Suffragette, di Sarah Gavron

Nella Londra di inizio secolo scorso, piccole grandi donne sono capaci quotidianamente di reagire all’ordine costituito, nonostante la propria umile estrazione sociale

Esistono film belli e giusti, brutti e giusti, belli e ingiusti, brutti e ingiusti e poi tante varie altre impercettibili sfumature. Suffragette, certamente, rientra nella schiera delle opere giuste, ma non totalmente tra le opere belle. Realizzato dalla quarantaseienne regista britannica, figlia di Nicky Gavron, politica e laburista, vice sindaco di Londra dal 2000 al 2008, Sarah Gavron gira documentari e film per la televisione, sempre caratterizzati da una forte carica di denuncia sociale. Stavolta ha scelto una storia importante, mai raccontata al cinema, la conquista del suffragio universale nel Regno Unito nel 1928 e la pellicola esce al cinema in occasione del 70° anniversario del primo voto delle donne in Italia, il 10 marzo 1946. Meglio di noi, la Nuova Zelanda, che concesse il diritto alle donne nel 1893, gli USA nel 1920. Ma c’è chi ha fatto peggio: le arabe votano soltanto dal 2015… ovviamente il film è giusto non solo per il tema trattato, ma anche per la corretta e impeccabile interpretazione delle sue protagoniste.

helena bonham carter e natalie press in suffragette

Ambientato nella Londra del 1912, Suffragette (primo film girato all’interno di Westminster) non racconta però della donna che cambiò la storia, l’attivista Emmeline Pankhurst, (interpretata da Meryl Streep), ma si concentra soprattutto su tutte quelle “piccole grandi donne” capaci quotidianamente di reagire all’ordine costituito, nonostante la propria umile estrazione sociale e nonostante un ambiente violento e terribilmente ostile.

meryl streep in suffragette“Noi non siamo contro la legge! Noi vogliamo fare la legge!”. È questo il grido rivoluzionario in un contesto politico e sociale corrotto, maschilista e ai limiti della legalità. Operaia di una piccola lavanderia (Carey Mulligan), al servizio per 13 ore al giorno, decide di sposare la causa “sovversiva”, intraprendendo un lungo viaggio per la conquista della parità dei diritti. Non che la regista lesini risvolti duri e drammatici alla vicenda, come gli scontri di piazza, i soprusi di tutti i giorni, ma la sensazione è di assistere, in fondo, ad una didascalica, quanto lineare ricostruzione dei fatti. Anche quando una delle attivista si fa investire dal cavallo di Re Giorgio V, per dare maggiore risalto al movimento di disobbedienza civile, resta comunque sempre il sentore di voler far emergere non tanto l’essenza delle immagini, ma piuttosto il potere delle stesse, che ci ricordano retoricamente la temibile arma della discriminazione universale, di ogni ordine e grado.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Titolo originale: id.
Regia: Sarah Gavron
Interpreti: Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Meryl Streep, Brendan Gleeson, Natalie Press, Anne-Marie Duff, Ben Whishaw
Distribuzione: Bim
Durata: 106’
Origine: Gran Bretagna 2015

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