SUCKER PUNCH – Zack Snyder, Cinema Ti con Zero

Emily Browning Baby Doll Sucker Punch Zack Snyder«Dunque, d'ora in avanti Palomar guarderà le cose dal di fuori e non dal di dentro; ma questo non basta: le guarderà con uno sguardo che viene dal di fuori, non dal dentro di lui. Cerca di far subito l'esperimento: ora non è lui a guardare, ma il mondo di fuori che guarda fuori. Stabilito questo egli gira lo sguardo intorno in attesa d'una trasfigurazione generale. Macché».

La cosmicomica imbastita da Zack Snyder in Sucker Punch conferma nuovamente la disponibilità virtualmente infinita di mondo che resta ancora ad Hollywood: come nelle teorie cospirazioniste sulla Terra Cava in cui i potenti dei nostri tempi, una volta avvenuta l’Apocalisse, avrebbero già appaltato un posto incontaminato e paradisiaco in cui salvarsi all’interno dei Poli, così, una volta avvenuta la Fine del Mondo, alcuni indomiti esploratori del cinema contemporaneo si sono autorinchiusi al sicuro (spesso in Manicomi, a volte dentro un frigorifero) per continuare a raccontarne la Storia (come fortunosamente andava auspicandosi l’ultimo Terry Gilliam…). Hanno le armi, come i tarocchi di Calvino: combattere significa ostinarsi a narrare. Come una Genesi che si rinnova, questo Cinema racconta se stesso come unico mondo possibile, e non il Mondo come Cinema possibile: dalla rappresentazione del Mondo, ad una Idea di Mondo. Nell’atto di crearsi, non si può che raccontare unicamente la propria Creazione. Da questo attimo ti con zero, punto fermo rappresentato da Baby Doll danzante e immobile su se stessa, si diramano e si incrociano tutte le Storie possibili.
Come il Grande Albero di Ga’Hoole che sopravvive solo sino a quando le generazioni dei gufi continueranno a tramandarsi l’un l’altra il racconto del suo Mito, della sua leggenda (Ga’Hoole, soprattutto dopo quest’ultimo, si rivela ora in tutta la sua importanza programmatica per il percorso di Zack Snyder). E’ un film combinatorio, Sucker Punch, forse il primo vero film del Nuovo Millennio, che intuisce la durata autoconclusiva di ogni segmento (come prima di lui solo la Bigelow) e il bisogno di Sul set di Sucker Punchrenderlo potenzialmente indipendente dagli altri, in modo da poter essere fruito in tutte le combinazioni, le progressioni, i formati e le situazioni possibili – in tutti i frammenti che riusciamo ad uploadare.
Non un immaginario che si rinnova, né un immaginario che si celebra riattraversandosi come attrazione da luna park a tema, quanto la consapevolezza che l’unico orizzonte rimasto è un orizzonte, di nuovo, cavo, in studio di posa, sul quale non si vede nulla ma su cui qualunque cosa possa essere proiettata è già stata registrata, filmata, acquisita dal dispositivo del Cinema. La Storia del Cinema può essere attraversata solo trasversalmente, ponendosi in maniera obliqua in confronto all’idea di Passato, Presente, Futuro, dimensioni che in ogni inquadratura convivono nello stesso attimo (di nuovo ti con zero): ricordate l’Universo in cui finiscono Will Ferrell e compari nell’imprescindibile Land of the Lost di Brad Silberling?
Il bello è che appunto con questi strumenti si può continuare a lottare e ballare all’infinito, mescolando il mazzo dei destini incrociati. Da questo punto di vista Sucker Punch è il punto di arrivo di una parabola che si dipana dalla furibonda digressione sull’Isola del Teschio nel King Kong jacksoniano, e passa – non ci stancheremo mai di ripeterlo – dal deserto dello smarrimento del segno nella battaglia finale di Transformers 2 di Michael Bay, che erano già delle fondamenta per città invisibili.
Così Snyder realizza il suo film più vicino alla pellicola d’esordio, L’alba dei morti viventi, sia per alcune situazioni e soluzioni formali che rimandano al remake romeriano, che proprio per la concezione di avere il Cinema come unico elemento di partenza e di arrivo per sfuggire alla morte (torna alla mente quel piano sequenza con gru in Black Dahlia di De Palma, che in pochi minuti descriveva l’intero arco di un Mondo che ha necessariamente i confini di Hollywood come propri invalicabili alpha e omega), una dimostrazione d’aver assimilato per bene la lezione americana. Leggerezza. Rapidità. Esattezza. Visibilità. Molteplicità. Coerenza.
Non è un caso allora se il personaggio di cui le protagoniste hanno più paura è il fantomatico Giocatore – High Roller nella versione originale del film, che è sostanzialmente il baro da casinò: il timore più recondito di personaggi di fantasia è quello di scoprire la propria natura di fiches, pedine per le probabilità di vittoria o sconfitta nel gioco di qualcun altro (il Giocatore pretende solo delle prede vergini). Nel vertiginoso slittamento del finale Zack Snyder ci lascia con la rivelazione che se una notte d’inverno uno spettatore… avremmo potuto assistere ad un altro film, una Storia Parallela, un’altra partita, un nuovo tiro a dadi, un finale diverso. Il che è abbastanza per continuare a vivere e vedere film, a farli, ad amarli.

SUCKER PUNCH – Zack Snyder, Cinema Ti con Zero

Emily Browning Baby Doll Sucker Punch Zack Snyder«Dunque, d'ora in avanti Palomar guarderà le cose dal di fuori e non dal di dentro; ma questo non basta: le guarderà con uno sguardo che viene dal di fuori, non dal dentro di lui. Cerca di far subito l'esperimento: ora non è lui a guardare, ma il mondo di fuori che guarda fuori. Stabilito questo egli gira lo sguardo intorno in attesa d'una trasfigurazione generale. Macché».

La cosmicomica imbastita da Zack Snyder in Sucker Punch conferma nuovamente la disponibilità virtualmente infinita di mondo che resta ancora ad Hollywood: come nelle teorie cospirazioniste sulla Terra Cava in cui i potenti dei nostri tempi, una volta avvenuta l’Apocalisse, avrebbero già appaltato un posto incontaminato e paradisiaco in cui salvarsi all’interno dei Poli, così, una volta avvenuta la Fine del Mondo, alcuni indomiti esploratori del cinema contemporaneo si sono autorinchiusi al sicuro (spesso in Manicomi, a volte dentro un frigorifero) per continuare a raccontarne la Storia (come fortunosamente andava auspicandosi l’ultimo Terry Gilliam…). Hanno le armi, come i tarocchi di Calvino: combattere significa ostinarsi a narrare. Come una Genesi che si rinnova, questo Cinema racconta se stesso come unico mondo possibile, e non il Mondo come Cinema possibile: dalla rappresentazione del Mondo, ad una Idea di Mondo. Nell’atto di crearsi, non si può che raccontare unicamente la propria Creazione. Da questo attimo ti con zero, punto fermo rappresentato da Baby Doll danzante e immobile su se stessa, si diramano e si incrociano tutte le Storie possibili.
Come il Grande Albero di Ga’Hoole che sopravvive solo sino a quando le generazioni dei gufi continueranno a tramandarsi l’un l’altra il racconto del suo Mito, della sua leggenda (Ga’Hoole, soprattutto dopo quest’ultimo, si rivela ora in tutta la sua importanza programmatica per il percorso di Zack Snyder). E’ un film combinatorio, Sucker Punch, forse il primo vero film del Nuovo Millennio, che intuisce la durata autoconclusiva di ogni segmento (come prima di lui solo la Bigelow) e il bisogno di Sul set di Sucker Punchrenderlo potenzialmente indipendente dagli altri, in modo da poter essere fruito in tutte le combinazioni, le progressioni, i formati e le situazioni possibili – in tutti i frammenti che riusciamo ad uploadare.
Non un immaginario che si rinnova, né un immaginario che si celebra riattraversandosi come attrazione da luna park a tema, quanto la consapevolezza che l’unico orizzonte rimasto è un orizzonte, di nuovo, cavo, in studio di posa, sul quale non si vede nulla ma su cui qualunque cosa possa essere proiettata è già stata registrata, filmata, acquisita dal dispositivo del Cinema. La Storia del Cinema può essere attraversata solo trasversalmente, ponendosi in maniera obliqua in confronto all’idea di Passato, Presente, Futuro, dimensioni che in ogni inquadratura convivono nello stesso attimo (di nuovo ti con zero): ricordate l’Universo in cui finiscono Will Ferrell e compari nell’imprescindibile Land of the Lost di Brad Silberling?
Il bello è che appunto con questi strumenti si può continuare a lottare e ballare all’infinito, mescolando il mazzo dei destini incrociati. Da questo punto di vista Sucker Punch è il punto di arrivo di una parabola che si dipana dalla furibonda digressione sull’Isola del Teschio nel King Kong jacksoniano, e passa – non ci stancheremo mai di ripeterlo – dal deserto dello smarrimento del segno nella battaglia finale di Transformers 2 di Michael Bay, che erano già delle fondamenta per città invisibili.
Così Snyder realizza il suo film più vicino alla pellicola d’esordio, L’alba dei morti viventi, sia per alcune situazioni e soluzioni formali che rimandano al remake romeriano, che proprio per la concezione di avere il Cinema come unico elemento di partenza e di arrivo per sfuggire alla morte (torna alla mente quel piano sequenza con gru in Black Dahlia di De Palma, che in pochi minuti descriveva l’intero arco di un Mondo che ha necessariamente i confini di Hollywood come propri invalicabili alpha e omega), una dimostrazione d’aver assimilato per bene la lezione americana. Leggerezza. Rapidità. Esattezza. Visibilità. Molteplicità. Coerenza.
Non è un caso allora se il personaggio di cui le protagoniste hanno più paura è il fantomatico Giocatore – High Roller nella versione originale del film, che è sostanzialmente il baro da casinò: il timore più recondito di personaggi di fantasia è quello di scoprire la propria natura di fiches, pedine per le probabilità di vittoria o sconfitta nel gioco di qualcun altro (il Giocatore pretende solo delle prede vergini). Nel vertiginoso slittamento del finale Zack Snyder ci lascia con la rivelazione che se una notte d’inverno uno spettatore… avremmo potuto assistere ad un altro film, una Storia Parallela, un’altra partita, un nuovo tiro a dadi, un finale diverso. Il che è abbastanza per continuare a vivere e vedere film, a farli, ad amarli.