"Suspicious River" di Lynne Stopkewich

Nel dipingere il ritratto di una donna dall'erotismo perverso, la regista canadese adotta uno sguardo distaccato che le consente di aggirare le secche dell'autocompiacimento estetizzante, approdando ad una rappresentazione "morale", non priva di eterogenee (e confuse) connotazioni spiritualistiche.

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Dopo Kissed (1996) la Stopkewich prosegue il suo percorso verso la definizione di un'ermeneutica della perversione sessuale, continuando a scandagliare gli intrecci fra istinto erotico e pulsione di morte: dalla passione necrofila, rappresentata nel suo primo film, lo sguardo si sposta sulla prostituzione esercitata come atto volontario. A causa di un trauma infantile legato alla sessualità materna, la protagonista soggiace al bisogno compulsivo di vendere il proprio corpo; l'incontro con un uomo misterioso, in grado di fare leva sul suo lato distruttivo, la condurrà alle soglie della tragedia.

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La regista (anche sceneggiatrice) tratta la materia narrata con un distacco che, pur non impedendo il coinvolgimento emotivo dello spettatore, ne limita l'identificazione acritica con la vicenda. Se è vero infatti che l'erotismo "malato" della protagonista viene descritto con uno sguardo partecipe (le sequenze iniziali, attraverso il ritmo del montaggio e l'insistenza sui dettagli, comunicano inequivocabilmente il senso di una torbida fascinazione nei confronti del sesso mercenario), d'altra parte gli atti sessuali o violenti non vengono quasi mai mostrati direttamente. Il fuori campo risulta infatti la dominante stilistica di un film dalla regia scarna ed essenziale. Il racconto procede alternando due piani narrativi che si compongono nel finale, quando un colpo di scena apre le porte alla spiegazione psicanalitica che prelude alla catarsi. La Stopkewich aggira quindi le secche dell'autocompiacimento estetizzante, approdando ad una rappresentazione "morale", non priva di connotazioni spiritualistiche, che spaziano, con estrema disinvoltura, dall'immaginario New Age (a difendere la protagonista dai suoi aguzzini è lo spettro di se stessa bambina) all'iconografia cristiana (la donna approda alla salvezza attraversando un fiume, con evidente richiamo alla simbologia battesimale, a suggellare l'inizio di una nuova vita per chi, attraverso un autodistruttivo calvario, è riuscito a riportare alla luce il proprio "rimosso"). Tale estemporaneo sovrapporsi di diversi accenni evocativi, più che in una sintesi coerente, rischia però di tradursi in una sorta di patchwork sincretistico, il quale, rivelando una scarsa chiarezza d'ispirazione, non può che lasciare disorientati. 


 

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Titolo originale: Suspicious River
Regia: Lynne Stopkewich
Sceneggiatura: Lynne Stopkewich, da un romanzo di Laura Kasischke
Fotografia: Gregory Middleton
Montaggio: Allan Lee
Musica: Don MacDonald
Scenografia: Don Macaulay
Costumi: Sheila White
Interpreti: Molly Parker (Leila Murray), Callum Keith Rennie (Gary Jensen), Mary Kate Welsh (bambina), Joel Bissonnette (Rick Schmidt), Deanna Milligan (Millie), Sarah-Jane Redmond (Bonnie, la madre), Norman Armour (Jack, il padre), Byron Lucas (zio Andy), Paul Jarrett (Rob), Ingrid Tesch (moglie di Gary)
Produzione: Okulitch-Pederson Company, Suspicious Films
Distribuzione: Key Films
Durata: 92'
Origine: Canada, 2000


 

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