Il cineasta francese si conferma teorico assoluto della materia sintetica e creatore di forme nuove con cui indaga il DNA della nuova vita delle immagini. Grande prova di Léa Seydoux
Un cinema che sa essere di genere ma che pur nel suo più ampio scenario sa guardare al gioco pericoloso che infrange le regole non scritte dell’unità indivisibile. Giornate degli Autori
Il viaggio di un padre alla ricerca di un' Arca di Noè che permetta la sopravvivenza dei suoi figli in una società completamente folle e divorata dal consumismo. E una lettera d'
Quattro studenti della New York University: Nina Ljeti, Vladimir de Fontenay, Bruce Thierry Cheung e Gabrielle Demeestere, come registi; e un mentore speciale: James Franco. Tutto sul progetto Palo A
Il regista francese Bertrand Bonello come attore d'eccezione, protagonista di un "ritratto bugiardo" tra verità e finzione, un racconto immaginario cucito a filo doppio con
Nel suo ultimo film, Stephen Dwoskin si sofferma sull'età feroce. Malgrado la sua serena dolcezza, Age is... non offre una formula consolatoria. Non c'è traccia di connive
E'uno dei protagonisti della sezione ONDE al 30°Torino Film Festival: il cinema di Stephen Dwoskin, grande artista, filmmaker avantgarde e pittore scomparso a giugno, incarnato dal suo ultimo
Gouffre è il termine francese per sinkhole, a indicare le enormi voragini che si aprono all'improvviso nel terreno per svariati motivi e in territori dove coestistono diverse condizioni geo
La Francia con (tra gli altri) Leos Carax, Bertrand Bonello, Antoine Barraud, Vincent Lindon/Stéphane Brizé, Quentin Dupieux; il Giappone con l'omaggio a Naomi Kawase (più un
Tre inediti di Pierre Clémenti sonorizzati dal vivo : La Deuxième femme, Souvenir Souvenir… e Positano, immagini di abbagliante bellezza in 16mm girate e montate tra il 1967 e il
Tra i corti e mediometraggi di ONDE, sezione sperimentale e di ricerca curata da Massimo Causo per il Torino Film Festival, giunto alla 28°edizione, ritroviamo Antoine Barraud che oggi ritrae il
Piccolo grande miracolo a budget e script esiguo, con sorprendente libertà formale – Barraud reinventa l’impasto audiovisivo del digitale come continuo confondersi di segni e framme