#TFF36 – Happy New Year, Colin Burstead, di Ben Wheatley

Colin Burstead è un affermato uomo d’affari inglese sulla cinquantina, per capodanno decide di affittare una nobile residenza di campagna dove riunire tutta la famiglia per i festeggiamenti. Naturalmente, nelle sue intenzioni, è anche l’occasione per riaffermare il suo ruolo di guida della famiglia adesso che il padre (ormai sull’orlo della banca rotta) ed il fratello David (forse più dotato di charme e malizia, ma da tempo escluso dalle riunioni dopo aver abbandonato moglie e figli per un’altra donna), sembrano fuori gioco. David, in realtà, non dovrebbe essere presente visto che è stata invitata la sua ex moglie, ma l’invito a sorpresa fattogli dalla sorella Gini crea i primi dissidi e le prime alleanze. Altro motivo di scontro sono le richieste di denaro che Colin riceve da suo padre, proprio per un affare andato male con il fratello David. Entrambi questi confronti sono condotti da Colin con la durezza tipica dei regolamenti di conti fra maschi alfa, atteggiamento, questo, che catalizza le critiche degli altri familiari, indebolendo e non rafforzando la sua leadership. A proposito di leadership, è il caso di notare che, in questi scontri fallimentari fra maschi, l’unico personaggio che riesce ad imporre la sua volontà su tutti è proprio la madre: l’unico vero leader che esercita la sua autorità solo quando ce n’è bisogno.

Insieme a questi che sono i personaggi principali, c’è tutta una serie di personaggi di secondo piano (il servilissimo nobile decaduto che affitta l’abitazione dei suoi antenati, la ex fiamma di Colin che si improvvisa cameriera per necessità, gli immigrati tollerati ma mai realmente accolti) che servono a completare il quadro in un’Inghilterra post Brexit aggressiva e spaventata che cerca di nascondere le sue paure dietro l’ostentazione del suo glorioso passato, fingendo una ricchezza sempre al limite della banca rotta.

Il cinema di Wheatley, pur se abbandona il genere, non tralascia le sue tematiche fatte di scontri e, soprattutto, di alleanze che si formano e si rompono dietro ogni lotta, dove quelli che partono sentendosi vincenti, raramente alla fine lo sono.