"Tata Matilda e il grande botto", di Susanna White

tata matilda e il grande bottoCinque lezioni da impartire, come nel primo capitolo delle avventure della mirabolante Tata Matilda. Ma rispetto al film di Kirk Jones, i precetti da insegnare all’esercito di piccole pesti diventano una faccenda molto più seria. La governante dall’inconfondibile silhouette interpretata da Emma Thompson, ancora una volta autrice della sceneggiatura tratta dai libri di Christianna Brand, non si ferma ad una “semplice” questione di etichetta (in verità i protagonisti, grandi e piccini, di Nanny McPhee – Tata Matilda imparano molto di più: a lottare per mantenere unita una cosa tanto complicata come la famiglia). In Tata Matilda e il grande botto, il nome della tata viene invocato a gran voce da una cassettiera piena di melassa e da uno scatenato coro di barattoli perchè, mentre il loro papà è lontano, in guerra, e la loro mamma riesce a stento a mantenere la fattoria di famiglia, i tre bambini Green e i due loro supponenti cugini di città hanno un gran bisogno di capire che la forza nasce dalla condivisione e dalla collaborazione, e di imparare ad esser coraggiosi e ad aver fede. A fare da motore alla vicenda è, dunque, di nuovo un’assenza, quella padre, e tutta la precarietà e la paura che essa genera e che si legge nello sguardo magnificamente caparbio e dolcemente spaesato di “mamma” Maggie Gyllenhaal. Non solo un vuoto materiale che mette a repentaglio la riuscita del raccolto, senza contare poi gli scherzi dello zio Phil. Ma un vuoto che ogni personaggio si porta nel cuore, mentre cerca di sottrarsi allo smarrimento ingaggiando una guerra intestina tra cugini o disseminando le pareti di ricordi, come fossero magici amuleti capaci colmare la distanza. Se con la prima dose di lezioni, Tata Matilda e il grande botto sembra ricalcare il suo precedessore (i monelli non controllano più le azioni dei loro corpi), la White sterza invece da tutt’altra parte. Oltre alla trovata decisamente riuscita, con una esilarante Maggie Smith, di raccontare i vecchi come fossero bambini e oltre al salto temporale, con l’abbandono dei coloratissmi scenari vittoriani per i toni morbidi e densi di un’Inghilterra rurale anni ’40 (anche se è il tempo della fantasia a permeare il film), Tata Matilda e il grande botto relega in secondo piano il personaggio della Thompson, disperdendo in tal modo il fascino misterioso della tata. Ma soprattutto rinuncia ad uno degli ingredienti più riusciti del suo predecessore. Fatta eccezione per l’accattivante deriva noir della storia di zio Phil, braccato da due temibili sicarie pronte a espiantargli i reni, la liberà di movimento che attraversa e materializza le dinamiche interiori e famigliari di Nanny McPhee – Tata Matilda cede il passo al tentativo di dare maggior risalto all’elemento fantastico-spettacolare. Pur divertendo in alcune scene, come nel caso dei maialini campioni di nuoto sincronizzato o del gigantesco rutto finale emesso dalla taccola che accompagna Tata Matilda, il signor Edelweiss (un omaggio a Tutti insieme appassionatamente?), il film appare imbrigliato in un percorso prevedibile e ripetitivo, dove la danza che grandi e bambini ingaggiano con i fantasmi che abitano il loro cuore non riesce veramente a plasmare la materia che i personaggi attraversano. Susanna White sembra non aver fatto sua la lezione che per riuscire a vedere il lato meraviglioso delle cose non è necessario andare tanto lontano.
 
 
 
Titolo originale: Nanny McPhee and the big bang
Regia: Susanna White
Interpreti: Emma Thompson, Maggie Gyllenhaal, Rhys Ifans, Maggie Smith, Ralph Finnes, Ewan McGregor, Nonso Anozie, Daniel Mays, Bill Bailey, Asa Butterfield
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 109’
Origine: UK, 2010