Stella est amoureuse, di Sylvie Verheyde

Verheyde firma un film sofisticato, che non esita a problematizzare l’adolescenza, ma ne restituisce un’immagine di incredibile leggerezza. In concorso

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C’è una scena in Chiamami col tuo nome in cui Elio osserva Oliver ballare. Con desiderio e rabbia, fascinazione e frustrazione, preda di tutte quelle contraddizioni emozionali che sono tipiche degli amori giovanili. Quella stessa sospensione temporale la si ritrova anche nel nuovo film di Sylvie Verheyde, la prima volta che Stella vede André muoversi a ritmo di musica in discoteca. È un attimo e Stella s’innamora. D’altronde quanto poco ci bastava per perdere la testa da adolescenti? Uno sguardo, una mano sfiorata, un sorriso e non riuscivamo più a pensare ad altro. Per Stella amore e danza sono strettamente collegati. Lei che non riesce a parlare di sé, che non sa comunicare le sue emozioni, che si sente inadeguata perché non conosce Pollock, trova nella danza, e più in generale nella musica, il suo linguaggio d’amore. Per tre notti a settimana i club parigini diventano casa sua, laddove in quella in cui vive con la madre a malapena riesce ad avere una camera da letto. Ma i Bains Douches diventano per Stella soprattutto una scuola di vita, dove ai libri e alle nozioni di storia e letteratura si sostituiscono il linguaggio del corpo e le dinamiche sociali. Se da una parte infatti c’è l’urgenza di prepararsi per la maturità, dall’altra preme in Stella e nelle sue compagne quella curiosità che si mischia alla paura, di misurarsi con il mondo per trovare il proprio posto. Ma c’è un’esigenza ancora più forte, che va oltre le aspettative di insegnanti e genitori, ed è quel bisogno più che mai giovanile di sentirsi amati, accolti, compresi, che passa necessariamente, ma non senza timori o esitazioni, dal sesso.

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Verheyde firma il seguito di Stella, film autobiografico presentato a Venezia nel 2008 alle Giornate degli Autori, in cui raccontava la sua infanzia. Qui ritroviamo una Stella cresciuta, alle prese coi problemi di una nuova stagione esistenziale, in conflitto con una madre rassegnata che non comprende né alimenta i suoi desideri, un ambiente scolastico in cui non trova stimoli e un gruppo d’amiche in cui fatica a riflettersi. Stella est amoureuse è un film sofisticato come la sua protagonista, che Verheyde segue a vista d’occhio, di cui non perde mai un’espressione del volto o un movimento del corpo, in cui gli anni ‘80 prendono vita sotto forma di playlist eccezionali, colori saturi e luci stroboscopiche. I riferimenti ad un certo cinema francese ci sono tutti, e Stella si muove tra Pinoteau e Ozon. Non serve nemmeno mettere in scena le brutture di quel periodo. Niente droga o alcool, e anche il sesso scivola con dolcezza verso i margini dello schermo. È uno sguardo affettuoso quello di Verheyde, sincero e lucido, che non esita a problematizzare la giovinezza, ma capace di restituirne un’immagine di incredibile leggerezza, ricolma di voglia di vivere, in cui l’adolescenza di Stella è l’adolescenza di tutti.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8
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Il voto dei lettori
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