Terrorizers, di Ho Wi-ding

Uno sguardo che insiste sulla prossimità senza raggiungere la vicinanza emozionale non riesce a trasformare il racconto corale di quattro personaggi (per tre coppie) nell’affresco di una generazione

Il nero dei capelli lunghi e lisci di Yu Fang sbattono sul bianco delle cuffie bianche che indossa mentre è seduta in un autobus che la trasporta per Taipei, Taiwan. Non è, però, la musica a disegnarle un sorriso accennato sul suo viso. Forse pensa a Xiao Zhang, il ragazzo con cui aveva incrociato lo sguardo al bar dove lavorava e che ha rincontrato poco prima al matrimonio di suo padre, forse a Monica, sua amica o forse qualcosa di più. Di certo, non sta pensando a Ming Liang, l’ha seguita di nascosto, guidato da quello che lui vorrebbe tanto che fosse rancore, ma che è un qualcosa di più vicino alla follia.

---------------------------------------------------------------
Torna il BLACK FRIDAY di SENTIERI SELVAGGI!

---------------------------------------------------------------

Quattro personaggi per tre coppie, al centro di Terrorizers, sesto film del cineasta malaysiano Ho Wi-ding, come nell’omonima opera di Edward Yang del 1987. Se in quest’ultimo, però, Taipei veniva ripresa dall’alto, come a voler inscrivere la condizione dei propri protagonisti in un quadro più grande, nel film in concorso alla 16esima Festa del Cinema di Roma il contesto sembra sciogliersi negli interni, nei primi piani, nelle figure umane sui quali indugia la macchina da presa. Non c’è un boom economico al quale ricondurre o ricollegare la crisi interiore che tutti i personaggi vivono, che non è più reazione a una realtà sulla quale non si ha più intangibile perché veloce: è ormai una vera stagnazione emozionale, un fango dal quale non ci si riesce a sollevare.

Ognuno dei personaggi si destreggia tra apatia e difficoltà autoinflitte, cercando di camminare verso il futuro senza mai riuscire a immaginarselo davvero, come la stessa struttura del film sembra suggerire. Terrorizers riporta tutto al presente, con un montaggio non lineare che ripercorre scene già visti seguendo punti di vista diversi. Eppure, non si ha la sensazione di star guardando il mistero di un accadimento, indecifrabile se non attraverso una visione parziale che lasci indietro qualcosa, ma un tentativo di eliminare ogni punto cieco della storia.

Il regista cerca con insistenza la prossimità ai suoi personaggi, senza mai raggiungere una vera vicinanza emotiva. Anzi, lo sguardo che vorrebbe essere partecipante e non giudicante, sembra piuttosto iscrivere tutti i personaggi alla stessa comune colpa e cause del proprio male di vivere. Terrorizers finisce quindi per vivere di momenti, di strappi affidati spesso alle interpretazioni degli attori, Moon Lee e Annie Chen nei ruoli di Yu Fan e Monica. Anche se il risultato finale è piacevole, con punte di erotismo che tengono alto il ritmo e la tensione, l’ambizione di fornire un quadro della Generazione X e della sua contemporaneità rimane insoddisfatta, limitandosi a una descrizione che, per quanto accattivante, rimane solo tale.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

Sending
Il voto dei lettori
0 (0 voti)
---------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

---------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative