Sundance Film Festival 2019: l’addio di Redford e i film vincitori

Si è da poco conclusa l’edizione 2019 del Sundance Film Festival, tenutosi dal 24 gennaio al 3 febbraio nello Utah, come sempre, per la precisione nelle sua location abituali di Park City, Salt Lake City e del Sundance Mountain Resort. Fondata dall’attore Robert Redford nel 1985, quest’anno la manifestazione ha visto selezionati 110 lungometraggi da 29 paesi, registrando l’esordio di 47 registi, di cui 30 in Concorso.
E proprio con l’addio del suo fondatore si è aperta quest’ultima edizione, annunciata al pubblico durante l’incontro per la giornata di apertura. Ricordando commosso quando tutto ebbe inizio, ovvero quando durante la prima serata in assoluto del festival non si presentò quasi nessuno (e le persone lo guardavano confuse, chiedendosi cosa si facesse fuori dal teatro), Redford ha ritenuto che dopo aver introdotto negli anni tante novità, ora il festival non abbia più bisogno del suo apporto, che sia il momento per lui di farsi da parte. Insieme alle parole riportateci da MyMovies.it, inoltre, ha finito per augurarsi che il Sundance possa continuare a dar voce al cinema indipendente e a sostenere la qualità e la potenza delle storie raccontate, piuttosto che il loro valore economico.

“Il lavoro dei narratori indipendenti può mettere in discussione e forse cambiare la cultura, illuminando le imperfezioni e le possibilità del nostro mondo. Il Festival di quest’anno è pieno di storie raccontate ad arte che stimolano il pensiero, portano empatia e permettono al pubblico di connettersi, in modi profondamente personali, all’esperienza umana universale.”

Tanti gli ospiti presenti al festival (come si può vedere nella gallery qui sotto), da Demi Moore a Lupita Nyong’o, fino a Jeff Goldblum e la star di Stranger Things Natalia Dryer, tanti i volti noti di Hollywood giunti nel freddo Utah per promuovere le pellicole indipendenti di cui sono protagonisti. Primo film in concorso presentato al festival è stato allora The Sunlit Night, tratto dal romanzo di Rebecca Dinerstein. L’adattamento proposto da David Wnendt vede nel cast Jenny Slate, Alex Sharp, Zach Galifianakis, David Paymer e Gillian Anderson, che sembra esser stato piuttosto apprezzato dalla critica.
Se lo scorso anno, intanto, il festival ospitò la prima importante anteprima mondiale di Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, quest’anno è toccato al produttore italianoSilvio Muraglia, partecipare con After The Wedding di Bart Freundlich. Remake del film omonimo del 2006, il drama danese diretto da Susanne Bier con protagonista Mads Mikkelsen (nominato agli Oscar come film straniero), è stato infatti presentato fuori concorso nella giornata di apertura del festival. Protagoniste, stavolta, due donne interpretate da Julianne Moore e Michelle Williams, il cui incontro a un matrimonio farà riemergere un passato segreto.
Quest’edizione del festival ha poi visto più di un film sull’11 settembre: in primis, The Report, scritto e diretto da Scott Z. Burns, ossia lo sceneggiatore dei sorderberghiani Contagion The Informant! (oltre che di The Bourne Ultimatum), con Adam Driver, Annette Bening e Jon Hamm, che affronta un’indagine ai danni della CIA e dei suoi metodi d’interrogatorio, giudicati brutali quanto inefficaci, adottati proprio dopo il tragico attentato; Official Secrets di Gavin Hood, con Keira Knightley, Matt Smith e Ralph Fiennes, invece, tratta la vera storia di un informatore britannico che ha fatto trapelare informazioni alla stampa riguardo un’operazione illegale di spionaggio ad opera dell’NSA, avente l’obiettivo di spingere il Consiglio di sicurezza dell’ONU a sanzionare l’invasione dell’Iraq del 2003.
Ma il cinema indipendente è anche l’occasione per molte star hollywoodiane di lanciarsi in progetti che li vedono come autori dei loro stessi dei film. Vedasi, per esempio, Late Night di Nisha Ganatra, scritto e interpretato da Mindy Kaling (The Office), con Emma Thompson e Amy Ryan (altra vecchia conoscenza di The Office), in cui un’ospite di talk show sospetta che possa presto perdere il suo spettacolo di vecchia data. Honey Boydiretto da Alma Har’el, vede invece alla scrittura Shia Labeouf, che condivide anche il set, come attore, con Natasha Lyonne e Maika Monroe. Nel film un piccolo attore lavora per riconciliarsi col padre, criminale e alcolizzato. Da segnalare, infine, Luce di Julius Onah, con Tim Roth, Naomi Watts e Octavia Spencer che racconta di una coppia sposata, costretta a fare i conti con la loro immagine idealizzata del loro figlio, adottato dall’Eritrea dilaniata dalla guerra, minacciata dalla scoperta allarmante nei suoi riguardi da parte di un’insegnante.

Non sono mancate, naturalmente, le controversie e le polemiche, specie per alcune discusse tematiche. Tra questi, per esempio, va menzionato Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile di Joe Berlinger, sulla vita di un noto serial killer americano, Ted Bundy, interpretato da Zac Efron, dal punto di vista della fidanzata Elizabeth (Lily Collins). Poco amato è stato invece Velvet Buzzsaw di Dan Gilroy con Jake Gyllenhaal, Rene Russo e Toni Collette. Presentato in anteprima il 27 gennaio, è stato recentemente reso  disponibile su Netflix già il 1º febbraio, guadagnandosi diverse critiche feroci da parte del web. Ma tra le opere più chiacchierate del festival c’è sicuramente il documentario Leaving Neverland di Dan Reed. Giudicato da molti “disturbante”, il film racconta le accuse di abusi sessuali di Michael Jackson. In ben quattro ore di durata vengono descritti il rapporto tra Jackson e due ragazzi, James Safechuck e Wade Robson, durante gli anni ’90, racconti dai protagonisti stessi della vicenda oggi trentenni. Diviso in due parti, la prima è incentrata sulle storie individuali di Safechuck e Robson, mentre la seconda affronta la causa legale di Jackson.

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Sono però le donne a dominare tutti e quattro i Gran Premi della Giuria, in cui era presente tra gli altri, anche il regista Damien Chazelle. A partire da Chinonye Chukwu, autrice di Clemency, prima regista donna afroamericana a vincere il premio più importante del Sundance. È la volta poi di Joanna Hogg per The Souvenir, con protagonista Tilda Swinton. Completano la lista i film a quattro mani Honeyland di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov e il documentario One Child Nation di Nanfu Wang. La predominanza femminile tra i vincitori non è da considerarsi affatto un caso, visto che le donne hanno diretto il 46% dei film in concorso, rappresentando 56 film nelle quattro categorie principali.

Di seguito tutti i vincitori del festival e il video della serata di premiazione, presentata da Marianna Palka e tenutasi alla Basin Recreation Fieldhouse di Park City.

U.S. DRAMATIC COMPETION

Grand Jury Prize: Clemency, di Chinonye Chukwu

Audience Award: Brittany Runs a Marathon, di Paul Downs Colaizzo

Directing: Joe Talbot, The Last Black Man in San Francisco

Waldo Salt Screenwriting Award: Pippa Bianco, Share

Special Jury Award for Vision and Craft: Alma Har’el, Honey Boy

Special Jury Award for Creative Collaboration: The Last Black Man in San Francisco

Special Jury Award for Breakthrough Performance: Rhianne Barreto, Share

U.S. DOCUMENTARY COMPETITION

Grand Prix Jury Prize: One Child Nation, di Nanfu Wang e Jialing Zhang

Audience Award: Knock Down in the House, di Rachel Lears

Directing: Steven Bognar e Julia Richert, American Factory

Special Jury Award for Moral Urgency: Jacqueline Olive, Always in Season

Special Jury Award for Emerging Filmmaker: Jawline, di Liza Mandelup

Special Jury Award for Cinematography: Luke Lorentzen, Midnight Family

WORLD CINEMA DRAMATIC COMPETITION

Grand Jury Prize: The Souvenir, di Joanna Hogg

Audience Award: Queen of Hearts, di May el-Toukhy

Directing Award: Lucia Garibaldi, The Sharks

Special Jury Award for Originality: Makoto Nagahisa, We Are Little Zombies

Special Jury Award for Moral Urgency: Jaqueline Oliva, Always in Season

Special Jury Award for Editing: Todd Douglas Miller, Apollo 11

Special Jury Award for Cinematography: Luke Lorentzen, Midnight family

WORLD CINEMA DOCUMENTARY COMPETITION

Grand Jury Prize: Honeyland, di Tamara Kotevska e Ljubomir Stefanov

Audience Award: Sea of Shadows, di Richard Ladkani

Directing Award: Mads Brügger, Cold Case Hammarskjöld

Special Jury Award for Impact for Change: Tamara Kotevska and Ljubomir Stefanov, Honeyland

Special Jury Award for Cinematography: Fejmi Daut and Samir Ljuma, Honeyland

PREMI COLLATERALI 

NEXT Audience Award: The Infiltrators, di Cristina Ibarra e Alex Rivera

NEXT Innovator Award: The Infiltrators, di Cristina Ibarra e Alex Rivera

Alfred P. Sloan Feature Film: The Boy Who Harnessed the Wind, di Chiwetel Ejiofor

Sundance Institute NHK: Taro Aoshima, Planet Korsakov

Sundance Institute/Amazon Studios Producers Awards: Carly Hugo & Matt Parker (Share) e Sev Ohanian (Lori Cheatle)

Sundance Open Borders Fellowship Presented by Netflix: Talal Derki (Of Fathers and Sons), Chaitanya Tamhane e Tatiana Huezo (Night on fire)

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