Te piace ‘o presepio? Martone, De Angelis e Rubini su De Filippo e Scarpetta

La prossima sarà la stagione, al cinema e in tv, del ritorno di Eduardo De Filippo e di Eduardo Scarpetta con tre nuovi titoli, ora in produzione, che parlano della loro vita e del loro teatro

A quanto pare la prossima sarà la stagione cinematografico-televisiva del teatro napoletano. In produzione ci sono ben tre film sul binomio Scarpetta – De Filippo, a partire da I fratelli De Filippo di Sergio Rubini, che parla di Peppino, Eduardo e Titina, figli dello “zio” Eduardo Scarpetta che alla sua morte lascerà tutto solo ai figli legittimi, lasciando ai tre illegittimi solo un’eredità di stampo artistica.

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Introdotti già da bambini nel teatro, i tre cercheranno di trovare un riscatto alla dolorosa storia familiare tramite la formazione di quel famoso trio che sconvolgerà e rivoluzionerà per sempre il mondo dello spettacolo italiano e internazionale.

Annunciato già da tempo anche Qui rido io di Mario Martone, di cui le riprese, iniziate lo scorso gennaio, sono state interrotte a causa del Coronavirus.
Si hanno poche notizie del nuovo film di Martone che ritorna ancora una volta sul teatro.
Nel ruolo del protagonista ci sarà Toni Servillo che ha iniziato la sua carriera cinematografica proprio con Martone, e che questa volta si ritroverà, dopo aver interpretato già altre opere di De Filippo, a vestire i panni del padre Eduardo Scarpetta, autore di Miseria e Nobiltà e del ciclo di Felice Sciosciammocca.

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Ritroviamo poi Sergio Castellitto nel nuovo adattamento per la tv di Natale in casa Cupiello firmato Edoardo De Angelis e Massimo Gaudioso, nel celebre ruolo di Lucariello.
Un progetto che a quanto dice il produttore Roberto Sessa tenderà ad allargarsi per regalare nuovamente al pubblico, nell’anniversario dei 120 anni di De Filippo, i grandi classici del drammaturgo napoletano.

Questa re-infiltrazione teatrale è stata per certi aspetti preannunciata dall’operazione di modernizzazione del teatro di De Filippo intentata proprio dall’ultimo film di Martone.

Il sindaco del Rione Sanità è un aggiornamento dell’originale commedia in tre atti, fatto di musica hip hop ed esplorazioni sul cinema e la serialità crime all’italiana tramite un microcosmo, come quello della villa di Barracano, che diventa mise en abyme di stampo teatrale della situazione sociale e culturale che stiamo vivendo in questi anni. Tra Giovannesi, Saviano e Sollima, l’Antonio Barracano di Martone diventa un martire. Un santo dai metodi burberi e malavitosi che s’accolla i problemi dei peccatori che vanno da lui in cerca di consiglio.

Uccidere durante l’ultima cena il proprio agnello sacrificale per liberare dai peccati, diffondere il verbo e far resuscitare il teatro in un cinema che cerca sempre di più nuove modalità di racconto. I segni, quindi, di ognuno di questi linguaggi, che lo stesso regista tiene a ricordare come siano nettamente differenti tra di loro, passano secondo un ragionamento associativo tipicamente postmoderno.

In una continua e perpetua lotta tra tutte le arti, mentre negli Stati Uniti tramite i visori di Ready Player One sono tornati gli anni ’80, i film di genere con protagonista Keanu Reeves e gli horror da cassetta della Blumhouse, in Italia siamo tornati verso le nostre più profonde radici culturali.
Verso quella tragedia greca che il pubblico ascoltava per comprendere i problemi della società del tempo. Verso quel teatro, che come la Napoli di Martone e De Angelis, senza tempo cambia rimanendo immutabile.

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