#TFF39 – Intervista a Pier Maria Bocchi

Dal oggi al Torino Film Festival i generi infesteranno Le Stanze di Rol: il curatore ci promette una sezione sorprendentemente vitale

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“I generi, tutti, dall’horror al noir, nei casi migliori non sono soltanto delle formule, sono anche e soprattutto espressioni di fede: la fede che più mi piace, quella che permette di dare forma a mondi altri, non omologati, capaci di sfidare le certezze». Così Pier Maria Bocchi racconta l’idea da cui è germinata la sezione Le Stanze di Rol del Torino Film Festival. Il nuovo spazio dedicato al cinema di genere già l’anno scorso ci accompagnava alla scoperta dell’ignoto visibile. Per questa 39° edizione, in presenza, ci richiede un ulteriore atto di fiducia nella forza delle immagini.

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Com’è nata l’idea della sezione? 

L’idea di Le stanze di Rol nasce nel 2020 come sacca di resistenza di genere nel cinema contemporaneo. In un festival come il TFF, dove il genere è sempre stato molto seguito, ho voluto proporre con questa sezione un luogo del mistero e dell’inspiegabile – ecco perché il nome di Rol, uno dei più celebri “perlustratori” italiani di realtà parallele – in cui trovare libertà e ricerca.

L’edizione scorsa abbiamo visto film di genere che nascondevano qualcos’altro. Quest’anno in che direzione è andata la tua ricerca?

Con la selezione 2020 ho provato a riflettere sull’uso delle immagini da parte del genere, e quanto esse siano per il genere stesso fondamentali. La selezione 2021 invece prende strade diverse, più schiette, più dirette, perché mi pare che il genere “puro” stia al momento benissimo. Nello stesso tempo però ho cercato tracce di genere in film che, almeno in superficie, di genere non sono: l’esito è stato sorprendente, segno di grande forza, perché il genere è ancora in grado di contaminare, trasformare e trasformarsi.

Sulle scelte ha influito il cambio di fruizione dall’online alla sala?

No, perché anche l’anno scorso pensai la mia sezione per il grande schermo, ma accadde quel che accadde, e tutto finì in streaming. Quest’anno, finalmente in sala, i titoli di Le stanze di Rol potranno respirare tutto l’ossigeno disponibile.

Fra i 13 film selezionati, qual è quello che hai voluto di più e perché?

Ce ne sono vari. L’americano The Strings, per esempio, che per me è il miglior horror degli ultimi 12 mesi. E poi l’hongkonghese Raging Fire, l’ultimo film di Benny Chan, terminato prima della sua morte. E ancora lo spagnolo La abuela, che arriva da un Paese, la Spagna appunto, molto fecondo nell’horror ma da almeno 20 anni qualitativamente misero e trascurabile. E ancora il sudafricano Mlungu wam – Good Madam, che riflette sulla Storia attraverso il femminile e le sue contraddizioni.

Con L’angelo dei muri di Lorenzo Bianchini, anche l’Italia è rappresentata. Come pensi che stiano i generi del nostro paese?

Difficile rispondere. Anche perché si rischia di essere anacronistici, nostalgici, romantici e ipocriti. Ci sono recenti esempi di genere, in Italia, ma non sempre mi sembrano di valore. E comunque quello di Bianchini è un film di genere molto sui generis, malinconico e privato, molto diverso rispetto a quanto di genere oggi circola qui da noi.”

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Le Arene estive di Cinema a Roma

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