Tarzan 3D, di Reinhard Klooss

Tarzan 3DUna nuova versione della celebre storia di Edgar Rice Burroughs trova vita in questi nuovi anni segnati da una tecnologia sempre più sofisticata ma anche da nuovi modelli e messaggi educativi.

La vicenda è ben nota: la famiglia di “Tarzan” – ragazzo con la pelliccia – muore dopo aver potuto ammirare il mitico meteorite abbattutosi 70 milioni di anni prima su quel suolo determinando una grande catastrofe che a lungo termine ha avuto modo di covare un grande potenziale energetico ed economico. Tarzan cresce allevato dalle scimmie fino al giorno in cui, avventurandosi un po’ oltre i soliti confini, viene in contatto con un gruppo di uomini: una famiglia in vacanza, un ricercatore che ne fa da guida e la sua bella figlia Jane del quale il giovane si innamora perdutamente al punto di attenderla per anni – per poi ritrovarla in una faticosa avventura.

Il film, come il recente cugino A spasso con i dinosauri 3D, è stato girato con la tecnica del motion capture e quindi interpretato da attori veri. Il lavoro è stato estremamente lungo: in un anno sono stati disegnati circa 5000 storyboard ultimando anche il montaggio sonoro. A quel punto la fase delle riprese in motion capture che ha richiesto tre mesi di lavoro. Contemporaneamente è stata filmata la sceneggiatura con gli attori e le controfigure su sfondi astratti che corrispondevano ai set in 3D usando 70 telecamere a raggi infrarossi. Nei restanti 12 mesi una troupe composta da 50 persone ha trasferito i movimenti registrati degli attori sui personaggi 3D. Solo dopo questa fase è iniziato il processo d’animazione vero e proprio con 120 professionisti tra animatori, tecnici delle luci e tanti altri.

Tarzan 3D JaneE tuttavia, questo estremo dispendio di risorse non è sfociato, come invece avrebbe potuto, in un’apoteosi visiva, in uno sfruttamento autentico delle potenzialità del 3D e dell’animazione in generale: nonostante ci siano alcune (limitate rispetto al totale) panoramiche mozzafiato, la maggior parte delle inquadrature del film seguono il corpo di Tarzan senza lasciar respiro alle ambientazioni che, come risultato, sono soffocate e non hanno lo spazio che invece meriterebbero.

Inoltre l’intento di mostrare dei corpi verosimili ha finito per dare vita a delle forme inspiegabilmente “sensuali” (in modo particolare quelle di Jane/Spencer Locke) che mirano a degli stimoli in qualche modo immotivati nei confronti del target a cui il film è rivolto – cioè un pubblico di men che ragazzi.

Il regista ha scelto di dilungarsi sull’infanzia del giovane e sul suo rapporto con le scimmie, con l’obiettivo però di “evitare una rappresentazione caricaturale”, come da lui stesso dichiarato – caricatura che purtroppo c’è: scene di pathos grottesco accompagnano gli abbracci mugolanti tra il ragazzo selvaggio e la pelosa “mamma”.

Se da un lato, il film cerca di rispettare l’intreccio, le regole e in generale la costruzione classica del racconto d’animazione, dall’altro quest’intento viene inevitabilmente snaturato dal fine di osannare i corpi a discapito di tutto il resto, determinando delle brusche frenate o accelerazioni nella narrazione. In definitiva, rifare i classici può rivelarsi molto pericoloso, con la conseguenza di risultare non necessario, perfino inutile.

 

 

Titolo originale: Tarzan

Interpreti:  Kellan Lutz, Spencer Locke, Anton Zetterholm, Les Bubb, Mark Deklin

Origine: Germania 2013

Distribuzione: Medusa

Durata: 95'