#TFF34 – Le Fils de Joseph. Incontro con Eugène Green

Presentato nella sezione Onde di quest’anno, la nuova opera di Eugène Green Le Fils de Joseph racconta la vicenda del giovane Vincent, cresciuto dalla madre da sola, e deciso a conoscere a tutti i costi il padre. Si troverà davanti Oscar, cinico e potente editore parigino, ma anche un inatteso zio, Joseph, persona mite e sensibile. “Credo che la trasmissione sia molto importante. Uno dei problemi della nostra civiltà è l’interruzione della trasmissione, c’è stata un’interruzione brutale a partire dalla mia generazione. Ed è importante perché i giovani si trovano abbandonati dalla loro cultura. Non si può andare verso il futuro se non c’è nel presente un passato.”

La realtà delle cose, è un problema centrale nel cinema di Green: “nel cinema quello che mi interessa è trovare la realtà filmando, rendere visibile una realtà nascosta, anche nelle persone. Per me il cinema prende come materia bruta la realtà, che sia di una persona, un albero, una pietra, ed è realistico perché si vede la realtà. Io cerco di portare fuori la realtà spirituale nascosta dentro a quella materiale.”
Un lavoro che si traduce anche nella scelta dei protagonisti, perché, “non voglio che l’attore dia un riflesso intellettuale del suo pensiero nell’interpretazione, ma che ci sia un flusso di interiorità che venga fuori. Di modo che venendo fuori l’interiorità dell’attore, questa diventi l’interiorità del personaggio.” Un cinema introspettivo dunque, “nel senso che in ogni cosa che filmo c’è l’interiorità, anche delle cose inanimate.”

--------------------------------------------------------------------

--------------------------------------------------------------------

Anche la musica assume un valore significante nelle pellicole di Green, che la utilizza infatti “non come sottofondo sonoro per esprimere quello che lo spettatore deve sentire, ma diviene un elemento, un personaggio.” Fondamentale nell’impostazione creativa del cineasta anche l’arte pittorica, che segna la sua formazione scolastica, e che lo porta a immaginare mentalmente “quadri nel film, un po’ come un pittore. Credo che per tutti i veri cineasti il quadro sia fondamentale, è importante quelli che si sceglie di mettere dentro e quello che si mette fuori dal quadro. Il più importante è quello che si lascia fuori.