Telefilm Festival 2011 – "Falling Skies"

C’è tanta attesa, tante aspettative intorno a Falling Skies. Comprensibile, il nome coinvolto è quello di Steven Spielberg. Grande budget, grande produzione. In più, qui l'autore torna a confrontarsi con uno dei suoi argomenti preferiti in assoluto: gli alieni. Anche se questo suo ennesimo figlio extraterrestre concepito si può definire illegittimo. Sì perché l’idea è sua ma la sceneggiatura (e la regia) è di Robert Rodat, firma di Salvate il soldato Ryan, uno dei due oscar alla regia del cineasta più famoso del mondo. Ma anche se Spielberg figura "solo" come produttore, la sua influenza si fa sentire pesantemente.

La puntata pilota ha inizio con la terra già in mano agli alieni. Non c’è l’angoscia di un primo approccio con i visitatori, positivo o negativo che sia, non c’è la speranza di poter stringere contatti pacifici con i “turisti". Attraverso la voce narrante di un bambino e alcuni disegni infantili che scorrono inesorabilmente entriamo subito nel meccanismo, siamo subito dentro la storia.
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Le forze militari sono state schiacciate da tempo, il nostro pianeta è spacciato. Ultimo baluardo uno sparuto manipolo di uomini coraggiosi, pronti a tutto pur di cacciare l’invasore e riprendersi ciò che gli appartiene.
Tipica situazione da film di fantascienza. L’astronave madre occupa quasi per intero il cielo, gli esseri umani devono muoversi nell’ombra e attendere il momento propizio per contrattaccare. Nell’utopia di capire come venirne a capo, come uscirne.
C’è un po’ di perplessità; la prima sensazione è quella di voler puntare su un prodotto per tutta la famiglia, non escludere nessun tipo di spettatore, affidandosi ad elementi lungamente testati; l’importanza della famiglia, buoni sentimenti dilaganti al di sopra di ogni cosa, l’orgoglio patriottico. In questo certo si avverte la presenza del burattinaio Spielberg. Approccio però un tantino superficiale che contagia anche i personaggi principali; Tom Mason (Noah Wyle) è un professore di storia, il classico uomo qualunque chiamato all’impresa eroica, per salvare se stesso, i suoi figli e l’umanità. Non si percepiscono grandi conflitti interiori, dualismi morali, difficoltà etiche e psicologiche che, già a livello di sociologia spicciola, uscirebbero fuori in situazioni di regressione ad uno stato quasi primordiale. E quel che è peggio, manca la sensazione che gli alieni siano un pericolo spaventoso da temere. Quell’angoscia e quel senso di impotenza per esempio presenti ne La guerra dei mondi, proprio nel remake di Spielberg. Un ottimo lavoro è stato sicuramente fatto nella genesi degli alieni; alcuni simil-aracnidi di dimensioni vicine a quelle di una mucca (gli skitter), altri (non meglio definiti) governano una specie di androidi armati e letali (i mech).
Certo è un giudizio approssimativo, la puntata pilota inserisce lo spettatore all’interno di un universo e ne spiega le dinamiche, il tempo per approfondire e caratterizzare meglio la storia c’è in abbondanza.
Però negli anni siamo stati abituati a rivisitazioni piuttosto riuscite sul tema alieni, non ultimo il meraviglioso Discrict 9 e il recente e riuscitissimo World Invasion. Qui il primo approccio è lo spiazzante disagio di trovarsi di fronte ad un buon prodotto di massa, senza il coraggio di mettersi in gioco apertamente e senza quel picco che ci si aspetta da una produzione di simile portata.
Ci sono altre 9 puntate per cancellare questa sensazione.
 
 
Ideatore: Robert Rodat
Interpreti: Noah Wyle, Moon Bloodgood, Drew Roy, Jessy Schram, Maxim Knight, Seychelle Gabriel, Peter Shinkoda, Mpho Koaho, Sarah Carter, Colin Cunningham, Connor Jessup, Will Patton
Numero Episodi: 10 (Serie 1)
Origine: Usa, 2011
Canale Usa: TNT
Canale Italia: Fox
Durata (episodio): 45'