Tati attraversa le inquadrature, non le occupa, rimane fuori campo. Non fa "accadere" un mondo, come Chaplin, ma ce lo rivela democraticamente nella ricca confusione della profondità di campo.
Ritorna in sala, grazie a Ripley’s e Viggo, l’opera di Jacques Tati. I suoi film sono un vademecum che meglio di altri hanno saputo raccontare il definirsi della progressiva e spaesante modernità