Beast, di Michael Pearce

Storia di una ragazza travagliata costretta a vivere in una comunità isolata insieme ad una famiglia particolarmente oppressiva. Se qualcosa manca sono dei veri picchi emotivi. Concorso.

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L’alito nauseante di un ambiente familiare opprimente, quella continua nota di rimprovero che ronza nelle orecchie fino a farti sentire così inadeguato da diventare un corpo estraneo, una madre invadente, la competizione sbilanciata con una sorella esemplare, il passato che torna a galla, il padre da accudire. Quanto basta per esplodere, come succede a Moll (Jessie Buckley), una ragazza ventisettenne che soffocata da una rigida etichetta nel rispetto di un ipocrita cerimoniale, lascia fuoriuscire la parte messa in ombra da un’immagine costruita su misura degli altri. Spostandosi da un disequilibrio all’altro nel tentativo di rimanere in carreggiata.

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In un viaggio non rinviabile insieme ad un compagno che ha il sapore della rivalsa beffarda, sprovvisto di buone maniere, Moll allaccia una storia con un ragazzo totalmente all’opposto dei canoni estetici e comportamentali che sarebbero richiesti, un burbero cacciatore che è anche la perfetta incarnazione del calamizzatore di pregiudizio. Talmente asciugato di regole, in rappresentazione ideale di un modello di libertà assoluto, da diventare una marionetta governata dagli impulsi alla quale aggrapparsi per appagare il senso di ribellione e condividere, attenuandolo, il senso d’imperfezione. E puntualmente resta avvinta da un condizionamento negativo, così tanto che si comincia a sospettare fosse qualcosa d’innato, una naturale predisposizione, al netto del clima insopportabile dove è cresciuta.

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Dopo un tale feroce antipasto resta poco spazio per le trame secondarie che rimangono poco approfondite, soltanto funzionali allo sviluppo del tema principale: la sinfonia tragica di un’anima interessata a cambiare il proprio destino ma che non riesce a liberarsi da questa macchia che la segue ovunque. Una fuga verso territori comunque insicuri, cinti in stato d’assedio, minacciati da ogni parte dalle voci e dai gesti dei detrattori e da un faro interiore che non riesce a smettere di lampeggiare, situazioni restituite dal regista in alcune inquadrature emblematiche, con un ricorrente accostamento alla natura come cristallo psicologico.

Se un qualcosa manca sono dei veri picchi emotivi, o una progressione maggiormente in linea con le tante note acute che portano a conclusioni eccessive. Sempre che l’intenzione di Beast non sia quella di galleggiare in un malessere da cui è impossibile fuggire, un grido inascoltato d’aiuto, un’immersione nel torbido come conseguenza di scelte deleterie, in un’isola, altra insistenza del discorso metaforico, proprio come la location principale del film (l’isola di Jersey in UK) infettata da qualcosa di inquietante e malvagio.

Titolo originale: id.
Regia: Michael Pearce
Interpreti: Jessie Buckley, Johnny Flynn, Geraldine James, Olwen Fowéré, Trystan Gravelle
Distribuzione: PFA Films
Durata: 107′
Origine: UK 2017

 

 

 

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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