SULMONACINEMA FILM FESTIVAL 2009 – "So che c'è un uomo". Incontro con Gianclaudio Cappai, Ugo Piva, Daniela Virgilio e Francesca Bianco

cappai so che c'è un uomo

Presentato in Concorso a Sulmonacinema, dopo un folgorante passaggio veneziano nella sezione Corto Cortissimo, So che c'è un uomo è stato accolto con entusiasmo dagli spettatori. Al termine del mediometraggio di 30', il regista Gianclaudio Cappai e gli attori del film (tra cui la Daniela Virgilio della serie tv Romanzo criminale) hanno risposto alle domande di pubblico e giornalisti

so che c'è un uomoPresentato in Concorso a Sulmonacinema, dopo un folgorante passaggio veneziano nella sezione Corto Cortissimo, So che c'è un uomo è stato accolto con entusiasmo dagli spettatori. Al termine del mediometraggio di 30', il regista Cappai e gli attori del film (tra cui la Daniela Virgilio della serie tv Romanzo criminale) hanno risposto alle domande di pubblico e giornalisti.

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Una famiglia alla deriva e chiusa nella morsa di paure e malesseri. La vicinanza eccessiva e le tensioni irrisolte che caricano l’aria di una strana elettricità… Il soggetto sembrerebbe prendere vita da una serie di letture di notizie di cronaca nera…

Cappai: Il progetto ha visto per la prima volta la luce tre anni fa, e l’intenzione era quella di riproporre una mia idea precedente ma con un budget più alto. In realtà la storia di So che c’è un uomo, lo ammetto, è un modo per esorcizzare paure autobiografiche. So che è un film strano, profondamente strano, eppure la materia trattata è così sentita che ogni elemento autobiografico profuso in regia sprigiona un forte bisogno di catarsi, se non di esorcismo. Ho avuto la fortuna di avere intorno a me e nello stesso cortometraggio degli amici (professionisti). Perché in un progetto del genere o ci credi o sarà solo un disastro.
Per poter interpretare ruoli del genere a un attore è richiesta molta concentrazione e un certo taglio. Avete provato molto? Vi siete scontrate col regista?
Virgilio: Ma è proprio qui che si vede la sua bravura, e senza dubbio è stata la prima volta che un regista è riuscito chiaramente a spiegarmi il quadro, i colori e quello che io ero chiamata a dipingere. Gianclaudio infatti sa ben descrivere il dipinto: è in grado di farti immediatamente arrivare colori, sfumature, tempi, sapori, contesto, atmosfere. Ed è stato poi bravo a fare un “copia/incolla” di tutto questo.
Bianco: Gianclaudio ci ha dato una grande libertà, ma grazie a questa indipendenza non sapevo assolutamente come sarebbe andata a finire! Ammetto però che anche – o forse proprio – per questo è stato molto, molto divertente.
Qual è il ruolo dello spettatore, se anche questo era una tua scommessa?
Cappai: Il film ha innegabilmente una sua struttura, e l’ha sempre avuta: si capisce che la storia è fin troppo dettagliata. Certo, il mio sguardo impietoso sui personaggi coglie sì la fragilità di certi rapporti, ma soprattutto le incongruenze e le ambiguità dei nessi che li tengono uniti. Questo “affare di famiglia” riserva allo spettatore non il ruolo di voyeur, bensì di ospite un po’ a disagio e non del tutto gradito. L’obiettivo della macchina da presa è in un certo senso l’occhio dello spettatore. E non mi piace la drammaturgia classica, per i miei lavori è assolutamente ridicola.
Ci dica qualcosa del lavoro fatto sul suono. Ad esempio è in presa diretta o aggiunto in fase di montaggio?
Cappai: Nei miei lavori il più delle volte i suoni delle immagini vengono prima. Devo ammettere che in questo caso siamo stati maniacali, spesso registravamo tutto a vuoto, anche sul fuoricampo. Non abbiamo cambiato una virgola della sceneggiatura, ed anche lì il suono ha contribuito. La musica invece non è melodica ma dissonante.
Ha fatto del male ai galli?
Cappai: No! Assolutamente!
Piva: Io sono animalista, non gliel’avrei permesso!
Cappai: Giravamo 10 ciak al secondo, e comunque nemmeno io l’avrei permesso. E la gallina morta era finta.
Che effetto le fa tornare da regista a Sulmonacinema? Lei fu proprio giurato…
Cappai: Mi fa molto piacere, anche perché l’altro corto l’avevo girato proprio qui in Abruzzo.
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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #7