S.Y.N.A.P.S.E.- Pericolo in rete

Il regista Peter Hewitt, esordiente nel ’97 con Sliding Doors, film campione d’incassi con S.Y.N.A.P.S.E.- Pericolo in rete, realizza un thriller ambientato nel mondo della new economy. Il protagonista Milo (Ryan Philippe, Scherzi del cuore, Cruel Intentions), ideatore di una rivoluzionaria tecnologia digitale, viene ingaggiato da una grossa multinazionale, che recluta i migliori esperti del settore. L’universo con il quale entra in contatto, è un universo a sé che si autoregolamenta, un microcosmo, in cui i giovani, in cambio di un fittizio benessere, diventano vittime di un sistema subdolo e coercitivo. Gli spazi interni dell’edificio sono pieni di cunicoli e sotterranei, gli uffici sono strutturati come vere e proprie caverne. Un’architettura primitiva in contrasto con le avanzate tecnologie dei computer. La luce fievole dell’ufficio, l’atmosfera livida dominante, rinviano ad una dimensione occludente, all’alienazione e all’emarginazione da una realtà esterna, mostrata attraverso spazi aperti, illuminati dal sole. Gli oggetti presenti nella caverna-ufficio, tra cui strutture in plastica che ricordano costruzioni infantili, tavole da surf, rimandano rispettivamente ad un immaginario ludico, ad un tempo libero, che i giovani possono guardare, quindi desiderare, ma non vivere, costretti continuamente a concentrarsi sul lavoro. La multinazionale, in particolare, non rappresenta solamente un luogo di lavoro, ma l’unico e privilegiato Luogo dell’esistere. E’ qui che tutto ha inizio e tutto si esaurisce. Si tratta di una struttura sapientemente preordinata dove i superori hanno rapporti protettivi-paternalistici con i loro sottoposti che mirano a sostituire ed inglobare anche la rete di affetti familiari e sentimentali, eliminando sempre di più interferenze dall’Esterno, e convogliando le energie verso l’Interno dell’impresa. Milo, è l’unico tra i suoi colleghi, a non aver confuso e sovrapposto le due dimensioni, quella della Vita e quella del Lavoro. Solo mantenendo un contatto lucido con la realtà riuscirà a smascherare le connivenze, la logica mistificatoria, la corruzione, che animano i progetti del guru dell’economia Gary Winston (Tim Robbins) e dei suoi soci, fondatori della multinazionale. Dietro il thriller, trapela una evidente, quanto ovvia, denuncia rivolta ai pericoli di una indiscriminata e arbitraria corsa per la conquista del potere, ma anche ai rischi dell’alienazione e dell’uniformazione scatenati da un sistema di lavoro alterato nei suoi equilibri, con un esplicito rinvio a personaggi reali dell’economia, dietro la figura di Gary Winston (Tim Robbins) si insinua quella di Bill Gates. Non mancano colpi di scena e suspense, anche se la tensione, sapientemente creata nel corso del film, viene vanificata nella scena finale, con una soluzione eccessivamente semplificatoria e trionfalistica.

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Titolo originale: AntiTrust
Regia: Peter Howitt
Sceneggiatura: Howard Franklin
Fotografia: John Bailey, Richard Walden
Montaggio: Zach Staenberg
Musica: Don Davis
Scenografia: Catherine Hardwicke
Costumi: Maya Mani
Interpreti: Ryan Philippe (Milo Hoffman), Tim Robbins (Gary Winston), Claire Forlani (Alice Poulsan), Rachel Leigh Cook (Lisa Calighan), Yee Jee Tso (Teddy), Douglas Mc Ferran (Bob Shrot), Richard Roundtree (Lyle Barton), Tygh Runyan (Larry Banks), Nate Dushku (Brian Bissel), Ned Bellamy (Phil Grimes)
Produzione: Nick Wechsler, Keith Addis, David Nicksay per Hyde Park Entertainment/Industry Entertainment/MGM
Distribuzione: Medusa
Durata: 102’
Origine: Usa, 2001

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