#TFF37 – Frida viva la vida, di Giovanni Troilo

Asia Argento guarda in macchina. La figura di Frida Kahlo, suddivisa in sei capitoli, passa anche dalla sua voce. Non c’è solo la sua vita. C’è il legame con la sua terra, le credenze popolari, la cultura precolombiana la morte come gioco. Diretto da Giovanni Troilo, che aveva già realizzato un altro documentario sul rapporto tra la vita e l’arte con Le ninfe di Monet – Un incantesimo di acqua e luce, Frida vida la vida ripercorre le fasi più importanti di Frida Kahlo, la cui biografia è già stata portata sullo schermo da Julie Taymor nel film del 2002 interpretato da Salma Hayek. C’è l’immagine  in una sala operatoria a Città del Messico nel 1953. Alla pittrice sta per essere amputata una gamba. Nella voce off, da cui prendono forma i suoi pensieri, convivono paura e liberazione. Dalla realtà in bianco e nero, come nella ricostruzione del terribile incidente nel 1925 quando si trovava sull’autobus che si è scontrato con un bus e che l’ha costretta ad anni di riposo con il busto ingessato, all’immaginazione a colori, un mondo a parte dove sembrava camminarci. Gran parte del diocumentario gioca su questo scarto. “Ero riuscita a trasformare il dolore in un’opera d’arte”. E la sua vita diventa autorappresentazione. C’è la necessità di vedersi riflessa. Non solo la sua biografia ma proprio tutte le emozioni, gli stati d’animo, sono lì, gettati sulla tela. L’appassionata e tormentata storia d’amore con il famoso pittore e muralista messicano Diego Rivera, gli aborti, sono cicatrici che hanno segnato la sua esistenza e la sua arte. Quando giungono i documenti del divorzio realizza una delle sue opere più celebri, Le due Frida (1939). Il suo dolore fisico e il peggioramento delle sue condizioni di salute sono in Il cervo ferito (1946).

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Attraverso le ricostruzioni d’epoca, le testimonianze, il ritorno sui luoghi (il bagno con i suoi oggetti che è stato chiuso per circa 50 anni), Frida viva la vida è un lavoro esauriente nei contenuti che non oltrepassa la dimensione illustrativa. E che forse poteva approfondire maggiormente il ruolo nella sua vita di figure come André Breton e Lev Trockij. Cerca di entrare nella mente della pittrice. Le immagini di Topolino che si alternano con quelle di Buster Keaton. Ma che poi si trasforma in una lezione. Con Asia Argento che spiega le sue opere maggiori connessi alcuni dei momenti più importanti della sua vita privata. Forse c’era l’obiettivo di far riemergere, di ricreare il volto di Frida nella nostra immaginazione. Che però resta solo impresso nelle fotografie e nelle immagini. E le parole delle testimonianze rischiano invece alla lunga di diventare ripetitive.

 

Regia: Giovanni Troilo
Distribuzione: Nexo Digital
Durata: 90′
Origine: Italia, 2019

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