Supernova, di Henry MacQueen

Un inizio da tipico road movie, paesaggi bucolici dell’Inghilterra, due star mondiali, una trama che assomiglia incredibilmente alla fatica internazionale di Paolo Virzì, Ella & John – The Leisure Seeker. Questo è quello che a vederlo sulla carta rappresenta Supernova di Henry Macqueen. Il tutto ha un non so che di già visto, eppure i due nomi sulla locandina attirano. E se è vero che non sempre un buon attore fa un buon film, per questa volta bisogna ammettere che Stanley Tucci e Colin Firth hanno fatto davvero centro: le loro impeccabili interpretazioni rendono Supernova crudo e reale, lontano dalle finzioni preconfezionate fatte ad hoc per le lacrime del pubblico, che vengono qui eventualmente scaturite proprio dalla totale verità delle performance dei due attori principali.

La trama è appunto a metà fra il road movie sulla coppia che cerca il viaggio come via di fuga dalla malattia e dalla morte ripreso dal film di Virzì (e non solo) e il film drammatico sull’approfondimento delle complicanze di alcune malattie neurodegenerative che trova un esempio nell’acclamatissimo Still Alice (dove lì era l’Alzheimer e qui è la demenza senile). Il pianista Sam (Firth) e lo scrittore Tusker (Tucci) sono una coppia decennale che decide di partire per un viaggio nei luoghi che hanno segnato la loro relazione. Il film inizia davvero in sordina su questo, lasciando che lo spettatore si abitui pian piano alle dinamiche dei due protagonisti. Con il passare dei minuti emergono tutte le problematiche che affliggono la coppia dovute alla malattia di Tusker che sta lentamente portando via all’uomo le sue facoltà mentali e la sua vita e che inevitabilmente portano dolore anche al suo compagno Sam.

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La malattia diventa il vero perno della narrazione. C’è una naturalezza tale che tutto lascia il posto al solo dolore umano di fronte al declino del proprio corpo e della propria mente, ed è questa universalità che ha ammesso di aver cercato lo stesso Macqueen, facendola vivere ad una coppia omosessuale.

In questo Supernova ricorda molto il Philadelphia di Jonathan Demme, nell’ intersecare una malattia che consuma uno dei due partner e nel mostrarne anche il rovescio della medaglia, ovvero la reazione di colui che sopravvive, che deve accettare e metabolizzare il cambiamento, la perdita, in modo diverso ma altrettanto doloroso. La morte quando si è ancora in vita, il lento e insostenibile cammino verso il declino. Ed è a questo che Tusker cerca più volte di opporsi, trovando dall’altro lato il pugno deciso di Sam che nonostante la titubante sofferenza si ostina a guardare in faccia le cose per quelle che sono e a decidere di prendersi la responsabilità di farsi carico di un Tusker che diventerà con il tempo sempre meno se stesso, fino ad arrivare a non riconoscere più proprio la persona che gli è stata a fianco per tutti quegli anni.

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Il titolo Supernova fa riferimento alle stelle che sono un po’ il leitmotiv delle conversazioni fra i due (Sam cerca a più riprese di imparare da Tusker a riconoscere le costellazioni), delle dissolvenze su cieli stellati, della bellissima discussione in cui Tusker cerca di spiegare alla giovane Charlotte come le stelle compongano anche il corpo umano causando l’incredulità della ragazzina. E se è vero che una supernova è un esplosione potentissima, che sia questa la morte, o forse, l’amore?

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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