Straziami ma di baci saziami, di Dino Risi

Con una invidiabile ingegneria di scrittura Straziami ma di baci saziami (1968), per la regia di Dino Risi, rappresenta una felice contaminazione di generi che ha dato origine ad un film se non unico, almeno raro anche nel, tutto sommato, variegato, panorama del cinema italiano. Dal melodramma alla pochade, dalla commedia al dramma, il film interseca suggestioni che attraverso le forme espressive di una cultura bassa – si condivide il giudizio di chi lo associava ai modelli, oggi perduti, del fotoromanzo – intercetta immediatamente e per fortuna, il gusto popolare senza dispiacere, proprio per la sua eleganza e grazie all’ingegneria di scrittura di cui si è detto, aStraziami ma di baci saziami, 1968 chi pratica una cultura più alta. È il gusto per l’iterazione, per la sottile e fine battuta che rimanda sia alla grana più grossa immediatamente percepibile, sia a quella più fine, sapendo accontentare entrambi.
Da cult il breve monologo durante il quale Marino, Nino Manfredi, elenca al titolare del salone da barbiere i tagli che sa eseguire e quando gli si chiede: Come sfumi?, Punta forbici, Macchinetta?, Rifuggo, e poi alla domanda: Tagli tradizionali?, Lui risponde: Tiraliscio, alla oberdan, alla mascagna, all’umberta, anche mano speciale per il riporto, semplice, girato, di rinverso, una mia specialità frizione al torlo d’ovo, con chiara per bulbi deperiti e ancora alla domanda: Tagli moderni? Marino risponde: Scultura a rasoio, taglio strinato a candela, stiramento capello riccio a phon, cotonatura stile Ringo, taglio a spazzola, a pioggia, a scalare, pizzuto, a pera, ed eseguisco anche il taglio capellone, benché ormai al tramonto…ma se capita... Un piccolo capolavoro di ironia degno del migliore cinema di intrattenimento.
Straziami ma di baci saziami, RisiStraziami ma di baci saziami, d’altra parte è stato scritto oltre che da Risi anche da Age e Scarpelli e diretto dallo stesso Risi eterno autore contromano e interpretato dal mai superato maestro dell’imbranamento intelligente che è stato Nino Manfredi e dal geniale e multiforme Ugo Tognazzi, volti indimenticabili del nostro cinema.

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Marino e Marisa si incontrano casualmente ed è colpo di fulmine. Sono costretti a separarsi, perché lei vive in un paesino sperduto delle Marche. Lui, che fa il barbiere, torna a cercarla e si stabilisce nel paese. Lei è religiosissima, illibata, ma le malelingue insinuano a Marino il dubbio. Lei offesa fugge a Roma. Lui va cercarla invano. Marino lentamente si trasforma in un barbone e lei intanto ha cambiato vita.
Dino Risi è stato un regista il cui segno distintivo era una certa accentuata eccentricità rispetto al panorama dominante. Il suo anticonformismo non di maniera, ma spontaneo e naturale gli aveva fatto percepire il mutamento dei tempi in due film che restano come pietre miliari nel cinema italiano: Una vita difficile (1961) e Il sorpasso (1962). Storie, temi, personaggi e ammiccamenti anticipatori di quella sferzata di liberazione che sarebbe arrivata da li a pochi anni. Ma lui, nel 1968, in piena bagarreStraziami ma di baci saziami sociale, si prende la briga di realizzare un film del tutto controcorrente, forse addirittura inadeguato ai tempi, senza preoccuparsi di dovere rispondere ad un gusto immediatamente intellettuale, con un ritorno alle origini popolari del cinema e con l’utilizzo di una lingua che è un’altra riuscita ibridazione tra un possibile marchigiano e le inflessioni dell’alto Lazio.
Crediamo che su questo piccolo miracolo si sorregga la storia e il film che trascolora dalla farsa al melodramma con una assoluta naturalezza e in cui la vicenda d’amore diventa occasione ennesima per ridisegnare profili di personaggi che mai, se non di striscio e caso mai solo per quelli secondari che completano il paesaggio, assumono la sagoma macchiettistica. Risi accetta l’ironia e la satira, è anche impietoso con il suo Marino sprovveduto amante, ma non deride mai i suoi personaggi che conservano sempre una istintiva naturalezza che traduce perfettamente i sentimenti, ma soprattutto i tipi di una realtà provinciale italiana dell’epoca. Dall’altra parte il Straziami ma di baci saziami_1personaggio muto di Tognazzi, il sig. Umberto Cicero, antesignano di una moda italiana in crescendo (anche qui Risi e gli sceneggiatori, sembrano anticipare i tempi) in sedicesimo anticipa, a sua volta, i personaggi eccentrici di un cinema che sarebbe arrivato futuro (Il vizietto ad esempio), che lo avrebbe consacrato come uno degli attori più coraggiosi della scena italiana.
Non ci stanchiamo di ripeterlo, anche Straziami ma di baci saziami appartiene ad un cinema italiano di cui si è perso lo stampo e che oggi per restare desto ha bisogno estremo di drammi o di utilizzo senza sbocco degli stili di una cultura bassa che confina con le propaggini, ancora appena accettabili, della volgarità. Qualche segnale positivo di rilettura non possiamo negare che esista come le cronache dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia ci hanno dimostrato. Come si dice, chi cerca trova…

Regia: Dino Risi
Interpreti: Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Pamela Tiffin, Gigi ballista, Moira Orfei, Ettore Garofolo
Durata: 100’
Origine: Italia/Francia, 1968
Genere: Commedia

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