Lontano dall'aderenza emotiva di alcuni capisaldi della serialità moderna, il secondo lungometraggio della regista fatica a trovare la giusta formula per raccontare il malessere giovanile.
Forse troppo drastico e sovraccarico, è al tempo stesso un ritratto veritiero e trasognato di un'esperienza traumatica. Primo film di finzione del regista.
Ispirato alla storia di Andrea Spezzacatena, suicidatosi nel 2012, non riesce a restituire la portata del dramma e resta ingolfato in una voce off che lo sovrasta.
Ispirato alla storia di Andrea Spezzacatena, suicidatosi nel 2012, non riesce a restituire la portata del dramma e resta ingolfato in una voce off che lo sovrasta. RoFF19. Alice nella Città.
L’incontro con Bellocchio porta il cinema del regista verso incantate derive fantasy/horror. Così si è improvvisamente ringiovanito nel rincorrere il tempo della memoria.
Un sequel di alto livello, visivamente potente. Un'opera che approccia la complessità del reale, espandendo la mitologia del primo capitolo e rilanciando la posta in gioco. Da oggi in sala
Una storia d’amore per un racconto di genere che eccede nel sentimentale e perde il potenziale delle atmosfere fornite dalla parte sonora e scenografica.
Un fantasy post-apocalittico piuttosto inusuale nel panorama cinematografico italiano. Ottimo il villain di Sergio Rubini e davvero sorprendente la giovanissima Sara Ciocca. Giornate degli Autori
Una storia d'amore per un racconto di genere che eccede nel sentimentale, e perde il potenziale delle atmosfere fornite dalla parte sonora e scenografica. Locarno76. Fuori concorso
Una commedia stregonesca dall'umorismo anacronistico. Con poche idee, personaggi fiacchi e un intreccio impalpabile senza un guizzo di regia e sceneggiatura.
In bilico tra cinepanettone e commedia familiare, il film annacqua la genuinità di alcuni spunti narrativi in una maldestra e fin troppo seriosa gestione dei personaggi. Su Prime Video
Una commedia atipica rispetto al panorama cinematografico italiano. Tra mostri reali ed immaginari a volte funziona mentre in altri momenti è un po' banale.
In concorso a #Venezia78, è forse lo svelamento definitivo della natura del cinema dei gemelli di Favolacce, edificio del quale è impossibile decifrare la natura delle ombre mute che lo abitano
Uno strampalato viaggio che balla tra Non ci resta che piangere, L'armata Brancaleone e la commedia sexy. L'impalcatura è troppo debole ma i protagonisti giocano e (si) divertono. Su Sky
Ozpetek torna a raccontare il quotidiano e la sua intima complessità, dopo i tentativi ambiziosi dei due film precedenti. Pur non perfetto, tra i suoi lavori più sinceri
Elio Germano nei panni di Antonio Ligabue, La Dea Fortuna di Ozpetek, Muccino e Gli anni più belli, Stallone posticipa Samaritan, il primo sequel di Avatar.
Il cinema come gioco divertito, risultato di una garbata inconsistenza dove Siani ci mette tutto l'impegno possibile. La sua semplicità è disarmante. Ma troppe battute vanno a vuoto.