Strehler com’è la notte?, di Alessandro Turci

Un documentario che mette a nudo il più rivoluzionario tra i registi italiani del novecento, attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto.

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Tra i film del fuori concorso della 39° edizione del Torino Film Festival, troviamo un documentario dedicato al regista teatrale Giorgio Strehler. Strehler com’è la notte? ricostruisce la parabola artistica del più influente autore teatrale italiano del secolo scorso attraverso un lavoro di archivio che si alterna in modo convenzionale alle voci degli attori, delle attrici e dei suoi numerosi collaboratori che lo hanno accompagnato nel corso della sua lunga carriera. Entrando nel merito, possiamo dire che il regista Alessandro Turci ha cercato di toccare ogni aspetto di Strehler. Il documentario, infatti, non si esaurisce nell’omaggiare la sua sterminata produzione teatrale, ma sviscera ogni momento della sua vita.

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Strehler era un personaggio ingombrante che faceva sentire prepotentemente la sua presenza sul set. Come ricordano diverse sue attrici, tra cui Ornella Vanoni con cui ebbe una relazione appassionata, Strehler si relazionava in maniera piuttosto autoritaria e addirittura violenta con le maestranze presenti sul set, non risparmiando una certa scurrilità. Ma questo atteggiamento nascondeva un uomo in realtà umile e profondamente infantile.

Andando aldilà della sua vita privata, Strehler incarnava un’idea di teatro altamente rivoluzionaria che si scontrava inevitabilmente con le sue forti posizioni politiche vicine ad ambienti di sinistra. Proprio l’apertura del film rimarca questo aspetto parlando di un teatro “pre Strehler e post Strehler”. Uno scarto che dimostra tutta l’influenza del regista originario di Trieste che pensava al teatro non come uno strumento personalistico in cui una singola figura riusciva a sovrastare tutte le altre, bensì come una grande arena formata da una moltitudine priva di reali gerarchie. In altre parole, si trattava di una concezione ampiamente democratica dell’arte teatrale, una posizione che si distingueva per una forte valenza politica. Questa visione cominciò a maturare nella testa dell’autore nel momento in cui iniziò ad assistere alle esibizioni della madre solista. Una madre, peraltro, con cui ebbe un rapporto molto forte che si spingeva verso un complesso di Edipo, come ricordano le varie testimonianze. Il ruolo della madre era esattamente il contrario della funzione corale che l’arte doveva prevedere, tale per cui, verso la fine del film, si sottolinea come lo stesso Strehler pensava di aver sbagliato mestiere e che essere un direttore d’orchestra sarebbe stato per lui un ruolo più congeniale.

La centralità della politica nella sua idea di arte trova il suo vertice nell’incontro con il drammaturgo Bertolt Brecht. I due autori concordano sulla funzione sociale che deve avere il teatro, in cui la platea di spettatori e spettatrici andava coinvolta attivamente. Un approccio “socialista” che aveva il compito di mettere le persone di fronte all’importanza  della giustizia sociale.

Dal documentario che andrà in onda su Rai3, emerge una figura complessa attraversata da pressanti conflitti interiori che abbracciano sia l’uomo che l’artista.

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
5 (1 voto)
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Le Arene estive di Cinema a Roma

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