#TFF38 – Il federale di Luciano Salce inaugura la sezione Back To Life

Il film del 1961 di Luciano Salce, con Ugo Tognazzi è il primo dei film restaurati dell’edizione 2020 del Torino Film Festival

Luciano Salce rimane, ad oggi, una scheggia impazzita del nostro cinema. Originale sperimentatore, il cineasta si è mosso sempre a latere della commedia all’Italiana, finendo tuttavia per risultare meno popolare al grande pubblico rispetto ad altri autori coevi.

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Forse anche per questo, il Festival di Torino ha deciso di inaugurare la sezione dedicata alle pellicole restaurate Back To Life con Il federale, introdotto da un incontro che ha visto protagonisti, Sabato 21 Novembre, Emanuele Salce, Andrea Pergolari e Andrea Ravagnan di Cinema Ritrovato, che si è occupata del restauro.

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Tutto l’incontro non ha mai perso di vista lo stato d’eccezione de Il federale, una pellicola ambientata in epoca fascista che studia il rapporto tra l’ignoranza del popolo ed il potere. Ne risulta un progetto, che, come afferma Ravagnan è “un film socratico, in cui il personaggio di Tognazzi non è tanto un cattivo quanto un ottuso che il personaggio Georges Wilson prova a far rinsavire attraverso la maieutica”.

Ma la sua unicità non è solo nella scelta delle tematiche che sviluppa ma anche nel suo linguaggio peculiare. Andrea Pergolari afferma a questo proposito che “in ogni momento de Il federale si percepisce il passo diverso di Luciano Salce rispetto ai suoi contemporanei. Ciò è dovuto al suo background culturale inusuale: Salce si è infatti fatto le ossa in Brasile e sopratutto viene dal contesto teatrale.

Il federale apre il lungo periodo più sperimentale di Luciano Salce che si muoverà sempre tra alterne fortune della critica e del pubblico. Emanuele Salce ricorda però che il padre curava le delusioni attraverso l’iperattività creativa: “Per fortuna ha sempre saputo tenersi impegnato: scriveva per il teatro, per la televisione, ha collaborato anche con Ennio Morricone su alcuni brani”.

Il cinema di Salce così com’è catturato da Il federale, proteiforme e non convenzionale, risulta il perfetto contraltare della complessa e sfaccettata vita del regista, che ha visto nella settima arte proprio lo strumento fondamentale per esorcizzare anche attraverso la risata gli spigoli più irti del suo passato: “non è un caso, forse – spiega a questo proposito Emanuele Salce – “che papà nel film faccia la parte di un nazista”.

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