedono ancora nel Bel Paese un'oasi di felicità. Un sogno e una speranza da coltivare, un rifugio a cui appigliarsi.
È proprio nei valori e le abitudini che un tempo contraddistinguevano l'Italia che Rashid riesce a far breccia. Con feroce polemica (e talvolta ingenuo sadismo) sparge sale su ferite pulsanti. Ricordandoci ciò che abbiamo, se non dimenticato, messo comprensibilmente in secondo piano.
Il rituale secolare di riunirsi a vedere la nazionale di calcio, sempre più popolata da oriundi, che gode agli Europei delle magie di un ragazzo palermitano, figlio di genitori ghanesi.  Mario Barwuah Balotelli. Cantare l'inno con i brividi lungo la schiena, in afose serate di mezza estate.
Il valore della famiglia, unico vero affetto da cui non poter prescindere. Nel focolare domestico, attorno ad una tavola imbandita.
Lo sguardo è forse un po' perso ma tenace. Evidenzia falle sin troppe lapalissiane. Si scaglia con ferocia sul vero cancro dell'Italia, la goffa e inadeguata burocrazia. Il male dello stato non sono i cittadini ma chi li guida. Chi dovrebbe rappresentarli ma li vessa e si prende gioco di loro con supponenza.
Il risultato è potente, non può essere altrimenti. Nonostante l'acerbità di un regista che è ancora troppo innamorato dell'immagine. Passando da montaggi alternati eccessivamente frenetici a lunghe ed estenuanti sequenze fatte di primi piani, di sguardi e ridondanti gesti di tenerezza.
Non toglie meriti ad una rappresentazione efficace dei rapporti familiari, soprattutto l'amore padre/figlio che è il vero asse portante del film.

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Regia: Haider Rashid

Interpreti: Lorenzo Baglioni, Mohamed Hanifi, Francesco Grifoni, Giulia Rupi, Amir Ati
Origine: Italia, Iraq 2013?
Distribuzione: Radical Plans
Durata: 110'

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