"Super", di James Gunn

Nell’ultimo ventennio il cinema è stato letteralmente invaso da supereroi e trasposizioni più o meno riuscite di comics e graphic novel. Il fenomeno è sempre più in crescendo, tanto che fior di registi hanno voluto sperimentare l’emozione di portare sul grande schermo eroi e storie della loro adolescenza. Tim Burton, Bryan Singer, Ang Lee, Christopher Nolan, Guillermo Del Toro, i fratelli Wachowski, Luc Besson, Robert Rodriguez, Sam Raimi, Zack Snyder, Michel Gondry sono un’impressionante lista di nomi, a testimonianza di quanto il tanto bistrattato (più qui in Italia che altrove) fumetto debba essere visto come una vera e propria forma d’arte.
Ciò che invece è assolutamente anomalo e inconsueto è assistere alla genesi di un supereroe attraverso la sceneggiatura di un film. Ci aveva già provato con buoni risultati Takashi Miike con Zebraman; ma questo Super va ben oltre le astruse e paradossali fantasie del geniale regista giapponese.
Frank è il classico uomo medio americano; lievemente sovrappeso, un lavoro poco gratificante e la fortuna di avere a fianco una moglie stupenda, di cui è follemente innamorato. Inaspettatamente però lo scenario cambia. Viene lasciato dalla donna che finisce fra le braccia di uno spacciatore di droga sadico e fuori di testa. In preda alla disperazione, colto da crisi (illuminazioni?) mistico-religiose, decide di improvvisarsi supereroe e riprendersi la coniuge.
Come la gran parte dei comics insegna, il supereroe nasce per puro egoismo. Sete di vendetta, ricerca di redenzione, senso di colpa logorante. Frank è un uomo innocuo, vuole solo avere di nuovo accanto l’amore della sua vita. Questo è il motivo per cui decide di indossare un’improbabile calzamaglia e scatenare la sua repressione nei panni di Crimson Bolt.
James Gunn, regista e sceneggiatore, pone molto l’accento sulla satira e sulla parodia. L’umorismo tremendamente scorretto, la violenza demenzialmente irrisa (le classiche parole onomatopeiche ad accompagnare i colpi durante la lotta, come nella serie televisiva di Batman del ’66). La spiccata blasfemia; Frank prende spunto da un supereroe al servizio di Dio, su un canale religioso televisivo, che indossa un costume con al centro, al posto della “S” di Superman, una croce cristiana!
Una menzione speciale al cast. Kevin Bacon villain poco super e Liv Tyler, moglie di Frank. Superlativo Rainn Winston nei panni del protagonista. Ma soprattutto Ellen Page, commessa nerd fuori di testa di un negozio di fumetti che si improvvisa spalla di Crimson Bolt; sempre sopra le righe, senza pudore, assetata di azione e (troppo) di sangue.
Ma le domande che vengono poste allo spettatore sono altre. Cosa succederebbe se una persona qualunque decidesse di diventare un supereroe, ai giorni nostri? Il solo indossare un costume accresce sì l’autostima di chi lo indossa, ma non lo mette al riparo dai pericoli, soprattutto se l’individuo in questione non è adeguatamente addestrato. E poi la questione morale. Come individuare il confine fra un’azione retta e una puramente egoista? In sostanza, come evitare di abusare del potere? Il riferimento più esplicito va probabilmente ad Alan Moore e i vigilantes di Watchmen. Più di tutti a Rorschach, simpaticamente citato.
Personaggio che pur di agire secondo i suoi criteri di giustizia, spesso infrange la legge.
Ma è inevitabile il parallelo con il riuscito Kick-Ass di Matthew Vaughn (tratto dalla serie di comics scritta da Mark Millar). Super però riesce a discostarsene, pur non raggiungendolo, proprio per l’approccio parodistico al genere.
Eppure, alla fine, la sensazione è che le risate lascino molto più il posto alla riflessione di quanto si potesse pronosticare.

Titolo originale: id.
Regia: James Gunn
Interpreti: Rainn Wilson, Ellen Page, Liv Tyler, Kevin Bacon, Gregg Henry, Michael Rooker, Andre Royo, Sean Gunn
Origine: USA, 2010
Distribuzione: M2 Pictures
Durata: 90'